“L’associazione deve assistere le imprese nella ricerca della competitività”

Claudio Ferri

Alberto Notari ritiene che bandi europei e colture alternative possano supportare gli agricoltori

MODENA – “La qualità è condizione indispensabile per industria e consumatore. L’agricoltore nella ricerca della qualità deve sostenere dei costi, ma a fronte di una offerta di qualità l’industria e il consumatore deve riconoscere un plus economico. Ora, purtroppo, il valore aggiunto è ad appannaggio dell’industria e non al primo anello di filiera”.

Lo afferma Alberto Notari, vice presidente di Cia Emilia Centro, che rimarca l’efficacia dei controlli nella filiera, una attività che deve far dormire sonni tranquilli ai consumatori.

Notari ritiene che sia necessario, per mantenere alti standard qualitativi, dare un supporto alle imprese nel accedere ai bandi europei: “Il new green deal che sta venendo avanti improntato su una agricoltura sostenibile – dice – determina una burocrazia spinta a carico delle imprese: in questo vanno aiutate, visti i meccanismi complessi che l’Unione a 27 impone.

Il compito della Cia è facilitare gruppi di imprese che assieme possono fare massa critica nel proporre all’estero le produzioni – osserva – perché da sole l’approccio è più difficile, oltre a sostenere costi più elevati e affrontare la complessità delle pratiche doganali, le norme sanitarie e le varie ‘barriere’ che incontrano i nostri prodotti all’estero. Quindi vanno creati i presupposti a queste imprese – prosegue – che vanno poi seguite. Vanno colte tutte le opportunità europee per affrontare al meglio il new green deal, quindi percorrere gli ‘interstizi’ europei per intercettare risorse che vengono messe in campo dall’Ue per l’agricoltura sostenibile, che ha dei costi maggiori e che non possono essere a carico solo dei produttori perché l’ambiente è di tutti”.

Inoltre Notari sostiene che vanno facilitate colture alternative perchè i mercati dell’ortofrutta sono in alcuni casi saturi e occorre diversificare: ad esempio nocciolo (la corilicoltura), visto che l’Italia è un forte importatore di nocciole per l’industria agroalimente.

Altra coltura, che come il nocciolo è perfettamente compatibile con i nostri territori, è la noce da frutto, di cui c’è forte richiesta, “ma manca ancora una filiera strutturata: anche in questo caso – conclude Notari – vanno supportate le aziende che sostengono investimenti importanti e che hanno tempi di ‘ritorno’ molto lunghi”.

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