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In tutta Europa flette il mercato dei suini

Ottobre 2013

È un mercato in evoluzione, quello dei suini, che abbraccia numerose nazioni europee produttrici, molte delle quali agguerrite competitrici del prodotto made in Italy: questo il tema del convegno realizzato alla Borsa merci di Modena e promosso dalla Camera di commercio.

I produttori cercano quindi di cogliere le opportunità offerte dalla domanda di carne suina da parte dei Paesi Brics (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica) e dell’Estremo Oriente.

All’incontro hanno portato il proprio contributo gli esperti delle più importanti piazze, assieme alla nostra, per quanto riguarda le contrattazioni suinicole a livello europeo quali Spagna, Germania, Francia, Olanda e Belgio.
Secondo i dati evidenziati nell’incontro, il patrimonio suinicolo europeo e nazionale è in decrescita e sulla produzione italiana pesa l’andamento negativo che da alcuni anni sta caratterizzando il mercato dei prosciutti Dop.

Tiene invece il mercato spagnolo, nonostante il calo dei consumi interni. Dopo il saluto del presidente della Camera di commercio Maurizio Torreggiani, che ha ricordato l’importanza storica della Borsa merci modenese e del distretto suinicolo per la nostra provincia, è intervenuto Gaetano Guiducci, presidente della deputazione della Borsa merci, per introdurre le tematiche all’ordine del giorno. “Dobbiamo investire nei mercati del Centro e Sud Italia – ha detto Guiducci – perché sono mercati interni ancora recettivi che spesso si servono di carne e tagli provenienti dall’estero”.

Roberto Antognarelli, componente della deputazione di Modena ed analista del settore suinicolo, ha evidenziato come “dall’esame dei dati dal 2011 ad oggi, risulti un trend di costante diminuzione del patrimonio nazionale suinicolo che sarebbe opportuno ed auspicabile arrestare, già a partire dal prossimo anno”. Sulla produzione nazionale di suini pesa fortemente l’andamento negativo che da alcuni anni sta caratterizzando il mercato dei prosciutti Dop. Secondo Antognarelli bisogna partire da questa considerazione “per ripensare la suinicoltura nazionale già a partire dal 2014: la produzione di un suino pesante o semi-pesante fuori dal circuito tutelato delle Dop comporterebbe minori costi di produzione e aprirebbe nuovi mercati per le carni”.

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