
Settembre 2014
PARMA – Poteva essere davvero l’anno buono per il pomodoro da industria, i requisiti c’erano tutti: prezzo, mercato in crescita, magazzini vuoti.
Poi, come sempre, si spera nella buona stagione e si fanno scongiuri. Mentre siamo oramai a fine campagna si può solo dire che gli scongiuri non hanno funzionato e l’annata d’oro si è trasformata in un’annata di bronzo.
Anzi in un’annata di rame visto l’andamento climatico e relative batteriosi. Possiamo quindi già fare un primo bilancio con l’aiuto di due aziende agricole parmensi produttrici storiche di pomodoro: gli Alfieri di Parma e i Tagliavini di San Polo.
Attilio Alfieri, vice presidente della Cia parmense, ci parla di “una buona annata” per i circa 25 ettari investiti, “poteva andare meglio” – afferma Alfieri – alla fine avremo un 3/4% di calo produttivo rispetto al contrattato per cui rispetteremo i nostri impegni, altri hanno avuto cali molto più vistosi e brix in caduta libera”. Un altro aspetto sottolineato da Alfieri riguarda l’atteggiamento delle fabbriche: “hanno di fatto abbassato il prezzo usando l’arma dei difetti, dal giallo al verde al rosa hanno rivoltato i conti a proprio vantaggio. Prendevamo di più nel 1994 -1995 – sostiene Alfieri – quando prendevamo 22 mila lire e non c’erano i costi attuali”. Anche Tagliavini padre e figlio sostengono questa tesi. “Dovevano essere 9 centesimi al chilo, ma alla fine, arriveremo a malapena agli 8. Molti si sono fatti abbagliare dal prezzo iniziale e c’è stata una corsa per accaparrarsi i terreni.
Poi la pioggia ha fatto saltare i conti e la voglia di gestire terreni, impianti e programmi. Quest’annata è stata faticosa e costosa, forse questa esperienza farà riflettere su cosa vuol dire coltivare pomodoro da industria”.
Queste le prime impressioni a caldo, per un’analisi a 360 gradi rimandiamo i nostri lettori al prossimo “speciale pomodoro” come inserto di Agrimpresa.



