“Sanità, bene Regione Emilia Romagna, ma si può migliorare”

servizio sanitario

Alessandra Giovannini

“Il servizio sanitario della regione Emilia Romagna è uno dei più efficienti nel mondo, ma riteniamo che ci sia sempre tanto da migliorare. Noi vogliamo essere protagonisti con le nostre proposte, le nostre osservazioni ad un confronto con gli amministratori regionali e locali. Pertanto, avremo sicuramente altre occasioni per relazionarci”

Queste le parole conclusive di Pierino Liverani, presidente dell’Anp Cia in occasione della Giunta dell’associazione dei pensionati allargata alla presenza, tra gli altri, della presidente della commissione Salute e Servizi sociali della Regione Emilia Romagna, Ottavia Soncini e del presidente regionale Cia, Cristiano Fini.

L’incontro è stato l’occasione per parlare del Coronavirus e di quanto gli anziani “siano stati messi a dura prova per l’ansia, la paura e il panico che questa pandemia ha creato”.
Una sanità, quella regionale, che è stata all’altezza della situazione ma che necessita, per i rappresentanti dei pensionati della Cia, di migliorie. “Ci sono – ha sottolineato Liverani nel suo intervento – battaglie da fare contro il taglio delle risorse alla sanità che ha portato ad una diminuzione dei posti letto negli ospedali, ad una carenza di medici di base, ad un allontanamento dalla prevenzione e all’abbandono di alcuni presidi e servizi di primaria necessità nelle zone interne più svantaggiate, ad aprire le porte ad una sanità sempre più privata, che noi non demonizziamo ma che riteniamo debba essere un supporto, e non l’ossatura della sanità nazionale e regionale”.

Le strutture pubbliche e private per anziani sono 1378, secondo i dati regionali del 2019. Oggi noi sappiamo che 70-80 di queste sono state colpite dalla pandemia, inoltre, sappiamo che in Italia sono stati fatti dei controlli e il risultato è stato che 1 su 3 di queste, portava delle irregolarità o delle debolezze di gestione. “Gli anziani – dice ancora Liverani – sono coloro che hanno pagato a caro prezzo trascinando nel vortice della morte troppi medici operatori sanitari e volontari in prima linea. Tant’è che in Italia, su un totale di 34 mila decessi, all’incirca 29 mila sono pensionati”.

E poi le prestazioni sanitarie. “Dall’inizio di marzo e per 3 mesi circa – continua Liverani – sono state sospese tutte quelle prestazioni non urgentissime, molte delle quali rivolte ai pensionati e alle patologie croniche. Noi chiediamo che il servizio sanitario metta a disposizione le risorse per pianificare un recupero totale, senza far slittare troppo in avanti nei tempi queste priorità e senza ritardare le prenotazioni successive”. A seguire, il tema del volontariato e dell’aiuto ai figli per l’assistenza e la custodia dei più piccoli. “Dobbiamo reagire tutti insieme, pensionati compresi – conclude Liverani -. Noi ci siamo, ma chiediamo che, da parte del Governo del paese, delle Regioni e degli Enti locali ci sia la massima coesione, il massimo impegno e la massima capacità operativa”.

A rispondere alle numerose sollecitazioni anche di Luana Tampieri, presidente Donne in campo, Valeria Villani presidente Agia, Daniela Zilli segretaria Anp nazionale, Loredana Ligabue direttrice associazione Carer e dei numerosi consiglieri dell’Anp, Ottavia Soncini. “Rilevante – ha ribadito nel suo intervento – l’importanza del volontariato e dei nonni per le famiglie della regione che permettono, soprattutto alle donne, di poter lavorare con serenità. In tema di prevenzione e stili di vita, dobbiamo rafforzare il sistema sanitario investendo in strutture, tecnologie, personale e servizi negli ospedali e nei territori. Per questo, è già programmato circa 1 miliardo di euro di investimenti in edilizia sanitaria e nella rete territori, riapertura dei Punti nascita in montagna, Case della salute, Ospedali di comunità, Hospice, adeguamento della dotazione tecnologica degli studi dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta, assunzioni e rafforzamento degli organici, modernizzazione, Telemedicina, Teleconsulto, estensione uso Fascicolo sanitario elettronico, con nuovi strumenti diagnostici e di cura, il taglio dei tempi d’attesa ai Pronto soccorso, da innovare negli spazi, e per gli interventi chirurgici programmati e con l’impegno ad impiegare nel modo più efficace e rapido tutte le risorse che la programmazione europea e nazionale destineranno in questa fase all’irrobustimento del servizio sanitario.

Risorse anche su tutta la rete dei servizi per la non autosufficienza, con l’aumento del Fondo regionale, per dare alle persone anziane e quelle diversamente abili una rete di protezione domiciliare, semiresidenzale e residenziale adeguata e moderna, valorizzando anche la centralità della protezione familiare e dei caregiver. Bisogna rifare in autunno il punto su alcune cose, siamo in fase di progettazione per i prossimi anni”.

In chiusura le parole di Cristiano Fini, presidente regionale Cia. “Questo incontro è stato utile e opportuno dopo quello che abbiamo passato in emergenza e anche per quello che ancora stiamo passando. Abbiamo fatto il punto su quello che è stato ma, soprattutto, su quello che sarà. Non dobbiamo abbassare la guardia. Il sistema sanitario così com’è delegato alle regioni, è un modello utile e importante e quello dell’Emilia Romagna, anche se è vero che ci sono problemi e ci sono ampi margini di miglioramento, ha dato dimostrazione di essere superiore ad altri. Dobbiamo mettere in campo a livello regionale le migliori menti, le migliori risorse per arrivare a quella tanto ambita perfezione, sapendo che la perfezione non si raggiungerà mai perché i problemi rimarranno, ma dobbiamo fare il possibile per raggiungerla”.

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