“Pensioni dignitose per gli agricoltori italiani” - Agrimpresaonline Webzine

“Pensioni dignitose per gli agricoltori italiani”

Febbraio 2017

La Direzione della Cia provinciale di Ravenna, seguendo un metodo di lavoro ormai consolidato, nella riunione dell’8 febbraio ha invitato un esponente nazionale della Confederazione: Antonio Barile, presidente del patronato Inac e responsabile Politiche sociali di Cia nazionale.

L’obiettivo era duplice: approfondire le azioni realizzate sulle tematiche pensionistiche e previdenziali dalla Cia nazionale, anche per mezzo del patronato Inac – il secondo fra i patronati autonomi a livello nazionale – e portare alla discussione il contributo della Cia provinciale come territorio in una logica di sistema.
La riunione della Direzione per l’occasione era allargata ad alcuni componenti del Consiglio dell’Anp provinciale (l’Associazione pensionati della Cia).

È stata ribadita l’urgenza di definire pensioni dignitose per gli agricoltori italiani, che vorrebbe dire anche favorire il ricambio generazionale e la mobilità fondiaria.
È emerso che le riforme pensionistiche succedutesi negli ultimi venti anni, con la reintroduzione del sistema contributivo, hanno peggiorato in modo peculiare la previdenza dei coltivatori diretti e degli imprenditori agricoli professionali (Iap). Le analisi dell’Inac mettono in evidenza che dalle riforme Amato, Dini e Fornero ai pensionati italiani vengono ben 900 miliardi di euro. L’Inac ha simulato cosa può accadere per fasce e riportiamo, come esempio, quello degli agricoltori con zero contributi al 31/12/1995: con il calcolo interamente contributivo le retribuzioni di riferimento per le prime tre fasce sono di circa 276, 368, 460 euro, non integrate al minimo e queste rappresentano l’89% dei coltivatori diretti in Italia: 409.168 su 457.621.

“Nelle campagne oggi c’è un’emergenza sociale che non si conosceva nel nostro Paese da prima del 1957 – ha affermato Antonio Barile -. Facciamo nostra la proposta di Legge 2100 Gnecchi/Damiano, con gli opportuni miglioramenti, che prevede una pensione base di 500 euro a cui aggiungere la pensione maturata con i contributi versati. Questa proposta di legge ha il pregio di non essere corporativa, ma punta a migliorare la condizione previdenziale di tutti i lavoratori autonomi e dipendenti che con il sistema contributivo non maturano una pensione dignitosa”.

C’è ancora molta strada da percorrere per ottenere la piena applicazione del principio della soglia minima stabilito dalla Carta europea, in base al quale le pensioni minime dovrebbero essere pari ad almeno il 40% del reddito medio nazionale e per l’Italia vorrebbe dire essere non inferiori ai 650 euro. La sostenibilità previdenziale c’è e l’Inac lo dimostra: la spesa pensionistica dell’Italia è di 216 miliardi di euro, ma al netto delle tasse è di 173 miliardi di euro. L’entrata è di 189 miliardi, ma al netto delle tasse è di 183. L’incidenza sul Pil della spesa pensionistica, di conseguenza, in Italia è del 10,71%, molto più bassa rispetto alla media europea che è del 14%.

La discussione che si è aperta dopo l’intervento di Barile è stata molto propositiva, con numerosi apporti che hanno messo in evidenza ancora di più le preoccupazioni e la necessità che la Cia continui a farsi sentire. Sia Wiliam Signani (Anp provinciale) sia Stefano Francia (coordinatore di Agia, Associazione dei giovani imprenditori agricoli della Cia) hanno sottolineato l’urgenza che anche i giovani si approprino di questo tema e di questa lotta. Hanno proposto un convegno sul tema pensioni e previdenza organizzato da Agia a livello nazionale, con l’invito a partecipare agli onorevoli Gnecchi e Damiano, auspicando la partecipazione di molti giovani.

L’intervento di Miriam Bergamo, Direttore Inac della Cia provinciale di Ravenna, ha chiarito in maniera inequivocabile l’urgenza che anche i giovani si occupino di questi temi. Temi che riguardano i giovani non solo per il loro futuro, ma che li riguardano già dal presente, anche per le esigenze e i bisogni dei loro stessi genitori e/o dei nonni.

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