Erika Angelini
FERRARA – La raccolta del riso nel Ferrarese si è conclusa da qualche settimana e il bilancio è quello di una campagna segnata da forti cali produttivi e da marcate tensioni commerciali lungo la filiera che stanno penalizzando i risicoltori.
A limitare la produttività dei risoni sono stati innanzitutto gli eventi meteorologici che hanno accompagnato lo sviluppo della coltura: gli sbalzi termici e le prolungate ondate di calore estivo hanno causato una perdita stimata attorno al 20% del prodotto direttamente in campo. A questa riduzione generalizzata si sono aggiunti i danni localizzati dalle forti grandinate che hanno compromesso fino all’80% dei raccolti nelle fasce più colpite di Jolanda di Savoia, Mezzogoro, Serravalle e parte del Copparese.
Ma non è solo la mancata produzione in campo a pesare sui bilanci aziendali perché alla contrazione quantitativa si è aggiunta una resa industriale non soddisfacente: alla lavorazione, la resa è scesa attorno al 60% rispetto al 65-67% delle annate ordinarie. L’effetto combinato di minor prodotto raccolto e minore resa di trasformazione porta la contrazione complessiva della produzione ferrarese attorno al 40%, con punte che raggiungono il 50% per varietà specifiche come l’Isabela, un riso lungo destinato al mercato interno.
In un quadro caratterizzato da una spiccata riduzione dell’offerta, le logiche di mercato avrebbero teoricamente dovuto sostenere le quotazioni all’origine, ma la realtà dei listini sta seguendo una traiettoria opposta. Sulla dinamica dei prezzi pesa, infatti, l’eredità della scorsa campagna commerciale, con ingenti giacenze in particolare per il gruppo Baldo-Cammeo. Una disponibilità residua che frena la domanda dell’industria di trasformazione e mantiene una costante pressione al ribasso delle quotazioni del risone di nuovo raccolto.
I listini rispecchiano chiaramente questa fase di stallo: il Carnaroli classico si attesta sui 70 euro al quintale, i simil Carnaroli scendono a 60 euro, il gruppo Arborio si ferma a 55 euro e il gruppo Baldo-Cameo dai 40 ai 45. Le varietà tonde oscillano invece tra i 35 e i 40 euro al quintale, con la sola eccezione del Selenio — destinato a canali specifici come la ristorazione giapponese — che spunta tra i 40 e i 45 euro. Si tratta di valori che non coprono i costi produttivi sostenuti dalle aziende agricole durante la stagione, appesantiti dai rincari dei carburanti, dell’energia, dei mezzi tecnici e l’irrigazione.
La commercializzazione dei risoni pone dunque i risicoltori in una posizione di debolezza contrattuale, data la stringente necessità di svuotare le strutture di stoccaggio aziendali per fare spazio alle nuove giacenze. In questo scenario, si fa sempre più evidente l’esigenza di una trasparenza effettiva nei meccanismi di formazione del prezzo lungo tutti i passaggi della filiera, fondamentale per evitare che le fluttuazioni di mercato e le avversità climatiche finiscano per compromettere la tenuta economica.



