La raccolta dei cachi sconta le gelate primaverili - Agrimpresaonline Webzine

La raccolta dei cachi sconta le gelate primaverili

cachi albero

di Alessandra Giovannini

La campagna 2020 dei cachi, dal punto di vista della quantità, sconta gli effetti del freddo, delle gelate primaverili che hanno danneggiato gemme e piante compromettendo parte della produzione. Le stime si attestano a un -10% per il Loto di Romagna, il cachi Tipo e un -20% per il Rojo brillante. Buona, invece, la qualità dei frutti che sono cresciuti grazie all’estate calda e siccitosa.

Andrea-GrassiL’analisi, tra alti e bassi, di questa produzione tipicamente autunnale, e tradizionalmente emiliano romagnolo, è di Andrea Grassi, direttore tecnico agronomico di Apofruit, la cooperativa cesenate che associa produttori nelle principali realtà italiane a vocazione ortofrutticola. “La nostra regione e la Campania – dice Grassi –, sono ancora le maggiori produttrici a livello nazionale di questo frutto che, soprattutto per la varietà Rojo brillante, ha come unica concorrente, la Spagna”. Un frutto dalle virtù salutari e sempre gradito sulle tavole dei consumatori. “Tanto gradito – conclude Grassi – che stiamo lavorando su altre varietà. Il Maxim, con polpa soda e dolce che, dai primi raccolti, sembra aver già dato buoni risultati e poi, stiamo valutando altre tipologie del Rojo brillante, vorremmo migliorarne la pezzatura, aumentandola”.

I produttori

Massimo-BiondiMassimo Biondi ha un ettaro di terreno nella zona pedecollinare di Cesena e produce circa 300 quintali di cachi, metà Loto di Romagna e metà Rojo Brillante. “La quantità quest’anno è -40% per il Loto di Romagna e -70% per il Rojo Brillante. Il gelo primaverile, il 3 e 4 aprile il termometro segnava -3/-4 gradi, ha fatto bruciare le gemme. La qualità è stata buona e buona è stata la pezzatura ma i frutti sono stati davvero pochi. Abbiamo iniziato la raccolta del Loto di Romagna il 20 ottobre e l’abbiamo terminata il 30 ottobre. E pensare che non abbiamo avuto né la ragnatura, né la mosca e neanche la cimice”.

AlessiaCamaggiAlessia Camaggi che nel 2016, su mezzo ettaro di terreno biologico a Fabbrica, nella Valle del Santerno, ha piantato cachi Loto di Romagna, è abbastanza contenta di questa campagna 2020. Le nostre piante – dice soddisfatta -, hanno prodotto quest’anno quasi 40 quintali di frutti, l’anno scorso poco di più. La quantità non è, dunque, a pieno regime, ma non ci possiamo lamentare”. Diverso il discorso per la qualità. “Abbiamo avuto qualche problema per i cachi a Fabbrica – dice ancora Camaggi – perché, dove ha colpito la cimice, la buccia è rimasta macchiata quindi li abbiamo dovuti scartare dal conferimento in cooperativa, ma a Codrignano, a pochi chilometri di distanza, i frutti erano veramente belli e molto buoni”. Contenta di questa pianta? “Molto soddisfatta – conclude Camaggi -. Tanto che abbiamo aggiunto una fila di alberi, circa una ventina, a Borgo Tossignano. Rende, necessita di pochi trattamenti e ha pochi problemi fitosanitari, meglio sicuramente del pesco e dell’albicocco”.

Netto calo di produzione per la Spagna

Il preoccupante incremento dei parassiti dovuti alla limitazione nell’utilizzo di prodotti fitosanitari imposta dalle amministrazioni pubbliche e l’impatto del clima stanno causando una riduzione della produzione di cachi a un ritmo più elevato del previsto nella Regione di Valencia, la principale zona di produzione in Spagna per questo frutto. La maggiore concorrente dell’Italia, soprattutto per la varietà Rojo brillante, prevedeva già un calo di circa il 25-30% rispetto alla produzione dell’anno scorso, ma la grandinata di maggio che ha colpito i cachi nella fase di fioritura e di allegagione ridurrà ulteriormente i volumi. La denominazione d’origine “Kaki Ribera del Xúquer” aveva stimato una produzione di 85.000 tonnellate, ben lontana dalle 115.000 vendute l’anno passato. Complessivamente, il raccolto di cachi in Spagna dovrebbe attestarsi al di sotto delle 300.000 tonnellate contro le 400.000 tonnellate dell’anno scorso.

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