Una direzione Cia allargata ha affrontato i temi dell’ortofrutta: annata positiva - Agrimpresaonline Webzine

Una direzione Cia allargata ha affrontato i temi dell’ortofrutta: annata positiva

Ottobre 2013

Stiamo affrontando un’annata ortofrutticola dove finalmente gli aspetti positivi sono più di quelli negativi, ma rimangono ancora molti problemi strutturali per cui è necessario cercare o consolidare soluzioni in un settore importante per l’economia agricola e il suo indotto.

A questo scopo la Cia ha dedicato una “Direzione provinciale”, allargata a tutti i consiglieri di coop. ortofrutticole nostri associati; erano inoltre presenti il presidente regionale Antonio Dosi anche nella veste di vice presidente nazionale dell’Asnacodi, il presidente dell’Oi ortofrutta Nazario Battelli e la nostra responsabile nazionale del settore Alessandra De Santis.

I temi trattati sono tanti, dalla nuova Ocm la cui discussione partirà a fine 2013, in cui è necessario ampliare i programmi operativi con la priorità di darsi strumenti per prevenire le crisi partendo dall’assicurazione sul reddito, la ricerca e l’innovazione, le azioni promozionali. Questo salvaguardando e potenziando il ruolo delle Op che dovranno essere più efficienti.

È stato dato un giudizio positivo sulla costituzione dell’Oi delle pere e all’accordo raggiunto dall’Oi ortofrutticolo sull’actinidia trattando anche il tema Psa. È stata inoltre l’occasione per chiarire quali sono le prospettive per un accordo su pesche e nettarine, dove non mancano le difficoltà ma sul quale si sta finalmente lavorando in maniera seria.

Altro tema rilevante sono gli svantaggi competitivi con altri Paesi europei in cui sono ammessi prodotti vietati in Italia, i costi del nostro sistema paese, fiscalità ed energia, superiore a quello dei nostri concorrenti, finendo la discussione con un’analisi degli strumenti messi in piedi sul territorio (Tor, documento di area vasta e Igp).

La Cia crede che il confronto tra ruoli diversi o esercitati in ambiti diversi sia utile ad evitare di chiudersi nella propria azienda o cooperativa o organizzazione professionale, questo è un atteggiamento conservatore che in qualche caso rileviamo ma è sicuramente di ostacolo a quell’innovazione che l’economia ci chiede.

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