Claudio Ferri, direttore Agrimpresa
È in corso di definizione la variante al Piano di assetto idrogeologico, il cosiddetto Pai, estesa ai bacini del Reno, dei Romagnoli e del Conca-Marecchia. Dopo gli eventi che hanno colpito duramente il territorio regionale, il rafforzamento delle politiche di prevenzione e gestione del rischio rappresenta una responsabilità collettiva ed è una priorità non solo per il mondo agricolo, ma per una buona parte della regione densamente popolata. Il vicedirettore di Cia Emilia Romagna, Manuel Quattrini, ha partecipato al Patto per il lavoro e per il clima della Regione Emilia Romagna, portato il proprio contributo sul tema della sicurezza idraulica e della Variante al Pai.
“La Cia Emilia Romagna ha partecipato al confronto in un’ottica costruttiva, ma ha posto con chiarezza un tema politico centrale – spiega Quattrini – ovvero la sicurezza non può essere costruita scaricando in modo strutturale sull’agricoltura il peso delle scelte pianificatorie. Il contributo da noi presentato mantiene un’impostazione collaborativa, ma evidenzia passaggi che, se non correttamente definiti, rischiano di produrre effetti economici e territoriali rilevanti per il sistema agricolo regionale”. La previsione di aree destinate a esondazione controllata o a funzioni di laminazione rappresenta infatti il nodo politico della Variante. L’Organizzazione riconosce che l’agricoltura possa concorrere alla gestione del rischio idraulico, ma respinge l’idea che il suolo agricolo diventi la principale superficie di compensazione delle criticità del sistema. “Eventuali servitù di allagamento non possono essere introdotte come semplici vincoli urbanistici – aggiunge Quattrini – sono scelte di politica pubblica che incidono sul valore fondiario, sulla continuità produttiva e sulla stabilità delle imprese”.
Poi entra in gioco il coinvolgimento strutturale dei soggetti tecnici che presidiano il territorio. “La Variante deve assumere come elemento cardine il contributo dei Consorzi di Bonifica e di Anbi, presidio tecnico-operativo del sistema idraulico regionale. Prima del consolidamento delle perimetrazioni e dell’individuazione delle aree potenzialmente interessate da servitù o allagamenti programmati – segnala il vicedirettore – è politicamente necessario acquisire un contributo strutturato di Anbi e attivare un confronto tecnico diretto con i Consorzi competenti. Chiediamo inoltre piena trasparenza sui criteri modellistici utilizzati e sulle assunzioni che determinano portate limite e scenari di rotta arginale”.
C’è condivisione da parte di Cia nel condivide l’impostazione orientata a restituire spazio ai corsi d’acqua e a rafforzare gli strumenti di prevenzione, ma ritiene imprescindibile esplicitare una ‘gerarchia delle soluzioni. “In primo luogo devono essere affrontate le criticità localizzate che incidono sulla sicurezza di centri abitati, infrastrutture strategiche e reti di servizio – elenca Quattrini -. In parallelo va impressa un’accelerazione alle opere di laminazione e alle casse di espansione già progettate. Solo successivamente, e in modo mirato, può essere valutato l’utilizzo programmato di superfici agricole, evitando soluzioni estensive e generalizzate”. Qualora la Variante preveda servitù di allagamento su aree agricole, l’organizzazione indica condizioni non negoziabili: delimitazioni puntuali fondate su verifiche in campo, evitando perimetrazioni ampie che generano deprezzamento diffuso.
“Poi occorre una distinzione chiara tra aree golenali o a vocazione naturale e suoli ad alta fertilità e specializzazione produttiva. Serve un sistema di indennizzi certo, automatico e stabile nel tempo, capace di compensare limitazioni d’uso, mancati redditi e danni. Poi – prosegue – occorrono salvaguardie specifiche per le aziende che hanno realizzato investimenti strutturali e pluriennali: in assenza di tali garanzie, la Variante rischia di produrre conflitto territoriale e perdita di fiducia”.
Dal punto di vista tecnico e politico, per la Confederazione la priorità deve essere un pacchetto di misure che riducano il rischio senza trasferirlo impropriamente sul suolo agricolo: arretramenti arginali selettivi dove sostenibili, potenziamento delle casse di espansione e delle vasche di laminazione previste, manutenzione strutturale di sedimenti e vegetazione, interventi su ponti e manufatti interferenti nonché rafforzamento dei sistemi di previsione, monitoraggio e gestione dell’emergenza.
“La credibilità della Variante dipenderà dalla sua concreta attuabilità – osserva ancora Quattrini -. È necessario infatti accompagnare il procedimento con un cronoprogramma chiaro delle opere, una programmazione finanziaria verificabile e un sistema pubblico di monitoraggio dell’avanzamento. In questa fase chiediamo piena accessibilità a cartografie e schede di ambito, incontri territoriali con la presenza dei Consorzi di Bonifica e canali tecnici rapidi per la gestione delle richieste di organizzazioni professionali ed enti locali”.
Cia Emilia Romagna in sostanza conferma la disponibilità a collaborare alla costruzione di una Variante capace di aumentare realmente la sicurezza del territorio. “Ma ribadiamo un principio politico essenziale – conclude Quattrini – cioè l’agricoltura non può diventare uno strumento passivo di compensazione del rischio e solo una pianificazione che riconosca il valore produttivo, economico e sociale del suolo agricolo potrà garantire soluzioni stabili, condivise ed efficaci nel tempo”.



