Ortofrutta : “Più aggregazioni o sarà una sconfitta non solo per l’agricoltura ma per tutta l’economia dell’Emilia Romagna”

maggio 2015

Lo ha affermato Misirocchi (Cia di Ravenna) in un incontro sul tema a cui hanno partecipato Secondo Scanavino, presidente nazionale della Confederazione italiana agricoltori, Antonio Dosi (vice presidente) e l’assessore regionale all’agricoltura Simona Caselli

FAENZA (Ravenna) – “Rischiare di perdere l’ortofrutta nel nostro territorio sarebbe una sconfitta per tutta l’economia perché l’ortofrutta crea produzione, lavoro, indotto”. Lo ha affermato il presidente di Cia Ravenna, Danilo Misirocchi – nel corso di un incontro svolto a Faenza il 7 maggio scorso al quale hanno partecipato, tra gli altri, Elisa Macchi, direttrice del Cso, il presidente della Cia nazionale Secondo Scanavino, Antonio Dosi (vice presidente nazionale Cia), da Alessandra De Santis, Responsabile ortofrutta della Cia nazionale e Luca Granata, ex direttore generale di Melinda che ha presentato il progetto “Pera”, acronimo di Pericoltori Aggregati (una nuova società voluta per il momento da 22 aziende italiane che insieme rappresentano circa 1.000 produttori di pere). “L’ortofrutta è un tema complesso che va affrontato sotto tutti gli aspetti e da tutti gli attori, agricoltori e istituzioni, ognuno nel proprio ambito ma nell’ottica del dialogo, con concretezza – ha sottolineato Misirocchi – Abbiamo fatto grandi passi in avanti per l’aggregazione ma oggi ne servono altri, perché comunque è l’unica possibilità per poterci posizionare in modo giusto nel mercato, con prezzi superiori ai costi di produzione. serve conoscenza delle situazioni in merito a produzioni e varietali (interne, europee e internazionali), al tipo di consumatore. Servono poi accordi di programmazione fra produttori locali e, un esempio per tutti, per le pesche e nettarine (che è il prodotto forse fra i più complicati da gestire), anche fra paesi europei produttori quali Italia, Spagna, Francia, Grecia”.

Anche in agricoltura, come è già successo nell’industria, nella grande distribuzione, nelle banche, nelle assicurazioni (ad esempio), la formula “piccolo è bello” non sembra più essere sostenibile: “bisogna recuperare il tempo perduto e accelerare l’aggregazione, superare la frammentazione, unire le forze per utilizzare ancora meglio di quanto già si è fatto il patrimonio italiano, i nostri prodotti, i nostri strumenti di lavoro – ha sollecitato l’Assessore regionale all’Agricoltura Simona Caselli – superare la logica dell’uno contro l’altro per affermare quella dell’essere e del fare insieme per la nostra agricoltura, per la nostra ortofrutta, per la nostra economia, per la sostenibilità del reddito dei produttori”.

Elisa Macchi, direttore del Cso, illustrando la situazione produttiva e le prospettive di mercato ha specificato che la produzione europea di pesche e nettarine è stabile (2 milioni 800 tonnellate); l’Italia è il primo paese produttore, ma la nostra produzione è in diminuzione (1 milione 300 mila tonnellate), mentre si incrementa quella spagnola, greca e per la Francia abbiamo una certa stabilità con una diminuzione nel suo mercato interno. Dal confronto dei calendari di raccolta emerge che a livello europeo c’è una concentrazione di produzione importante da inizio luglio in avanti, elemento da tenere ben presente per la commercializzazione delle pesche e nettarine. Le indicazioni per la produzione della stagione 2015 fanno presagire che la Francia abbia un aumento rispetto al 2014 di circa il 2%; la Spagna del 3%; l’Italia sui livelli del 2014. “Per la campagna 2015 – ha concluso la Macchi – bisogna avere un’idea dell’entità dell’offerta a livello europeo; serve aggregazione, serve programmare bene l’offerta a livello europeo; migliorare la qualità. Il nostro mercato interno tiene ma è calato e bisogna riconquistarlo con la qualità che abbiamo e che dobbiamo rendere più conoscibile al consumatore”. Per le albicocche l’andamento soffre meno di crisi di mercato perché la produzione non è eccessiva e su tale specie è stata fatta innovazione sia in riferimento all’allargamento del calendario di raccolta verso il tardivo e sia varietale.

