Claudio Ferri
PAVULLO NEL FRIGNANO (Modena) – Lavora nell’orto, alleva galline ed è ancora attivo nell’azienda agricola di Pavullo nel Frignano, nell’Appennino modenese: Abramo Manfredini ha 106 anni ed ha una partita Iva accesa il 1 gennaio del 1973, anno in cui scattò l’obbligo di legge.
Socio storico della Cia (allora non si chiamava cosi), vive nella piccola frazione di Renno. Non molto tempo fa curava piante di ciliegie che conferiva a una struttura cooperativa di Vignola e con il piccolo vigneto produceva vino per il consumo famigliare. Poi, come quasi tutti gli agricoltori di montagna, allevava bovine da latte per il Parmigiano.
Se la storia d’Italia avesse un volto, a Pavullo e dintorni avrebbe probabilmente quello di Abramo, uno degli uomini più longevi del territorio. Nonostante qualche acciacco a vista e udito, Abramo non ha rinunciato alla campagna, in cui vive e dove è si avvale della collaborazione di una colf, oltre che essere circondato dall’affetto dei figli. Coltivatore da sempre e maestro degli innesti, Manfredini è un vero archivio vivente.
Ha attraversato il Novecento e il nuovo millennio: dal fascismo alla nascita della Repubblica, dalle grandi conquiste spaziali fino alla sfida globale del Covid, superata con la tempra di chi ne ha viste troppe per lasciarsi abbattere.
Il capitolo più drammatico e insieme eroico della sua vita risale alla Seconda Guerra Mondiale. Arruolato nel 1940 e spedito tra le sabbie della Libia e le montagne dell’Albania, Abramo sopravvisse alla malaria prima di finire prigioniero dei tedeschi a Fossoli, dopo l’8 settembre 1943.
Il suo destino sembrava segnato: i campi di concentramento in Germania. Ma il destino, e un pizzico di audacia, decisero diversamente. Mentre era rinchiuso nella caserma della Cittadella a Modena, riuscì a evadere insieme a pochi compagni attraversando le fognature, aiutato da alcune coraggiose donne del luogo.
Quella fuga degna di una pellicola hollywoodiana è diventata negli anni una lezione di vita. Abramo ha portato spesso la sua testimonianza nelle scuole, parlando ai ragazzi non solo degli orrori del conflitto, ma del valore inestimabile della libertà.
Il suo messaggio oggi è più attuale che mai: un invito accorato ai giovani a non cedere al disimpegno e a onorare il diritto di voto, conquistato col sangue e con la fatica di chi, come lui, ha camminato nel fango della storia per consegnarci la democrazia.



