Le operazioni di spalatura neve possono essere svolte in connessione con l’attività agricola principale - Agrimpresaonline Webzine

Le operazioni di spalatura neve possono essere svolte in connessione con l’attività agricola principale

Mirco Conti

DALLA REDAZIONE – Parafrasando McLuhan, la moderna comunicazione appare oggi una giungla globale in cui ciascuno sente il bisogno di dire la sua, producendo e riproducendo fake news cioè colossali bufale. L’ultima della serie è questa: ‘la spalatura della neve non può essere attività agricola connessa’.

Un tale imperativo preconcetto dovrebbe essere quanto meno motivato, giustificato da una norma o una sentenza di qualche tribunale, dedotto dalla dottrina e da una pubblicazione. Invece no, così è se vi pare. L’imprenditore agricolo era stato confinato dal nostro ordinamento all’esercizio delle attività di coltivazione, silvicoltura, allevamento con la possibilità di svolgere solo quelle ulteriori pratiche rientranti nel normale esercizio dell’agricoltura (art. 2135 del codice civile approvato nel 1942).

Solo alla fine degli anni ‘90 il legislatore ha avviato un deciso disegno di revisione della materia, in concomitanza con gli indirizzi comunitari legati ad “Agenda 2000” e con le nuove tendenze a livello nazionale per la innovazione – semplificazione della macchina pubblica e per la riqualificazione dell’imprenditoria, a sostegno dello sviluppo economico. Così, dapprima con la legge delega n. 59/1997, poi definitivamente con la legge n. 57/2001, venivano indicati al Governo gli obiettivi di orientamento e ristrutturazione del settore, mutuando dalle linee programmatiche europee per lo sviluppo rurale, i principali ambiti destinati alla nuova impresa agricola; fra gli obiettivi prioritari veniva esplicitata la necessità di incentivarne il ruolo multifunzionale, anche per indirizzare l’imprenditoria locale ad attività legate al territorio.

Con l’entrata in vigore del D.Lgs. n. 228/2001 (c.d. Legge di orientamento agricola) è stato definitivamente innovato il concetto di imprenditore agricolo attraverso la modifica dell’art. 2135 del codice civile, ridisegnando il suo ruolo nella conduzione dell’azienda. Il terzo comma dello stesso articolato individua tra le attività agricole connesse, quelle dirette alla fornitura di servizi, mediante l’utilizzazione prevalente di attrezzature o risorse dell’azienda normalmente impiegate nell’attività agricola. La generica definizione di attività connesse che il decreto fornisce, lascia ampio spazio alle tipologie di servizi che l’agricoltore può assumere, mantenendo comunque prioritario l’utilizzo di risorse e mezzi che normalmente vengono impiegati nell’attività agricola principale. Grazie all’introduzione del concetto di attività connesse, lo stesso decreto legislativo rende possibile con gli artt. 14 e 15, la stipula di veri e propri contratti di appalto e convenzioni tra aziende agricole e pubbliche amministrazioni. Se dal punto di vista degli enti pubblici si apre la possibilità di instaurare rapporti di collaborazione con chi vive e sviluppa la propria attività sul territorio, con conseguenti maggiori garanzie di custodia e salvaguardia dello stesso, dal punto di vista dell’imprenditore agricolo si crea la possibilità di svolgere attività, appunto connesse alla normale attività agricola, che permettono l’integrazione del reddito aziendale ‘tipico’, quindi il rafforzamento e lo sviluppo delle imprese.

L’art. 14 consente in specifico l’instaurazione di collaborazioni tra enti pubblici ed agricoltori, prioritariamente con lo scopo di promuovere le vocazioni produttive del territorio, la tutela delle produzioni di qualità e delle tradizioni locali, quindi delle tradizioni e dei prodotti tipici, biologici e di qualità che distinguono determinati distretti agroalimentari. Questo apre la strada ad una maggior partecipazione degli agricoltori all’organizzazione e gestione di eventi promozionali rivolti in particolar modo al consumatore finale, e un avvicinamento alla fase di programmazione attivata dagli enti pubblici territoriali.

Con l’art. 15, invece, l’ente pubblico può sottoscrivere convenzioni e conferire appalti direttamente all’agricoltore per lo svolgimento di attività finalizzate alla sistemazione e manutenzione del territorio in senso generale, quindi alla salvaguardia del paesaggio agrario e forestale, alla cura ed al mantenimento dell’assetto idrogeologico e pertanto prestazioni per la tutela della vocazioni produttive presenti. Interpretando la definizione tipologica fornita dalla legge, si richiama un elenco delle possibili attività di servizio di sicuro interesse, estrapolando la relativa descrizione dalla classificazione ufficiale dell’Unione europea: − sfalcio, pulizia e manutenzione in parchi, giardini, zone a verde, − taglio alberi, potatura e servizi connessi alla silvicoltura, − pulizia fossi, scoline, pozzetti e cigli stradali, − sgombero neve e materiali ingombranti, − manutenzione viabilità minore e sentieristica, − manutenzione assetto scoli e canali di drenaggio, − manutenzione impianti sportivi, − protezione e miglioramento ambientale, − salvaguardia della fauna selvatica.

