Pomodoro da industria del Nord Italia, trattative e accordo in alto mare

pomodoro da industria

Claudio Ferri, direttore Agrimpresa

BOLOGNA – L’accordo sul prezzo del pomodoro da industria per la campagna 2026 sembra essere ancora lontano: mentre sono iniziate le trattative tra l’industria di trasformazione e le Organizzazioni dei produttori, infatti, le distanze sembrano abissali. “A oggi la proposta della parte industriale è inferiore del 30% rispetto a quello del 2025 – osserva Stefano Francia, presidente di Cia Agricoltori Italiani dell’Emilia Romagna -, mentre in Spagna, storica nazione produttrice, è stato appena chiuso l’accordo con un aumento del 5%”.

Nell’incontro del 22 gennaio scorso le parti non hanno ancora trovato una sintesi ma le aspettative sono di raggiungere e superare il prezzo stabilito lo scorso anno. 

La proposta dell’industria per la campagna 2026 intende tagliare del 30% il prezzo rispetto allo scorso anno

“Con inflazione e costi di produzione in aumento – incalza Francia – non possiamo attestarci al di sotto di importi che già verranno erosi dalla attuale situazione economica, con l’aggravante che le rese potrebbero essere inferiori a causa dei cambiamenti climatici che mettono a dura prova i produttori. Il settore ha tanto da dare e non è corretto che la marginalità non sia riconosciuta solo alla parte industriale, ma deve andare anche agli agricoltori che producono pomodoro salubre. Nessun altro Paese, inoltre, offre la qualità dell’Italia che è il secondo produttore al mondo, dopo la California, in termini di volumi”. 

Nella campagna 2025 sono stati investiti a pomodoro 45.030 ettari, un incremento dell’8% delle superfici agli anni precedenti, ampiamente giustificato dalla domanda di materia prima da parte del sistema industriale, visti i notevoli cali produttivi degli ultimi anni per le condizioni climatiche avverse.

L’auspicio della Cia è di giungere al più presto a una risoluzione della trattativa e chiudere con un prezzo equo “soprattutto in tempi rapidi – conclude Francia – in modo tale da poter consentire i trapianti con una giusta programmazione nelle campagne e dare certezze della stabilità all’economia aziendale”.

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