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Pensioni, va peggio di vent’anni fa

Gennaio 2016

Valter Manfredi

In Italia, sul fronte pensionistico, le cose vanno peggio di vent’anni fa. Oggi oltre 2,2 milioni di anziani vivono con pensioni al di sotto di 500 euro e, di questi, circa 1,3 milioni sono ex agricoltori. Una situazione di vera emergenza sociale, che rischia di peggiorare nei prossimi anni.

Con la reintroduzione del sistema contributivo, i futuri pensionati dal primo gennaio 2016 non avranno nemmeno più l’integrazione al minimo, ritrovandosi con assegni “da fame” che toccheranno appena i 294 euro al mese.

È l’allarme lanciato da Inac, Anp e Cia in occasione della presentazione a Roma del IV report sociale del Patronato promosso dalla Confederazione italiana agricoltori.
È chiaro che si tratta di una situazione insostenibile, che non fa che accrescere il disagio sociale, tanto più che a causa della pressione fiscale (la più alta dei paesi Ocse) e del crollo del potere d’acquisto delle pensioni (già eroso del 30%), oggi il 44% dei pensionati vive in semi povertà e il 10% non riesce neppure a comprare cibo sufficiente e medicine.
Per questo ora non è più rinviabile intervenire sull’innalzamento delle pensioni minime: una richiesta urgente che l’Anp, l’Associazione nazionale pensionati della Cia ha trasformato in una petizione popolare che ha già raccolto oltre 100 mila firme in tutt’Italia, presentate il 28 novembre alla presidenza del Senato.
“Il Governo adegui i minimi di pensione – è stato detto nel corso della presentazione – non si possono più ignorare gli appelli di persone che hanno lavorato una vita e si ritrovano assegni sempre più ‘magri’. Noi rivendichiamo equità, solidarietà e giustizia sociale verso una categoria che è sempre più ai margini del dibattito politico”.

D’altro canto “i pensionati, solidali con le nuove generazioni hanno finora garantito in larga misura la tenuta sociale delle famiglie e del Paese. Hanno diritto, quindi, a un invecchiamento attivo, sereno e sano. Le riforme pensionistiche che si sono succedute negli ultimi venti anni, con il ritorno al sistema contributivo, hanno peggiorato in modo peculiare la previdenza dei coltivatori diretti e degli imprenditori agricoli professionali”, con la conseguenza drammatica che “molti nostri anziani saranno costretti a vivere con meno di 10 euro al giorno. Non succedeva dagli anni precedenti al 1957, quando fu finalmente istituita la pensione dei coltivatori diretti”.

Eppure la sostenibilità per agire sulle pensioni minime c’è: “In Italia, infatti, il rapporto tra la spesa effettiva per le pensioni e il Pil è pari al 10,7% – ha spiegato Anp-Cia – quindi ampiamente in linea con i Paesi Ue soprattutto se si considera che da noi i calcoli vengono effettuati sugli importi pensionistici al lordo del carico fiscale, a differenza di quanto accade in altri Paesi tra cui la Germania”.

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