La Cia di Ravenna ha analizzato la disastrosa annata orto-frutticola

Ottobre 2014

Il settore della frutta estiva ha attraversato un periodo di crisi davvero drammatico.

Dopo un avvio di campagna caratterizzato da prezzi medio-bassi, nel corso del periodo successivo si è assistito ad un vero e proprio crollo delle quotazioni che sono scese ad un livello tale da coprire non più del 40% dei costi di produzione.
Le cause sono molteplici, molte congiunturali: la sovrapposizione delle raccolte nei diversi areali produttivi, la situazione meteo sfavorevole che non stimola il consumo di produzioni tipicamente estive (pesche e nettarine, susine, angurie) ed anche la perdurante crisi economica.

Altre ormai strutturali, come per il comparto peschicolo, dovute anche all’andamento del progressivo calo dei consumi.

La Cia di Ravenna ritiene necessario ed urgente l’attivazione delle misure straordinarie nel tentativo di mitigare gli effetti della crisi, ma ancor di più definire le azioni strategiche per il futuro in modo da intervenire sulle cause strutturali. A questo scopo la Cia di Ravenna ha dedicato una “Direzione provinciale” per affrontare questo tema alla presenza del presidente regionale Antonio Dosi nella veste di vice presidente nazionale e della responsabile nazionale del settore ortofrutta Alessandra De Santis.

La De Santis ha introdotto l’argomento ripercorrendo la grave crisi del comparto della frutta estiva, le conseguenze dell’embargo russo, le azioni politiche messe in campo da Cia e da Agrinsieme che hanno prodotto l’adozione delle misure straordinarie da parte della Ue.

Il presidente provinciale Danilo Misirocchi è partito dalla considerazione che vendere a prezzi di commodity con costi di produzione più alti degli altri Paesi produttori ci ha di fatto messi fuori mercato, pertanto il tema va affrontato nella sua complessità. Innanzi tutto ha messo in evidenza gli svantaggi competitivi di cui soffre il nostro sistema paese (gli oneri fiscali, i costi burocratici, energetici, dei mezzi tecnici, ecc.) indicandone due dove è possibile intervenire immediatamente, il costo del lavoro introducendo un salario di crisi nel rinnovo del contratto di lavoro nazionale degli operai agricoli ed armonizzare i mezzi tecnici ammessi all’interno dell’Ue.

Si è poi soffermato sugli aspetti locali ed in particolare le azioni di Agrinsieme Romagna svolte attraverso l’incontro con le strutture cooperative ed un gruppo di lavoro politico e commerciale che ha il compito di valutare nuove proposte. Tra queste sono state indicate: la differenziazione del prodotto, la valutazione di nuovi mercati, il rinnovo varietale, una evoluzione del Tor che comprenda anche la Gdo, un ruolo potenziato dell’OI ortofrutta.
Grande attenzione è stata posta sul tema della comunicazione rivolta all’esterno del settore, così come la proposta politica, che devono sempre essere coordinate tra i vari livelli dell’organizzazione. Misirocchi ha concluso sottolineando il drammatico problema della liquidità delle imprese agricole che richiede risposte straordinarie da parte delle Istituzioni attraverso sgravi fiscali e contributivi e del sistema bancario con interventi creditizi, ed a questo proposito Agrinsieme Romagna sta contattando le banche del territorio ed ha interessato “Agrifidi Uno” sul tema.

Stefano Francia, vicepresidente provinciale, ha affrontato le tematiche che andranno valorizzate nella nuova Ocm riguardanti il controllo delle produzioni, le promozioni relative a tutto il comparto ortofrutticolo italiano, i fondi mutualistici, la ricerca varietale ed il progetto della frutta nelle scuole, oggi non soddisfacente per la scarsa qualità dei prodotti offerti.

In merito all’Organismo interprofessionale, Francia ha elencato i punti di forza: valorizzazione del prodotto; regole dell’OI per la produzione, la commercializzazione ed una giusta remunerazione tra tutti gli attori della filiera. A conclusione della sua relazione ha messo in evidenza il buon lavoro svolto dal gruppo di contatto tra i Paesi europei produttori in merito al governo dell’offerta e del controllo dei prezzi ortofrutticoli, al catasto frutticolo, al mutuo riconoscimento dei prodotti fitosanitari ed infine al confronto tra regioni europee produttrici di pesche e nettarine coordinate dai Ministeri.

Molti gli interventi che si sono susseguiti e che hanno approfondito con competenza i diversi aspetti contenuti nelle relazioni. Antonio Dosi nella veste di vicepresidente nazionale ha concluso i lavori criticando il ritardo con cui la Commissione europea ha riconosciuto la grave crisi di mercato rispetto alle puntuali e tempestive richieste del mondo agricolo e mettendo in luce il lavoro positivo del gruppo di contatto Italia, Francia, Spagna e Grecia. Ha poi riassunto le richieste della Cia: concordare tra Regioni e Ministero le misure di promozione, governo dell’offerta, controllo dei prezzi e distribuzione del valore lungo la filiera, misure di sostegno per i settori in crisi (sgravi fiscali e contributivi, credito d’imposta); rivedere le normative del mercato del lavoro nell’ottica della semplificazione e maggiore flessibilità in caso di crisi di mercato; rafforzamento dell’OI attraverso la revisione normativa nazionale e comunitaria per facilitare il raggiungimento di accordi; stimolare forme di agricoltura contrattualizzata; rilevare impianti e varietà in tutti gli Stati per programmare la produzione ortofrutticola razionalizzandola anche tramite espianti concordati e rinnovi varietali.

Da ultimo Dosi ha messo in evidenza quanto sostenuto dalla Cia nell’incontro di fine agosto con il Ministro Martina: allo stato attuale il tema non è solo un problema agricolo, utilizzare lo strumento del “de minimis” e gli sgravi fiscali e contributivi nonchè altre forme di aiuti per il futuro.

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