Torna a splendere il sole sulla castanicoltura emiliano romagnola - Agrimpresaonline Webzine

Torna a splendere il sole sulla castanicoltura emiliano romagnola

castagne

Alessandra Giovannini

Saranno finanziati interventi per valorizzare le foreste e l’economia dei boschi

DALLA REDAZIONE – Quest’anno sono tutti veramente contenti. “Quantità ricchissima, più di così non si può. Come da anni non si vedeva”.

Dice soddisfatto Stefano Fogacci titolare dell’azienda Tizzano che nella frazione di Monteombraro, comune di Zocca nel modenese, produce circa 10 quintali di castagne e marroni. In certe zone si parla, addirittura, di raddoppio della produzione.

fogacci

“Sono contento – ribatte Sergio Rontini titolare de Il Regno del Marrone che nella vallata del Santerno, a Castel del Rio per la precisione, coltiva più di 50 ettari di castagneti. – La pezzatura è grossa e la qualità è buona”.

Rontini

Ci allontaniamo di qualche chilometro. “Noi abbiamo il castagneto dal 2010 – aggiunge Stefania Malavolti dell’Azienda Agricola Scania di Settefonti, zona Casola Valsenio, nella provincia ravennate –. Dopo anni difficili quest’anno dovremmo fare almeno sette quintali di marroni. Il terreno dovrebbe produrne sui dieci quintali”. Dunque buone notizie per le aziende emiliano romagnole, circa 1.570, almeno secondo i dati del VI Censimento dell’agricoltura dell’Istat pubblicato a luglio 2012, che si sono dedicate a questo frutto autunnale lasciando 2.822 ettari di terreno ai possenti “alberi del pane”, come venivano chiamati già al tempo del medioevo, per raccogliere circa 10 mila quintali di castagne e marroni.Malavolti

E rimanendo in tema di numeri ricordiamo anche che la regione Emilia Romagna è la sesta in Italia per estensione dei castagneti, il 35% dei quali in provincia di Bologna, dove si raccolgono il Marrone Igp di Castel Del Rio e il Marrone Biondo dell’Appennino bolognese. Certo, non è sempre tutto oro quel che luccica.

“D’altra parte – ricorda Stefania – finché non cadono i ricci, non sai mai cosa c’è dentro”. E inizialmente qualche preoccupazione c’era stata. “Un po’ di guazza vicino ai rii” – precisa Sergio –. Qualche ramo caduto spezzato dalla neve e grandine agostana che ha un po’ disturbato i frutti nella valle del Senio.

“E la presenza del fungo” – aggiunge Stefano, non hanno fatto dormire per qualche notte i produttori. Già, il fungo, il Gnomoniopsis Discula Pascoe che viene dall’Australia, ma i problemi sembra siano solo per i frutti del sud Italia. “Noi abbiamo già avuto le nostre difficoltà. – ricorda Stefania – La nostra regione, prima della siccità dello scorso anno che ha generato un crollo produttivo superiore al 50%, era stata colpita anche dalla famosa vespa”. L’insetto killer Cinipide Galligeno arrivato nel 2008 dalla Cina e sconfitto da un efficace intervento biologico con il lancio nei castagneti del Torymus sinensis, l’insetto antagonista naturale dello sgradito parassita alieno. “E oggi nelle intenzioni – aggiunge Stefania – c’è anche quella di avviare una sperimentazione, in collaborazione con una ditta specializzata, per contrastare “il bacato” con il metodo della confusione sessuale”. Ma torniamo ad oggi e a questi mesi che segnano il tutto esaurito nelle feste e sagre di tutto il territorio. Un modo per assaporare i frutti ma anche per far conoscere meglio i produttori e difendere “il locale”. “È importante – aggiunge Stefano – che oltre a frequentare i momenti di collettività si vada anche nelle aziende per comprare, capire e scoprire cosa c’è dietro un semplice marrone o una castagna. Qual è il lavoro, cosa si fa e, dunque, perché costa così. Dobbiamo difendere il made in Italy e i nostri territori di appartenenza”.

Per Stefania è passione, “Ce l’ho nel dna. È faticoso. Alla sera, quando è il tempo della raccolta, mi fanno male le gambe. Ma conosco ogni centimetro quadrato del terreno e che soddisfazione quando poi preparo le castagne secche e la farina”. Il castagno, dunque, come bene comune, una presenza che riveste un ruolo per il presidio del territorio e per la salvaguardia dell’assetto ambientale. I boschi belli da vedere e utili per la flora, la fauna, la produzione del miele e la formazione dei funghi e dei piccoli frutti. “Peccato ricordarcelo solo per pochi mesi l’anno – dice ancora Stefano –, Sarebbero da rivalutare anche perché sono un alimento completo”. Ricchi di amido, zuccheri complessi e sali minerali, sono indicati nella dieta di giovani, sportivi e persone anziane. Non contengono glutine e sono una miniera di potassio.

Il CastagnaioE delle proprietà benefiche ne sono convinti anche Barbara Monti e Milena Cavani della società agricola Il Castagnaio che da quest’anno, aiutate dai rispettivi mariti, hanno dato vita ad un laboratorio con annesso punto vendita nel Comune di Pavullo, in provincia di Modena. L’intento è di rilanciare i marroni del territorio del Frignano. Dalla raccolta alla vendita del prodotto cotto, anche on-line. Tutti i giorni dell’anno. “Una filiera del prodotto – sottolinea Milena – che vorremmo brevettare”. Nel loro laboratorio, dopo la raccolta nel bosco che produce mediamente circa 20 quintali di marroni, il prodotto viene castrato, essiccato nel forno a legna e pelato a mano. “In una mezza giornata – precisa Barbara – ne riusciamo a lavorare circa 10 chili”. La particolarità di questa azienda è ciò che riesce a fare anche dopo la pulitura.

“È un prodotto antico – dice ancora Milena – e nostra intenzione è quella di farlo conoscere a tutti, ecco perché abbiamo pensato di insacchettarlo e quindi distribuirlo. Una confezione può conservare i marroni fino a sei mesi in atmosfera controllata”.

Un’attività che queste due famiglie facevano per il loro consumo e che da oggi è diventato lavoro. “Passione – concludono Barbara e Milena -, che condividiamo con i nostri mariti Graziano e Stefano”. Anche così si difendono i prodotti di nicchia.

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