Più generazioni di donne impegnate in agricoltura

Marzo 2017

Erika Angelini

BOLOGNA – Undici donne che hanno scelto di lavorare nel settore agricolo. Undici donne che hanno deciso di raccontare, con passione, le ragioni di questa scelta.

Sono loro le protagoniste del docu-film “La terra è rosa. Storie di donne e agricoltura”, prodotto da Anp, Agia e Donne in campo Emilia Romagna e proiettato lo scorso 8 marzo, in occasione della Giornata Internazionale della Donna, nella sede della Regione Emilia Romagna. Un evento che ha visto una partecipazione davvero straordinaria, con oltre trecento tra pensionati, donne e giovani della Cia, e gli interventi di Franca Gordini, coordinatrice donne Anp Emilia Romagna, Valter Manfredi, vice presidente nazionale Anp, Fabio Girometta, presidente regionale dei giovani agricoltori, Simona Caselli, assessore alle Politiche agricole della Regione Emilia Romagna e Cinzia Pagni, vice presidente nazionale vicario Cia.

La realizzazione del docu-film, a cura della giornalista ferrarese Tania Droghetti, è stata una scelta dal valore fortemente simbolico: attraverso le voci e i volti delle donne protagoniste, di un’età compresa tra settantanove e ventisette anni, si è voluto raccontare l’impegno di tutte le donne, di diverse generazioni, in un settore dall’impronta ancora fortemente maschile.

Donne, diverse tra loro per età ed esperienze, ma rappresentative di un intero universo femminile che, attraverso l’agricoltura, ha cercato e cerca affermazione e indipendenza.
Attualissime le tematiche emerse dai racconti delle protagoniste, soprattutto di quelle più giovani, che hanno scelto l’attività agricola per investire sul loro futuro e “per non svendere la fatica dei genitori”, come ha spiegato una delle protagoniste. Tra le difficoltà maggiori evidenziate dal film: il fare le scelte imprenditoriali e colturali giuste per ottenere un reddito adeguato; l’accesso al credito; la possibilità di formarsi sul campo e la fatica a farsi largo in un settore dove alcune attività sono ancora considerate una prerogativa prettamente maschile. Ma le esperienze raccontate nel docu-film sono pervase di ottimismo e non lasciano spazio a dubbi: le donne in agricoltura, nonostante i problemi, possono fare la differenza e superare limiti sinora imposti da una società ancora non equa a livello di diritti e opportunità. Caparbietà, passione, creatività e una voglia di mettersi in gioco tutta al femminile, dunque, come risorsa irrinunciabile e valore aggiunto per l’intero settore agricolo.

L’Emilia Romagna ha uno dei tassi di occupazione femminile più alti d’Italia, che arriva quasi al 68%, ed è seconda solo al Trentino. Percentuale che non significa ancora la piena occupazione per le donne – l’obiettivo richiesto dall’Ue è di arrivare al 75% entro il 2020 –, ma che rende la nostra regione una delle più virtuose. Una tendenza che vale anche per il settore agricolo, dove sono tredicimila le aziende condotte da donne, – una su cinque del totale – cifra impensabile fino a qualche decennio fa.

“Vedendo e ascoltando le storie del docufilm – ha spiegato Simona Caselli, assessore regionale all’Agricoltura – sono evidenti i passi avanti fatti nella definizione del ruolo e delle attività delle donne in agricoltura. Ma non dobbiamo dare per scontate queste conquiste, perché anche in una terra di diritti come la nostra ci sono ancora disparità, sfruttamento del lavoro, donne costrette per necessità a fare un part time, rinunciando alla carriera e, purtroppo, gravi episodi di violenza. Ci sono, dunque, segnali di regresso che vanno bloccati, anche attraverso film come questo, che è una sorta di “staffetta culturale” tra generazioni, per spiegare alle più giovani la fatica e le lotte per l’emancipazione femminile”.
La Caselli ha poi dato risposta ad alcune delle problematiche emerse nel film, sottolineando l’impegno della Regione, anche a livello di Piano di sviluppo rurale, per il sostegno e l’innovazione dell’imprenditoria agricola femminile.

“La passione e la caparbietà che emerge da queste storie di donne deve essere supportata da azioni concrete. Le imprenditrici agricole di oggi meritano, da parte delle istituzioni, la stessa attenzione e lo stesso impegno che mettono nel fare agricoltura. Peraltro le donne hanno un’idea diversa di agricoltura: più green, più attenta ad ambiente e biodiversità e più abile nell’intercettare i bisogni del consumatore. Credo che le imprese femminili – ha concluso la Caselli – avranno un ruolo importante nei prossimi anni per offrire un tipo di attività agricola sociale e inclusiva, attraverso gli agri-asili, le residenze per persone in difficoltà e disabili. Un’agricoltura con funzioni di “welfare” a tutela dell’intera collettività”.

 

In Emilia Romagna le aziende ‘al femminile’ son più di 13.000

BOLOGNA- “Sono più di 13.000, una su cinque delle imprese agricole attive in Emilia Romagna. Inoltre, su 1.319 agriturismi, 631 hanno una ‘connotazione rosa’, come anche la metà delle fattorie didattiche. La situazione a livello europeo è molto diversa e le donne più presenti nel settore agricolo sono in Romania (30%), Bulgaria (13,2%), Polonia (10%) e Portogallo (8,5%)”. Lo ha detto, nel suo intervento, Franca Gordini, coordinatrice donne Anp Emilia Romagna.

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