Vento e grandine tagliano le gambe alle colture in piena produzione con danni stimati in milioni di euro e una annata produttiva ancora molto lunga

maltempo

Nel primo violento fortunale del 15 luglio più che la grandine, la devastazione l’ha creata il vento, dove le forti raffiche che hanno raggiunto i 100 chilometri orari hanno divelto molte serre, concentrate soprattutto nei territori della bassa modenese e reggiana, senza risparmiare la Romagna dove, oltre a colpire le colture pronte per essere raccolte (meloni, cocomeri, pomodori da mensa e altri ortaggi), in molti casi erano anche appena stati eseguiti i trapianti di ortaggi che sarebbero arrivati a maturazione a fine estate – inizio autunno.

La situazione si è aggravata nelle prime ore del mattino del 20 luglio quando la grandine ha imperversato un po’ in tutta l’Emilia Romagna colpendo duramente frutteti, vigneti e ogni tipo di coltura. In molte aree della regione sono piovuti anche 70 – 80 millimetri di acqua mentre sono stati raccolti chicchi di grandine del diametro di 6 centimetri, con evidente effetti devastanti. La somma di questi eventi ha arrecato danni ingenti tra vigneti abbattuti, serre distrutte, capannoni scoperchiati e coltivazioni gravemente compromesse. L’azione meccanica del vento ha fatto cadere quantitativi enormi di frutta, mele, pesche e pere il resto lo ha fatto la grandine, lasciando dietro di sé milioni di euro di danni. 

“La conta dei danni prosegue ed è positivo l’avvio della ricognizione e la richiesta di deroga alla legge  102 da parte della Regione Emilia Romagna – commenta il presidente regionale Cia Lorenzo Catellani.- Ora servono rapidità, risorse adeguate e un riconoscimento ampio dei danni perché le imprese non possono  continuare a sostenere da sole il costo di eventi estremi sempre più frequenti. Alla gestione dell’emergenza deve affiancarsi una riforma strutturale degli strumenti assicurativi e di prevenzione”.

“L’annata che sembrava essere promettente, è stata funestata da questi episodi – commenta Alberto Notari, presidente di Cia Emilia Centro – e purtroppo non più un fenomeno isolato. Nel caso  del vento nemmeno le reti protettive hanno potuto impedire la perdita del prodotto, mentre gli alti costi assicurativi per una protezione passiva del raccolto spesso sono un freno per gli agricoltori che ogni anno vedono lievitare le spese per coltivare e produrre, a partire dai concimi che sono schizzati alle stelle per via degli episodi bellici internazionali”. A essere particolarmente colpiti nel territorio modenese sono stati i comuni di Bomporto, Cavezzo, Camposanto e San Prospero. A Reggio Emilia è stato interessato in particolare il territorio tra Luzzara, Rolo e Reggiolo. “Quello che abbiamo vissuto nell’arco di pochi giorni – osserva la presidente Valeria Villani – dimostra come gli eventi estremi siano diventati sempre più frequenti e ravvicinati. In queste condizioni diventa sempre più difficile programmare gli investimenti e garantire la sostenibilità economica delle aziende”.

Le conseguenze non riguardano soltanto le produzioni perse. Ogni evento comporta costi per il ripristino di strutture, impianti e coltivazioni, oltre a compromettere il reddito delle imprese.

“I cambiamenti climatici stanno modificando profondamente il modo di fare agricoltura – prosegue Villani –. L’agricoltura è il primo settore a subirne le conseguenze e questo rende indispensabile accelerare le politiche di adattamento climatico. Serve quindi una strategia strutturale che accompagni l’agricoltura in un contesto profondamente cambiato”.

Dal Mezzano all’Alto Ferrarese il fortunale abbattutosi mercoledì 15 luglio, che ha portato pioggia e forte vento dopo un lungo periodo siccitoso, ha causato ingenti danni alle colture e alle strutture agricole in tutta la provincia, colpendo duramente campi di mais e pomodoro, impianti frutticoli ma anche magazzini e attrezzature.

“Caldo estremo alternato a precipitazioni altrettanto estreme accompagnate da vento forte: questo è lo scenario che si ripresenta con una cadenza ormai preoccupante da fine maggio – dice Jennifer Felloni, vicepresidente di Cia Ferrara. È chiaro che in questo contesto le aziende agricole non possono essere lasciate sole: il cambiamento climatico, o meglio il ‘nuovo clima’, è capace di mandare in fumo in pochi secondi lavoro, reddito e cibo preziosissimo per tutti. Voglio ricordare uno slogan che circolava qualche anno fa e che vale oggi più che mai: ’Chiunque mangia è coinvolto nell’agricoltura’. Il fatto che i fenomeni estremi cancellino intere coltivazioni non riguarda, dunque, solo le aziende agricole ma è un problema di tutti e anche delle istituzioni a tutti. Vedremo nelle prossime settimane quali saranno i danni riconosciuti dalle assicurazioni e se funzionerà lo strumento Agricat. Molte aziende, peraltro, stanno vivendo uno strano paradosso: hanno scelto la difesa attiva con reti per alcune calamità, evitando così i costi assicurativi, ma si trovano nella situazione di dover assicurare le reti che puntualmente sono danneggiate”.

Anche gli agricoltori romagnoli si aspettavano una campagna frutticola sotto il segno della normalità e guardavano alla stagione con un cauto ottimismo. Poi, nel giro di poche settimane, lo scenario è cambiato radicalmente. Prima le ondate di caldo persistenti, poi violenti temporali accompagnati da grandine e raffiche di vento hanno reso impossibile formulare previsioni attendibili, con vigneti abbattuti, frutti a terra e danni alle strutture: l’agricoltura paga a pieno regime il clima che “è cambiato”.

Gli agricoltori preferiscono non sbilanciarsi. La valutazione dell’annata potrà essere fatta soltanto a raccolta conclusa, quando sarà chiaro non solo il quantitativo prodotto, ma soprattutto la quota di frutta effettivamente commercializzabile. Gli eventi estremi, infatti, possono compromettere la qualità del prodotto anche senza provocare perdite evidenti in campo, con conseguenze dirette sul valore della produzione.

Per la vite in diverse aree si prevede un anticipo della vendemmia, con l’avvio della raccolta già dai primi di agosto. Per quanto riguarda la frutta estiva, le aspettative sono orientate verso frutti di calibro mediamente inferiore rispetto agli standard e resta da verificare anche quale sarà la risposta del mercato nei confronti di produzioni con pezzature più contenute. Dal punto di vista organolettico i frutti potrebbero distinguersi per grado zuccherino e sapore. A maggior ragione non ci si sbilancia nemmeno per la frutta più tardiva e autunno-invernale: al momento della raccolta si capiranno meglio le conseguenze dell’andamento climatico attuale e che ci aspetta.

Cia, infine, invita a segnalare i danni agli uffici zonali, fornendo informazioni dettagliate su colture e strutture danneggiate, al fine di mappare l’impatto degli  eventi e fornire indicazioni precise alla Regione e al Ministero, con l’obiettivo di attivare eventuali canali di finanziamento dedicati. 

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