Lambrusco Emilia “Vigna Migliolungo”: un caso di successo

Marzo 2017

Gianni Verzelloni

REGGIO EMILIA – Cercando di capire la riuscita di esperienze di recupero di antiche varietà agrarie, mi sono imbattuto in un caso in qualche modo esemplare, che merita di essere raccontato.

Parliamo di un lambrusco igp, denominato Vigna Migliolungo, vinificato dalla Cantina di Arceto (Gruppo Emilia Wine), per 12/13 mila bottiglie ogni anno, che – ci conferma Renzo Zaldini, membro della presidenza Cia e socio nel gruppo – ha un buon successo commerciale. Intanto diciamo che questo vino è “antico” come concezione, nel senso che per farlo va alla vinificazione un numero molto elevato di varietà d’uva, poi è antico perché lo sono numerose di queste varietà. Tutto nasce da un sodalizio tra la Cantina di Arceto e una scuola professionale, l’Istituto tecnico agrario Antonio Zanelli, di Reggio Emilia. Grande è il merito dell’istituto scolastico in questo progetto: in un appezzamenti appena fuori città, questa scuola ha tenuto vive non meno di 40 antiche varietà di uva, molte delle quali stavano scomparendo.
In effetti, si tratta del “campo catalogo” di varietà di uva annesso alla scuola, che si trova in una località denominata Migliolungo.

Vigna Migliolungo è un lambrusco frizzante secco che è vinificato a partire da 40 cultivar antiche o tradizionali di uve rosse della provincia reggiana, di cui 15 sono varietà di lambrusco. Le uve quantitativamente prevalenti sono il Lambrusco Oliva, l’Amabile di Genova, il Marzemino e la Sgavetta. Tra le altre varietà presenti, che nel complesso ammontano al 50% del totale, ricordiamo la Cornona, la Filucca, l’Uva della Quercia, la Termarina rossa, la Fogarina, la Covra ed il Covretto, la Rossara, l’Uva Tosca, il Picol Ross, la Scorza Amara, l’Uva Bisa, il Lambrusco Nobel, il Lambrusco Viadanese, il Lambrusco Corbelli.
Molti di questi nomi dicono qualcosa solo a chi ha una certa età, perché per la maggior parte queste varietà sono uscite dall’orizzonte produttivo.

La scuola da lungo tempo svolge questa meritoria opera di raccolta e conservazione, fin dall’inizio degli anni 2000; ha poi iniziato l’esperienza di vinificazione, a fronte del conferimento dell’uva la cantina paga il prezzo di mercato, oltre a dare un contributo economico alle attività didattiche.

Numerose sono state le segnalazioni di questo vino nelle guide, a partire dalla citazione forse più prestigiosa, nella guida oro di Veronelli risalente al 2004.

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