“Piano invasi, siamo pronti per dare inizio ai lavori” - Agrimpresaonline Webzine

“Piano invasi, siamo pronti per dare inizio ai lavori”

diga

Intervista a Francesco Vincenzi, presidente Anbi

Claudio Ferri

È lo sviluppo dell’agricoltura irrigua una risposta concreta alla difficile congiuntura dell’economia del Paese. Ad affermarlo è Francesco Vincenzi, presidente dell’Anbi, analizzando i dati sugli investimenti in infrastrutture irrigue, previsti dal Piano di sviluppo rurale nazionale. Si tratta di 35 progetti, che prevedono interventi sulla rete esistente per 47.000 chilometri e nuove realizzazioni per 70 chilometri, a servizio di una superficie di 395.000 ettari, corrispondente al 13% della superficie attrezzata per l’irrigazione nel nostro Paese.

In termini di recupero di acqua di che cosa stiamo parlando?

“Il risparmio irriguo stimato dopo la realizzazione delle opere progettuali è pari a circa 120 milioni di metri cubi all’anno ed è stato realizzato con progetti esecutivi, finanziati con risorse comunitarie, fatti dai Consorzi di bonifica capaci di garantire migliaia di posti di lavoro ed i cui cantieri sono in fase di apertura. Non solo: il miglioramento e l’ampliamento della rete irrigua, oltre ad importanti valori ambientali, permette lo sviluppo di un’agricoltura di qualità, aumentando reddito ed occupazione”.

C’è stato un lungo periodo siccitoso interrotto ai primi di marzo da piogge e nevicate nelle alpi: come è la situazione?

FrancescoVincenziLa pioggia e la neve cadute nell’ultimo periodo hanno complessivamente restituito al bacino idrografico del fiume Po un sostanziale equilibrio idrologico, che consente di spostare l’asticella della criticità della crisi idrica invernale (magra) a livello basso. L’evidenza dei numerosi dati raccolti all’interno del Distretto (in sinergica collaborazione con tutte Regioni e relative agenzie di monitoraggio) fa emergere che, pur fotografando ora una situazione di complessiva bassa criticità (la portata media attuale è comunque inferiore a quelle del periodo e la temperatura è invece superiore alla media del periodo), alle porte si prospetta una probabile ed ulteriore carenza di precipitazioni. In quest’ottica, lo sforzo collettivo di mantenere l’attenzione alta su questo fronte chiama il Distretto del Po a fissare un nuovo incontro per il giorno 8 del prossimo mese di aprile: una decisione presa alla luce dei tangibili effetti, nonché delle ripercussioni sul territorio, causate dai mutamenti climatici in atto su scala globale e che portano ad influenze dirette sul contesto locale, sul distretto e più precisamente sulla molteplicità dei sottobacini idrografici.

Il meteo ci ha abituati ad improvvisi mutamenti di scenari

Si. Le ultime piogge, ad esempio, hanno palesato come, in poche ore, uno scenario di possibile e manifesta carenza idrica “a macchia di leopardo” possa trasformarsi, temporaneamente, in necessaria ed immediata gestione idraulica di abbondanti quantitativi di acqua caduta in poche ore.

L’inizio dell’anno, come già nel 2019, è stato particolarmente siccitoso: quali provvedimenti hanno adottato i Consorzi?

Già da anni siamo preparati ad erogare acqua per quelle colture ortive o da seme che fin da febbraio ne hanno necessità. Il Consorzio per il Canale Emiliano Romagnolo, ad esempio, la più lunga asta irrigua italiana (133 chilometri da Selvatonica di Bondeno a Rimini), ha attivato tutti i suoi impianti di sollevamento idraulico, portando a livelli “quasi estivi”, le quote di risorsa idrica presenti all’interno dell’alveo, che serve tutto il comparto agricolo di Romagna e parte dell’Emilia Orientale. Con le alte temperature e la siccità rischiavano infatti di compromettere le primissime coltivazioni di bietola appena trapiantate, le semine di cipolla e le colture a foglia invernali.

Trattenere le acque piovane: c’è un progetto organico in Emilia Romagna che definisce le aree in cui realizzare invasi capaci di soddisfare le esigenze irrigue?

L’Emilia Romagna è una delle regioni che ha il maggior numero di progetti pronti per essere inseriti nel Piano invasi. Abbiamo individuato peraltro alcune aree che più di altre hanno la necessità di creare bacini irrigui e che hanno già manifestato forti criticità. La sfida è anche quella di realizzare nei territori collinari e Appenninici quei piccoli e medi invasi per soddisfare le esigenze nei momenti di criticità idrica, sempre più frequenti

A più di dieci anni dal riordino delle Bonifiche, secondo lei c’è ancora margine per migliorare?

Questi anni hanno dimostrato quanto sia stato importante avviare riforme in termini di efficacia e di efficienza. In 10 anni grazie al riordino abbiamo superato criticità, come ad esempio il terremoto e annate siccitose, momenti  difficili che in assenza di riforma avrebbero richiesto sforzi maggiori, in termini di risorse umane ed economiche

In piena emergenza Covid-19 come sono organizzati gli enti consortili?

I consorzi di bonifica in piena crisi sanitaria hanno dimostrato di stare a fianco del mondo produttivo, continuando a lavorare per garantire sicurezza idraulica e distribuzione di acqua irrigua. Due servizi pubblici essenziali importanti, erogati in frangenti di grande incertezza e di supporto per la tenuta sociale di un territorio molto vasto.

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