Erika Angelini
BOLOGNA – La borsa merci e i listini Cun non hanno aperto nel migliore dei modi e i prezzi di tutti i cereali, anche a fronte del drastico aumento dei costi di produzione, non soddisfa i produttori. La domanda è: una campagna cerealicola altamente produttiva riuscirà a compensare le prime settimane di quotazioni non certo entusiasmanti?
Ne abbiamo parlato con Fabio Gardosi, responsabile conferimenti Progeo Sca e Marco Leonardi, tecnico agronomo di Capa Cologna per capire l’andamento di un bacino che va dal ferrarese a Parma, fino a una parte del mantovano.
“Siamo di fronte a una delle raccolte più importanti degli ultimi anni – spiega Fabio Gardosi – con volumi davvero straordinari. A livello produttivo per il frumento tenero siamo su una media di circa 70-75 quintali per ettaro, con punte di 85 in certi areali e zone che si sono, invece, attestate sui 60-65 quintali. Rispetto all’anno scorso, abbiamo sicuramente un 20-25% di resa in più per i frumenti e anche l’orzo ha prodotto molto bene, attestandosi sui 60-65 quintali. Dal punto di vista qualitativo, i pesi specifici sono altissimi su qualunque prodotto e in alcuni casi sono stati registrati valori prossimi a 90 kg/hl, un livello raramente osservato nelle precedenti campagne. L’aspetto maggiormente critico dell’annata resta invece il contenuto proteico. Nelle varietà di forza la media si è attestata intorno al 13,5%, valore richiesto dall’industria di trasformazione, ma con una significativa variabilità tra le diverse partite. Per quanto riguarda il grano duro, la media rilevata sui conferimenti Progeo si colloca poco al di sopra del 13%, ma il 40% di prodotto non raggiunge quel valore ed è pertanto leggermente inferiore rispetto ai parametri richiesti dai principali utilizzatori. Nel complesso, tuttavia, l’annata si caratterizza per produzioni abbondanti e per un ottimo profilo merceologico, soprattutto sotto il profilo del peso specifico e della sanità del prodotto”.
Un aspetto positivo della campagna è stato sicuramente il clima, con un meteo stabilissimo che ha anticipato la raccolta di circa dieci giorni, senza incidere sulla produttività, come ha sottolineato anche Marco Leonardi: “Dal punto di vista della campagna, siamo stati fortunati, perché non è mai piovuto durante la raccolta, permettendoci di chiudere al 99% entro il 30 giugno. Anche le produzioni sono decisamente soddisfacenti nella maggioranza dei casi: per il grano duro abbiamo registrato un 15-20% in più rispetto allo scorso anno, con una media di 75 quintali e aziende che hanno superato i 90. Persino in zone storicamente poco produttive come le torbe, quest’anno non siamo scesi sotto i 70 quintali. I grani panificabili sono andati molto bene, con medie intorno agli 85 quintali. Trend positivo anche per i pesi specifici che hanno registrato una media tra 87 e 88, favorendo dunque i grani non di forza, che non richiedono un particolare tenore proteico. La nota dolente sono, come credo per tutto l’areale emiliano-romagnolo, le proteine che in base alle nostre rilevazioni si sono fermate tra il 12 e il 13% di media. Penso che su questo abbia influito l’aumento dei mezzi tecnici, in particolare concime e gasolio, che ha portato a concimazioni spesso non adeguate che hanno penalizzato la qualità proteica finale. C’è infatti una relazione tra pesi specifici elevati e proteine: se la pianta produce molta sostanza amidacea (grani molto pieni e pesanti), ma l’azoto disponibile non aumenta in proporzione, la percentuale di proteine diminuisce”.
La situazione da Ferrara a Parma appare, dunque, sovrapponibile a livello di rese e qualità, pur con le dovute differenze relative al tipo di terreni, ma per tutti la vera nota dolente sono le prime quotazioni inferiori di circa il 20-30% rispetto allo scorso anno. Una situazione in divenire, impossibile da prevedere anche perché la raccolta negli altri paesi europei sarà tra qualche settimana, ma che al momento non premia “i granai pieni” e lo sforzo produttivo delle aziende che vedono un possibile margine eroso dai costi di produzione.



