La seconda ondata di Coronavirus ha ripercussioni anche sulle persone più fragili e aumenta il numero di coloro che ritardano la cura di patologie”

L’appello di Cia e le associazioni di persone – Donne in Campo, Giovani (Agia) e pensionati (Anp) rivolto ai sindaci del territorio emiliano romagnolo

“La situazione determinata dalla seconda ondata di Coronavirus ha profonde ripercussioni sulle persone più fragili e aumenta il numero di coloro che ritardano la cura di patologie più o meno gravi, rinunciano e rimandano le visite di prevenzione, anche a causa dell’allungamento delle liste di attesa”

Lo sottolineano le Associazioni dei pensionati (Anp), dei giovani (Agia) e delle donne (Donne in Campo) di Cia – Agricoltori Italiani Emilia Romagna nel condividere la grave preoccupazione che viene dalla società civile in questa ritorno di emergenza sanitaria che colpisce il Paese. Le associazioni hanno inviato una lettera ai sindaci del territorio emiliano romagnolo in cui sottolineano che “si debba fare ogni sforzo per mantenere, anche di fronte a questa pandemia, la difesa della Legge 833/78 per una sanità gratuita e universalistica – scrivono -. Vogliamo fare un appello alla cittadinanza affinchè osservino le regole basilari per prevenire la diffusione dei contagi confidando altresì nel loro senso di responsabilità. Purtroppo – prosegue la missiva – constatiamo che non sono sufficienti gli inviti al senso civico, occorre intensificare i controlli da parte delle autorità competenti, anche applicando con rigore i provvedimenti previsti dalla legge, affinché possa essere garantita la tutela generale dei cittadini.

Chiediamo alle Istituzioni particolare attenzione per aree che riteniamo maggiormente sensibili, dove vi è una maggiore predisposizione all’affollamento: aree esterne dei luoghi di aggregazione, centri commerciali, parchi pubblici e centri sociali, nonché all’interno dei trasporti pubblici.

Riteniamo ed auspichiamo che attraverso una maggiore vigilanza sarà possibile uscire da questa pandemia al più presto – conclude la lettera – così da evitare il sovraffollamento delle strutture sanitarie – in certe parti d’Italia già in sofferenza – e salvaguardare le aziende del nostro territorio”.

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