La mosca olearia preoccupa: meno danni con la raccolta anticipata

Ottobre 2016

Giorgia Gianni

RIMINI – Il clima temperato e l’esposizione delle dolci colline dell’entroterra riminese hanno favorito l’affermarsi della coltura dell’olivo a ridosso della costa adriatica da tempi molto antichi, sin dall’età villanoviana.

E negli ultimi anni, complici le condizioni climatiche particolarmente favorevoli, la presenza dell’olivo sul territorio ha visto una costante estensione delle coltivazioni. Ma il cambiamento climatico ha portato con sé anche una diffusione sempre maggiore dei patogeni e dei parassiti che attaccano l’olivo, come la temuta mosca olearia con cui i coltivatori ingaggiano ormai ogni anno una lotta fatta di monitoraggio, prevenzione, interventi biologici e integrati. Una battaglia che costringe anche molti produttori ad anticipare la raccolta, come sottolinea Romano Nicolini, vicepresidente dell’Arpo, l’Associazione regionale tra produttori olivicoli dell’Emilia Romagna, e piccolo produttore cooperativo di olio con i suoi 180 ulivi su 5.000 mq.

“Ce la giochiamo sui tempi – afferma Nicolini -: la mosca, favorita dal clima di quest’anno, continua a riprodursi. Tutti i produttori che hanno eseguito i trattamenti hanno comunque potuto ottenere un’oliva sana e di qualità molto buona, e come quantità siamo nella media. Come Arpo abbiamo consigliato di anticipare la raccolta già a partire dal 15/20 ottobre, per limitare i danni della mosca e salvaguardare la qualità del prodotto, riducendo inoltre al minimo il tempo fra raccolta e molitura”.

La pressione del parassita è stata particolarmente elevata in questa annata, con un volo costante ed elevato degli esemplari adulti nel territorio della provincia di Rimini e un’intensa deposizione di uova, prolungatasi anche dopo l’estate. L’infestazione della mosca ne ha reso difficoltoso il contenimento, con percentuali a volte sopra la soglia di intervento anche negli oliveti trattati recentemente con larvicidi. Le aziende olivicole che hanno eseguito i trattamenti correttamente, indicati anche dai bollettini periodici di difesa dell’olivo elaborati dall’Arpo, sono comunque riuscite in generale ad ottenere un efficace controllo dello sviluppo dei parassiti.

È il caso dell’azienda agricola Roberta Frontali, che conta 5 mila piante su 12 ettari e mezzo di terreni argillosi distribuiti fra le colline di Rimini (2.500 piante secolari) e l’area di San Lorenzo a Monte (altri 2.500 ulivi fra i 15 e i 50 anni). “Ci attendiamo una buona annata – prevede la titolare -, abbiamo eseguito i trattamenti e le olive sono molte. I nostri oliveti sono tradizionali e la raccolta viene effettuata manualmente. Iniziamo la raccolta a fine ottobre, se il meteo sarà favorevole impiegheremo circa un mese. Vedremo alla fine la resa: lo scorso anno fu del 9% con una produzione di circa 12 mila litri”.
Gli olivi dell’azienda Roberta Frontali sono di varietà Correggiolo, Frantoio, Leccino, Maurino, Coratina e durante la raccolta le olive vengono selezionate per ottenere varie tipologie di olio extra vergine.
“È importantissimo sensibilizzare il pubblico ad una scelta consapevole dell’olio extra vergine. La nostra è una clientela educata al consumo dell’olio di qualità e sempre più frequentemente chiede oli monocultivar. Le olive raccolte direttamente dalla pianta e al punto giusto di maturazione vengono macinate entro due giorni, per ottenere un olio di qualità organolettica elevata”.

La sola provincia di Rimini racchiude più della metà della superficie a olivo dell’intera Emilia Romagna, con 1.624 ettari di superficie totale e 1.564 ettari in produzione secondo il Rapporto economico della Camera di commercio 2015/16. Le stime del Rapporto danno per l’olivo un valore di produzione lorda vendibile complessiva di 3.784.880 euro, pari al 5% della Plv agricola provinciale, con una resa media di 22 quintali/ha, una produzione di 34.408 quintali e un prezzo di 110 euro/q. L’oliveto tradizionale più diffuso è quello realizzato con le varietà Correggiolo, Leccino, Rossina, Selvatico e le olive prodotte vengono lavorate in una ventina di frantoi riconosciuti.

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