I lavori ed i servizi sopra elencati, possono essere effettuati con l’utilizzazione prevalente di attrezzature o risorse dell’azienda, normalmente impiegate nell’attività agricola esercitata. Ciò comporta la verifica da parte dell’amministrazione pubblica dell’adeguatezza della dotazione di macchine, mezzi e materiali posseduti dall’azienda agricola con cui si appresta a sottoscrivere un appalto di servizi, in rapporto ai contenuti e all’oggetto contrattuale. Contestualmente, occorre verificare l’affidabilità tecnico-funzionale ed il rispetto delle norme di sicurezza per le attrezzature necessarie. La presenza del concetto di prevalenza lascia comunque la possibilità all’azienda agricola di utilizzare anche attrezzature o risorse non proprie, quindi la facoltà di noleggiare mezzi ed acquisire risorse non necessariamente impiegate nella propria attività produttiva agricola.

In ottica fiscale, due sono i parametri da prendere in considerazione al fine di verificare la sussistenza delle condizioni previste dalla norma: normalità e prevalenza. Un bene è normalmente utilizzato nell’attività agricola se corrisponde al fabbisogno lavorativo dell’azienda, in riferimento sia alla tipologia e al numero delle attrezzature, sia al tipo di attività svolta. Ad esempio, se, in relazione all’estensione e alla destinazione colturale dei terreni, è sufficiente una macchina agricola, non è normale utilizzarne due o più.

Parimenti, una mietitrebbia è normalmente utilizzata in caso di produzione di seminativi, ma non nell’ipotesi di viticoltura. Per quanto riguarda la prevalenza, la circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 44/E del 2004 chiarisce che la verifica va effettuata in relazione al volume d’affari prodotto con le attrezzature normalmente impiegate in azienda, che deve risultare superiore a quello conseguito con le altre attrezzature.

Ad ulteriore esempio, il servizio di manutenzione del verde con l’autocarro normalmente utilizzato in azienda e con un cestello elevatore non impiegato nell’attività agricola, costituisce attività connessa, in quanto l’autocarro prevale sull’insieme dell’apparecchiatura utilizzata per il servizio stesso. L’Inps si è espressa con la circolare n. 53 del 2003, chiarendo come, ai fini dell’inquadramento previdenziale, il tempo di impiego delle attrezzature e delle risorse aziendali nelle lavorazioni interne all’azienda deve essere superiore (più del 50%), rispetto al tempo di impiego nell’attività diretta alla fornitura di servizi a favore di terzi.

Al riguardo, secondo l’Istituto, non assume alcun rilievo il reddito derivante dalle due attività, principale e connessa, nel senso che, quando si sia qualificata come agricola la fornitura di beni o servizi sulla base del superiore tempo di impiego delle attrezzature e delle risorse nelle lavorazioni aziendali rispetto alle lavorazioni dirette a terzi, anche il reddito derivante dall’attività di fornitura dei servizi è da considerarsi agricolo.

Nonostante tutto questo, non mancano però le contestazioni di chi si sente esautorato nei propri diritti dall’invadenza degli imprenditori agricoli. In una sentenza del Tribunale civile di Milano, citata in Federnotizie (n. 2, marzo 2003, pp. 80-81) sono ritenute connesse le attività di ‘spalatura neve’ e di ‘piccoli scavi’. Secondo i giudici meneghini rientra esattamente in questa previsione, la possibilità che l’azienda agricola adibisca, ad esempio, il trattore normalmente utilizzato per l’aratura ed i lavori di vivaio, anche per attività occasionali quali quelle di spalatura neve, o di scavi, magari per rimuovere macerie o altro dal letto dei fiumi. L’impresa agricola per sua natura ha la sua fase di inattività nel periodo invernale (in cui beni strumentali di ingente valore quali i trattori, restano inutilizzati) e proprio per evitare l’oneroso fermo di tali macchine, può soccorrere l’attività di spalatura neve, che permette di produrre reddito anche nel periodo in cui tali macchine resterebbero inutilizzate.

Con Delibera n. 277 del 22 marzo 2017 il presidente dell’Autorità nazionale Anticorruzione Raffaele Cantone, in risposta ad un parere di precontenzioso sulla legittimità di assegnare il servizio di manutenzione invernale a misura mediante sgombero neve e trattamenti antigelivi, non ha negato a priori la legittimità di assegnare l’appalto ad una azienda agricola, piuttosto ha ritenuto che nella fattispecie spettasse alla Pubblica amministrazione appaltante la verifica in ordine all’utilizzo prevalente, da parte di un’azienda agricola, delle attrezzature normalmente impiegate nell’attività agricola esercitata, ai fini della prestazione di un servizio a terzi. La conclusione dell’autorità anticorruzione non può che essere condivisa.

Non si può generalizzare, accusando una categoria di esercitare abusivamente un’attività.
Ogni caso fa storia a sé e l’Ente appaltante deve necessariamente valutare tutte le offerte e, nell’interesse della comunità che rappresenta, valutare quella migliore.

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