Merci extra Ue in entrata: più controlli per i Paesi ‘a rischio’

porto di Anversa

Claudio Ferri

ANVERSA (Belgio) – La Commissione europea ha istituito nel gennaio sorso una task force per mantenere e rafforzare la capacità dell’Ue di garantire che le importazioni soddisfino gli standard europei. I tecnici, sostiene la Commissione, si concentrerà in particolare sulla sicurezza alimentare e dei mangimi, sui residui di pesticidi e sulle azioni di monitoraggio su specifici prodotti importati.
L’obiettivo è garantire i massimi livelli di protezione per la salute umana, animale e vegetale, assicurando ai consumatori europei alimenti sicuri ed elevati standard per i mangimi animali.

I controlli sulle importazioni sono quindi fondamentali per verificare la conformità dei prodotti in entrata ai requisiti richiesti. La Dg Sante (Direzione generale della Salute e della sicurezza alimentare) a Bruxelles è il dipartimento della Commissione europea responsabile di definire e attuare le politiche dell’Unione in materia di salute pubblica, ed è responsabile della sicurezza alimentare, un quadro che si è evoluto dagli anni ’60 fino ad arrivare ai giorni nostri.

I controlli delle derrate alimentari e dei mangimi per la zootecnia provenienti da Paesi extra europei e quali sono le procedure adottate nei porti europei, sono stati al centro di un incontro – con visita al porto di Anversa, in Belgio – promossa dalla Dg Sante.
Anversa, che per grandezza è il secondo porto d’Europa, è la meta di merci provenienti da tutto il mondo ed è un ‘filtro’ che effettua controlli in entrata di prodotti provenienti da paesi terzi per verificare la conformità e i requisiti richiesti dell’Unione europea. Il posto di controllo frontaliero (Pcf) del Porto di Anversa è un punto d’ispezione doganale e sanitario designato dall’Unione Europea per il controllo delle merci in arrivo dai Paesi extra-Ue. In questo scalo, secondo solo a Rotterdam, nel 2025 sono transitati oltre 13.500 milioni di container e nel solo primo semestre lo scalo ne ha registrati 6,8 milioni, segnando un aumento del 3,6% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente per un totale di 77 milioni di tonnellate di merci.
Tecnici e responsabili di settore della Direzione generale della Salute e della sicurezza alimentare hanno spiegato le competenze e la regolamentazione europea per autorizzare, monitorare l’efficacia e la sicurezza non solo delle derrate alimentari, ma anche dei medicinali per uso umano e veterinario.

La vicedirettrice generale della Dg Sante, Claire Bury ha spiegato che “I prodotti alimentari in entrata e provenienti da paesi terzi devono soddisfare i requisiti dettati dall’Unione in materia, anche mangimistica, attraverso una serie di controlli per opera di personale specializzato. All’arrivo in dogana le merci devono quindi rispettare tutte le nostre misure di sicurezza alimentare e tutte le norme previste per l’importazione – ha sintetizzato la Bury -. I cibi sono testati: si parte da un controllo sulla documentazione su tutte le importazioni per accertare che ci sia l’origine del prodotto e che corrispondano alle merci controllate e da controllare”. Il porto di Anversa, che è situato nella parte superiore dell’estuario del fiume Schelda, è navigabile per 80 km nell’entroterra da navi con più di 100.000 tonnellate che giungono facilmente in dogana. Qui gli ispettori hanno mostrato tutte le operazioni che sono svolte per controllare i container in arrivo.

Il veterinario Stefan Van Deun spiega cosa succede quando si tolgono i piombi ai container e quando sono individuati elementi o merci non dichiarate. “I controlli su eventuali residui di antibiotici e sostanze a base di ormoni sono mandati in laboratori specializzati – spiega – e le analisi sono fatte indistintamente su tutte le merci, di origine animale e vegetale”. Il veterinario sottolinea ancora una volta che i controlli su carni sospette di contenere ormoni è particolarmente accurato e i tempi per realizzare le analisi variano a seconda del prodotto e del tipo di sostanza che si va a ricercare.
“In alcuni casi è fatto un test organolettico e dell’odore per assicurarsi che il cibo sia buono – dice – perché se sono prodotti refrigerati o prodotti surgelati, è importante assicurarsi che siano stati conservati alla temperatura giusta durante tutto il percorso. Oltre ai controlli documentali è necessario effettuare controlli visivi e aspettare gli esiti delle analisi sul prodotto che riteniamo sospetto o non a norma. Se, ad esempio, vediamo che le verdure presentano anomalie, sono isolate, ispezionate e controllate con i normali metodi di analisi”.

