Erika Angelini
Si parla sempre più spesso di agricoltura sociale, un tipo di attività agricola che accoglie nelle aziende persone appartenenti a gruppi sociali particolari, svantaggiate o con difficoltà di inclusione lavorativa, che trovano nel settore agricolo una modalità per esprimere le loro potenzialità.
PORTOMAGGIORE (Ferrara) – Non sempre, le aziende sono strutturate o idonee per diventare “sociali”, perché ci sono dei limiti alle mansioni che possono essere svolte e occorre adattarle alle reali possibilità dei lavoratori. Ma scegliere questo tipo di attività agricola è possibile, come stanno facendo due imprenditori di Portomaggiore (Ferrara), che hanno deciso di unire le forze per fare una vera e propria “rivoluzione sociale”, grazie allo zafferano. Gianfranco Tomasoni, allevatore e produttore di Bando di Portomaggiore (Fe) e Filippo Grego, produttore di Longastrino (Fe), hanno aperto una nuova azienda con finalità sociale e stanno iniziando la produzione.
“Abbiamo deciso – spiega Tomasoni – di intraprendere questa interessante avventura, che va ad aggiungersi a quelle svolte abitualmente, perché pensiamo che l’agricoltura possa diventare, contrariamente a quello che potrebbe sembrare, un’opportunità per le persone con disabilità. Basta scegliere colture adeguate e proporre attività alla portata dei lavoratori coinvolti.
Lo zafferano è un prodotto semplice da raccogliere, anche per chi, ad esempio, è sulla sedia a rotelle o ha una mobilità limitata. Il nostro – continua l’imprenditore – è più che altro un investimento “a fondo perduto”, dettato dalla volontà di coinvolgere e includere queste persone nel settore agricolo. Lo facciamo perché abbiamo due aziende avviate e in qualche modo possiamo permetterci di rimanere solo in equilibrio. Poi, certo, si può fare reddito con l’agricoltura sociale, magari aprendo un agriasilo o una fattoria didattica, ma credo che sia sempre e comunque un atto di responsabilità sociale.
Siamo molto soddisfatti di come sta andando avanti la nostra idea di “zafferano sociale”, anche se abbiamo incontrato delle difficoltà, soprattutto quella di trovare associazioni no profit intenzionate a collaborare seriamente, ma crediamo molto in questo progetto e andremo avanti con impegno.
Abbiamo anche un obiettivo ambizioso: tra qualche anno vogliamo produrre e immettere sul mercato uno zafferano che abbia un marchio distintivo e possa aiutarci ad ampliare l’azienda e aumentare la gamma di prodotti coltivati, per impiegare un numero sempre maggiore di lavoratori”.