A livello commerciale L’Italia non ha avuto conseguenze dirette pesanti dall’embargo russo perché la quota export di pesche e nettarine verso la Russia è di circa il 3%. Il problema è che Spagna e Grecia hanno un export importante verso la Russia, che non c’è stato, e così la merce si è riversata nei Paesi europei con maggiore concorrenza, ha spiegato Alessandra De Santis, responsabile ortofrutta della Cia nazionale.

Da Antonio Dosi è stato messo in evidenza che l’import di mele e di kiwi è basso; che anche la fragola in Italia purtroppo è in netto declino e che, in particolare, le note dolenti riguardano le pesche e nettarine: il prodotto importato ha più valore, mentre il valore dell’esportato è più basso e l’Italia paga di più al consumo. “È necessario intervenire su più ambiti: istituzionale, commerciale e mutualistico – ha affermato Antonio Dosi – Bisogna rafforzare l’organismo interprofessionale, è urgente la riforma del D.lgs 102/2005 per agevolare l’estensione delle regole a livello nazionale per le produzioni presenti sul mercato; ridurre i costi del sistema paese; impostare un sistema di rilevazione precisa per impianti e varietà al fine di favorire la programmazione della produzione adeguandola a dati attendibili relativi alla capacità di assorbimento dei mercati; razionalizzare la produzione, quindi, anche con espianti concordati e rinnovo varietale; stimolare forme di agricoltura contrattualizzata in particolare per le produzioni annuali; diversificare le produzioni; armonizzare l’utilizzo dei presidi fitosanitari; aggregare l’offerta”.

Una novità dal punto di vista dell’evoluzione dei modelli aggregativi è costituita dal progetto Pera che la Cia in questa occasione ha voluto far conoscere. Lo ha presentato Luca Granata, spiegando che Pera sta per pericoltori aggregati. L’Italia è il terzo Paese leader a livello planetario per il prodotto pera e il numero uno assoluto a livello europeo. Le pere sono un grande prodotto italiano coltivato in sei provincie dalla pianura padana. “Quella delle pere è una delle poche colture in cui siamo, se ci mettessimo insieme, il paese numero uno in Europa e nel mondo – ha incalzato Luca Granata – Basterebbe che gli abitanti di queste sei provincie che coltivano pere si mettessero insieme. In Italia i produttori di pere sono 3 mila. Non diciamo che è colpa della Spagna, della grande distribuzione, dei sindacati, del tempo: non puntiamo sempre il dito contro gli altri, ma mettiamoci d’accordo e decidiamo insieme di cooperare e non di lavorare uno contro l’altro: siamo frammentati a livello parossistico. Va tutto male: pesche, fragole, agrumi. Per le mele invece va bene, ne esportiamo il 50% e non ne importiamo. Ma qual’è la differenza sostanziale? L’aggregazione: a vendere mele in Italia sono 4-5 gruppi. Per le altre tipologie non c’è marca, non c’è aggregazione, non c’è comunicazione”.

In Italia si producono 750mila tonnellate di pere; negli Stati Uniti 800mila. “O ci pensiamo noi a far conoscere la pera, a creare domanda di pera, non solo in Italia, ma in Europa e nel mondo, o ci pensano gli altri», ha sottolineato Granata. Il 6 maggio è nata in Italia l’organizzazione commerciale che si occupa di pera più grande del pianeta terra. Entro fine mese maggio la NewCo avrà dignità legale. Sarebbe utile che chi produce pere e che pensa che l’aggregazione sia indispensabile si desse da fare alacremente. La Società si propone la centralizzazione della gestione del prodotto nei magazzini e sul mercato mettendo fine alla lotta fra produttori in outsourcing per evitare costi aggiuntivi”.

Secondo Scanavino, presidente Cia nazionale, ha messo in evidenza che comunque in Italia ci sono capacità e performance di prodotto di alto livello. “I dati ci dicono che siamo fra i leader per produzione europea anche in queste condizioni non ottimali di capacità organizzativa del settore. Penso che l’aggregazione di prodotto sia uno strumento che possa portare più dignità di oggi e che porti anche innovazione commerciale e innovazione nel rapporto negoziale con la grande distribuzione, che non è un’eventualità ma è la strada obbligatoria, che dobbiamo perseguire perché vende il 70% del prodotto che le famiglie consumano. Il progetto Per.A è molto interessante e credo sia necessario trovare proposte anche per altra frutta come le pesche e nettarine. Le previsioni di aumento della fiscalità rischiano però di far arrivare all’efficientamento della filiera con la pressione bassa. Non abbiamo smesso di fare occupazione, in controtendenza con gli altri paesi d’Europa; lavoriamo di più; diamo più lavoro degli altri, ma guadagniamo di meno”.

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