Anatre, nel bolognese uno degli allevamenti più grandi d’Italia - Agrimpresaonline Webzine

Anatre, nel bolognese uno degli allevamenti più grandi d’Italia

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Erika Angelini

BOLOGNA – Duemila anatre che vivono all’aria aperta con la possibilità di nutrirsi per tutta la giornata, allevate nel massimo rispetto del benessere animale. Anatre che si potrebbero tranquillamente definire “felici”. Vivono in uno dei cinque allevamenti più grandi d’Italia a San Lazzaro di Savena, nel Parco dei Gessi bolognesi, gestito da Hagedoorn Hendrik che è specializzato nella produzione di uova incubate.

Come si arriva a gestire uno dei più importanti allevamenti di anatre italiano?
Come spesso accade nel settore agricolo ho continuato un’attività iniziata dalla mia famiglia negli anni ’60 a Monterenzio.
In quel periodo l’allevamento comprendeva anche oche e altre specie ed era di dimensioni ridotte. Poi abbiamo deciso di fare il salto, sia in termini di dimensioni sia di tipologia e ci siamo concentrati solo sulle anatre. Nel corso degli anni siamo riusciti a incrociare due razze la Pechino, una razza domestica di grandi dimensioni dal tipico piumaggio bianco, e la Kaki Campbell, una razza di origine inglese sicuramente una delle più “celebri” per il suo colore marrone che poi è diventato di uso comune.
Attualmente, abbiamo duemila anatre, milleseicento delle quali sono femmine e gli altri maschi per la riproduzione, che vivono all’aria aperta su una superficie di quasi un ettaro completamente recintato. Ogni quindici anni cerchiamo di migliorare la razza e renderla sempre più produttiva e per questo selezioniamo e alleviamo i nostri pulcini che hanno un’origine certa.

Oltre duemila esemplari di una razza che incrocia Pechino e Kaki Campbell allevate all’aria aperta su una superficie di un ettaro

Come riuscite a garantire il massimo benessere animale?
Un ruolo fondamentale per il mantenimento del benessere è, naturalmente, la possibilità di muoversi e nutrirsi a piacimento e in piena libertà. La nutrizione è essenziale e noi utilizziamo solamente i mangimi di alta qualità e selezionati, gli stessi che sono utilizzati per gli animali della filiera del Parmigiano Reggiano.
Poi occorre, naturalmente, proteggere le anatre dalle malattie, perché ormai da quindici anni non somministriamo più antibiotici. Le anatre soffrono l’umidità e il freddo, quindi, è essenziale che abbiano un riparo che è garantito da tre strutture all’interno del loro recinto. Inoltre, le proteggiamo dagli attacchi di predatori esterni, come le cornacchie, e da infezioni come l’aviaria, grazie a una rete alta quattro metri che copre completamente il loro recinto. Il risultato di questa modalità di allevamento è una produzione che può arrivare anche a 1.600-1.700 uova all’anno per ogni animale, una produttività che arriva al 95%.
Inoltre, le nostre anatre rimangono produttive per quasi cinque anni, rispetto alla media di due degli altri allevamenti, in sostanza muoiono di “vecchiaia”.

Qual è il vostro sbocco commerciale?
Abbiamo scelto di non produrre direttamente i pulcini ma di conferire agli incubatoi le uova fecondate che poi le portano a maturazione.
In sostanza, vendiamo le uova con embrione di circa 20-21 giorni che vengono messi nelle incubatrici per altri tre o quattro giorni e portati nella schiusa dove il guscio viene bucato meccanicamente per consentire al pulcino di nascere. Un processo che dura in totale circa 27 giorni.
Perché un allevamento sia remunerativo occorre avere, appunto, un altissimo grado di produttività e di aperture e posso dire che fino a quest’anno siamo stati molto soddisfatti. Anche noi, naturalmente, subiamo i rincari delle materie prime, in particolare dei mangimi, che ricadono su tutta la filiera avicola.
Però, posso tranquillamente dire che questo modo di fare allevamento è per me l’unico possibile, perché solo allevando anatre, che stanno bene e vivono bene, si può pensare di avere un ritorno economico.
Benessere e redditività sono strettamente collegati, ed è bene che sia così.

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