Più litri di latte negli allevamenti con alto benessere animale - Agrimpresaonline Webzine

Più litri di latte negli allevamenti con alto benessere animale

La conferma dell’importanza (anche economica) del benessere animale arriva da Granlatte

CREMONA – Gli allevamenti con un punteggio relativo al benessere animale più alto beneficiano di maggiori litri di latte al giorno venduti. È quanto emerso nel corso dell’incontro ‘La valorizzazione della materia prima latte lungo la filiera’, organizzata alle Fiere zootecniche internazionali di Cremona, nel corso del quale sono stati presentati i risultati di uno studio di Granlatte sui propri associati. La società cooperativa (costituita da 557 produttori singoli e 7 cooperative di raccolta in Emilia Romagna, Piemonte, Lombardia, Veneto, Marche, Puglia, Lazio, Campania, Basilicata, Friuli, Molise e Calabria) ha reso noto che gli allevamenti che hanno conseguito un punteggio sugli standard-benessere fra i 60 e i 70 punti si assestano sui 21,5 litri di latte al giorno venduti, quelle fra i 70 e gli 80 punti sui 25,8 litri e quelle con punteggio maggiore di 80 sui 29,3 litri di latte al giorno venduti. È questa una delle conferme di come il benessere animale – insieme alla qualità del prodotto – sia non solo in cima alle attenzioni dei produttori di latte e dei consumatori, ma rappresenti anche una variabile importante in una logica economica. Non a caso benessere animale e nuove tecnologie sono al centro dell’edizione 2018 delle Fiere zootecniche internazionali di Cremona. Di innovazione, benessere, sostenibilità e tecnologia, si è parlato nel corso dell’Agrinnovation Summit, filone delle Fiere Zootecniche dedicato alle soluzioni smart per l’agrozootecnia. Martin Scholten, general director dell’autorevole Wageningen UR Animal sciences group, ha portato a CremonaFiere molta dell’esperienza e dell’approccio sulla sostenibilità dei Paesi Bassi, per quanto riguarda la zootecnia ed in particolare il lattiero-caseario.

I Paesi Bassi si stanno impegnando a fondo in queste sfide e l’obiettivo è quello di rispettare la risoluzione sullo sviluppo sostenibile proposta dall’ONU e, al contempo, gli obblighi normativi ambientali. Scholten parla di uso “smart” del suolo, e di compromesso tra la riduzione di uso degli input e aumento di output alimentari. Il processo mentale che si dovrebbe instaurare è quello dell’economia circolare, una svolta rivoluzionaria che vede la valorizzazione a risorsa di ciò che di fatto è scarto, e contestualmente una riduzione degli sprechi. Un chiaro esempio è la gestione razionale dei reflui zootecnici per la concimazione, una pratica di grande valore come risorsa secondaria, che permette di collegare la produzione di colture vegetali alla zootecnia. L’economia circolare, inoltre, significa che si ha la produzione della stessa quantità di proteine (latte e carne, ndr) con impiego di metà delle risorse.

Anche nell’ottica dei cambiamenti climatici, con la circolarità, ogni svantaggio è anche un vantaggio, quindi prenderci cura della produzione animale significa prenderci cura del clima.

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