Pere: un parziale ritorno alla “normalità” con l’incognita dei prezzi - Agrimpresaonline Webzine

Pere: un parziale ritorno alla “normalità” con l’incognita dei prezzi

Jennifer-Felloni

Erika Angelini

FERRARA – Fare peggio del 2021, un’annata produttiva che ha visto più che dimezzata la produzione di pere a causa delle gelate, era quasi impossibile.
Ma il 2022 sarà una buona annata per la pericoltura emiliano romagnola?

Secondo i dati di Cso Italy, diffusi da Oi Pera a fine luglio, a livello nazionale sono stimate oltre 470.000 tonnellate di prodotto, più del doppio rispetto allo scorso anno, ma oltre il 20% in meno rispetto al 2020 e il 35% in meno rispetto al 2018. Quest’anno, come ormai noto, è stata la siccità a condizionare l’andamento colturale di quasi tutti i prodotti e le pere non hanno fatto eccezione: se fioritura e allegagione sono andati bene, facendo presagire una buona raccolta, lo stress idrico provocato dall’assenza di precipitazioni e dal caldo ha fermato l’accrescimento dei frutti.

Il risultato sono calibri non pienamente soddisfacenti per le varietà già raccolte o in fase di raccolta, come William e Conference, e un’altissima probabilità che anche l’Abate non raggiunga livelli ottimali a livello qualitativo. Sempre a livello di dati stimati da Cso suddivisi per varietà, infatti, i cali derivati da mancato accrescimento, fitopatologie e cimice asiatica indicano che avremo circa 189.000 tonnellate di Abate, il 22% in meno rispetto al 2020 e quasi il 40% in meno sul 2018. Meglio dovrebbe andare la William, con circa 130.000 tonnellate, una produzione circa doppia rispetto a quella dell’anno precedente, ma il 16% i meno del 2020 e oltre il 20% del 2018. Queste le stime, ma cosa sta succedendo nei frutteti dove adesso e l’Abate a essere una “sorvegliata speciale”? Secondo Jennifer Felloni – frutticoltrice di Tresignana, nel ferrarese – le stime di inizio raccolta sono più che mai veritiere, con due aggravanti: prezzi troppo bassi e mancanza di manodopera.

Cali produttivi per le varietà estive come William e Conference dovuti soprattutto a calibri non soddisfacenti

“La pezzatura di William e Conference già raccolte non è certamente ottimale – conferma Felloni – perché l’accrescimento dei frutti a un certo punto si è bloccato per il caldo che non dava davvero tregua. Siamo, infatti, partiti con un po’ di ritardo e lentamente nella raccolta, sperando in una ripresa dei frutteti, ma ormai il danno era fatto. Solo a fine agosto, con l’arrivo delle piogge e i cali termici notturni, la situazione delle piante è migliorata, ma non per questo ci aspettiamo che le varietà più autunnali diano performance produttive completamente soddisfacenti.
Ora, con la raccolta dell’Abate alle porte, abbiamo il problema opposto: rischiamo di dover correre perché la “ripartenza” delle pere potrebbe essere troppo veloce. Una tempestività difficile da gestire e che non ci possiamo permettere, perché uno dei problemi più significativi quest’anno è certamente la carenza di manodopera. Quando è possibile pianificare con anticipo si riesce a trovare personale qualificato, ma in emergenza il rischio concreto è quello di avere il prodotto pronto in campo e nessuno che lo raccoglie.
Un altro tasto dolente è quello dei prezzi e un approccio commerciale che mi viene da definire “svogliato”. Conferisco sia a commercianti privati che a una cooperativa e prevale, infatti, il criterio della massima prudenza. I primi tendono a offrire un prezzo iniziale “garantito” che è relativamente basso e poi un eventuale premio in base all’andamento di mercato. Le seconde hanno lo stesso approccio prudenziale e lo applicano attraverso parametri qualitativi e di calibro restrittivi e considerano tutto ciò che non rientra nelle classificazioni come seconda categoria o scarto, quindi deprezzato.
Siamo a inizio settembre ed è presto per capire se i costi di produzione che, come sappiamo, sono aumentati in maniera spropositata saranno ripagati o ci sarà marginalità. Io credo e spero che riusciremo a non andare in rosso ma sarà il “margine della sopravvivenza” non certo un incentivo a crescere o investire ed è davvero una magra consolazione per i giovani imprenditori che hanno voglia di impegnarsi e guardare al futuro”.

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