L’inquadramento fiscale dell’allevamento di cani - Agrimpresaonline Webzine

L’inquadramento fiscale dell’allevamento di cani

Mirco Conti

L’attuale schema giuridico considera l’allevamento una tipica attività dell’impresa agricola consistente nello sviluppo o nella crescita degli animali. In questa generica classificazione possiamo certamente comprendere i cani utilizzati storicamente dall’imprenditore agricolo per la tutela del patrimonio rurale e nel campo della pastorizia. Come precisato dall’art. 2135, comma 2 del Codice Civile, non è indispensabile che nell’ambito dell’impresa agricola si svolga l’intero ciclo biologico degli animali, cioè dalla loro nascita al completo sviluppo fisico, ma è sufficiente che l’attività sia diretta alla cura di una fase necessaria del ciclo biologico tale da assicurare all’animale un apprezzabile sviluppo qualitativo e/o quantitativo.
Di conseguenza i cani allevati dopo la prima fase di allevamento nelle azienda agricole, possono essere successivamente impiegati per finalità extra agricole quali animali da affezione, all’ausilio dei portatori di handicap, alla collaborazione con le forze di Polizia e di Protezione Civile, ovvero per attività ludico-sportive.

In questo contesto più ampio si colloca la Legge n. 349/1993, che comprende nell’esercizio dell’agricoltura anche l’attività cinotecnica, vale a dire non solo l’allevamento, ma anche la selezione e l’addestramento delle razze canine, quando i redditi derivanti da detta attività risultano prevalenti rispetto a quelli di eventuali altre attività economiche non agricole svolte dall’imprenditore e purché quest’ultimo allevi almeno cinque fattrici che annualmente producono non meno di trenta cuccioli.

In ottica fiscale, l’articolo 32, comma 2, lett. b) del Tuir (Testo unico imposte sui redditi) assoggetta a tassazione nell’ambito del reddito agrario anche l’allevamento di animali esercitato dalle persone fisiche, dalle società semplici ed enti non commerciali, a patto che sia rispettato un determinato rapporto tra superficie agricola coltivata e numero degli animali allevati in grado da assicurare il soddisfacimento teorico di almeno ¼ del mangime necessario all’allevamento. Il numero di animali allevati che consente di rientrare nel regime del reddito agrario è stabilito per ciascuna specie animale da un decreto del ministro dell’Economia e delle Finanze emanato di concerto con il ministro delle Politiche agricole e forestali, in considerazione della potenzialità produttiva dei terreni e delle unità foraggere occorrenti per ciascuna specie allevata.

Con il DM 20/04/2006, emanato ai sensi dell’art. 56, comma 5 del Tuir, anche i cani sono stati inclusi tra le specie animali per cui si rende applicabile la determinazione del reddito su base catastale, e nel caso in cui siano allevati in numero eccedente rispetto alla potenzialità del terreno coltivato, si rende applicabile un metodo forfetario di determinazione del reddito, in aggiunta a quello agrario. In assenza di terreno in conduzione, il reddito viene sempre determinato in base alla differenza fra costi e ricavi.

Con riferimento all’Iva, la cessione di cani è sempre soggetta al regime ordinario, con applicazione dell’aliquota ordinaria del 22% non essendo tali animali compresi tra i prodotti agricoli elencati nella tabella A, parte prima, allegata al Dpr n. 633/1972.

Agrimpresa online - Registrazione: tribunale di Bologna n. 6773 del 2 marzo 1998 - email: agrimpresa@cia.it - tel. 0516314340
Direttore responsabile: Claudio Ferri - Presidente: Cristiano Fini - Editore: Agricoltura è vita scarl
via Bigari 5/2 - 40128 - Bologna - P.iva 01818021204

WhatsApp chat