C’è particolare attenzione nella ricerca dell’estradiolo, un ormone bandito da molto tempo. “Da quando lo abbiamo trovato in diverse spedizioni abbiamo interrotto l’importazione – sottolinea Van Deun -. Un’altra restrizione riguarda gli antibiotici, perché vogliamo impedire che siano utilizzati impropriamente per gli animali perché con l’accumulo di questi farmaci nel tempo potenzialmente possono essere trasferiti agli esseri umani”.
Ogni volta che sono disposte particolari restrizioni su prodotti fitosanitari o molecole che non sono ammesse in Europa, anche su indicazione dell’Efsa, viene comunicato preventivamente alle nazioni esportatrici in modo che possano mettere in atto i controlli anche all’interno dei loro confini.
In questo momento l’osservato speciale è il Brasile, dal quale sono arrivate carni contenente l’estradiolo. “In questa fase non abbiamo certezze che i brasiliani applichino sistemi di controllo abbastanza puntuali da garantire che antibiotici oppure ormoni siano rilevati – commenta – quindi facciamo controlli accurati su tutti i fronti”.
Proseguendo nella prassi dei controlli, dopo la parte documentale si prelevano campioni in diversi punti del container da ispezionare. “Come veterinario posso decidere di prendere campioni, scongelarli e annusarli, assaggiarli – precisa – per vedere se hanno un buon odore ed anche un sapore ‘normale’. Una seconda possibilità è prelevare campioni a uso dello Stato membro cui è indirizzata la merce per controllare se gli standard di questo prodotto corrispondono ai requisiti richiesti”.
C’è anche un sistema di ‘allarme rapido’, ovvero quando la spedizione sta arrivando in Europa da un paese terzo in cui vengono segnalati dei problemi attraverso informazioni che vengono immesse in un sistema tracciatore comune, può essere bloccata per poi acquisire campioni.

“Per alcuni Paesi, come per l’India, ad esempio, è necessario un campionamento supplementare – precisa ancora Van Deun -, un controllo extra per gli antibiotici”. Van Deun, per mostrare le procedure, controlla una spedizione di gamberetti di allevamento. “Quando si tratta di acquacoltura, è sempre possibile che mettano extra medicinali per avere un buon risultato del pescato – dice -. La Commissione europea ha dei sospetti sui prodotti che sono utilizzati per fare acquacoltura intensiva in grandi allevamenti e il 50% delle merci provenienti dall’India va controllato all’ingresso nell’Ue”.
Il funzionario racconta che arrivano molti container dall’Ecuador, merci che sono controllate in partenza dal governo ecuadoriano per verificare che non vi siano stupefacenti. In questo caso è apposto un sigillo particolare accompagnato da una dichiarazione aggiuntiva relativa all’ispezione fatta in partenza.

Il rischio che vi siano sostanze stupefacenti tuttavia c’è, “ma non come in passato, assicura il veterinario – e quando si trova qualcosa di sospetto informiamo la sezione speciale per i narcotici che vengono ad effettuare controlli. Anche la temperatura è importante per le merci surgelate, che non deve scendere al di sotto dei -18 gradi, poi si va al campionamento dei contenitori, in questo caso le scatole di gamberetti – spiega – e si controlla l’1% delle scatole, con un minimo di due e un massimo di 10. Quando c’è un problema, o vedo che qualcosa non va posso chiedere di prendere più scatole o scaricare completamente il container perché a volte non si riesce a vedere cosa c’è dietro la prima o la seconda fila, ma se ci sono dubbi si fa un controllo a tappeto”.
Poi succede che all’interno dei container si possano trovare merci ‘strane’. “Abbiamo trovato un cane congelato, ovviamente merce non consentita, proveniente dalla Cina – racconta – e a volte anche carichi provenienti dall’Africa con diversi prodotti catalogati come gamberi ma con all’interno delle confezioni del materiale vegetale. Quando ci sono confezioni destinate ai consumatori finali è importante la descrizione sull’etichetta, ovvero il Paese di origine, l’azienda produttrice e i codici richiesti dalla normativa Ue. Insomma, le informazioni devono essere le stesse che richiede la legislazione europea”.

Riguardo la carne proveniente dal Brasile il controllo è più ‘certosino’: “Dobbiamo prendere almeno il 20% dei contenitori per analizzare la presenza di antibiotici, e di questa percentuale verifichiamo il 100%. Un controllo più severo è fatto anche per gli arrivi dall’India. Una volta campionato, il container deve rimanere da noi finché non saranno chiari i risultati dell’esame”.
Tutte le merci di origine animale, quindi, come la lana, il cibo per animali domestici, la carne, il pesce, anche materiale per uso tecnico che viene da origine animale, passa le ispezioni. “Abbiamo avuto problemi con il Messico in passato – precisa – ed ecco perché l’Ue ha deciso di interrompere completamente l’importazione di carne messicana per il consumo umano”.

Terminato il controllo, la merce è riposta nuovamente nel container che è chiuso e su cui è posto nuovo sigillo con un sistema di tracciamento. Il materiale prelevato dai campioni è sistemato in sacchetti di plastica, numerato e codificato e alcuni saranno sottoposti all’analisi degli antibiotici. “In questo caso controlleremo la presenza di nitrofurani, nitrofurantoina, cloramfenicolo e chinoloni – chiarisce Van Deun -, sostanze che sono utilizzate in acquacoltura per far crescere più velocemente i crostacei. E a volte anche noi mettiamo i gamberetti in un sacchetto di plastica, li scongeliamo, e usiamo il sacchetto di plastica come una sorta di canale per farlo arrivare al naso direttamente l’odore, perché componenti come l’ammoniaca sono molto volatili e si disperdono nell’ambiente. Quando un pesce ha un alto livello di ammoniaca ha un cattivo odore”.

Molti prodotti arrivano già confezionati, pronti per l’uso, anche in miscela di diversi componenti e talvolta per il laboratorio è difficile fare un esame perché c’è una contaminazione di altri prodotti che rende l’analisi difficoltosa. “Anche la presenza di parassiti è possibile – conclude Van Deun – e abbiamo molti problemi con il salmone, con le relative infestazioni di parassiti. Ma quando i prodotti sono congelati non rappresentano un problema”.

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