Albicocche, volumi in ripresa ma la maturazione è in ritardo - Agrimpresaonline Webzine

Albicocche, volumi in ripresa ma la maturazione è in ritardo

albicocche

Alessandra Giovannini

DALLA REDAZIONE – Sono state presentate durante la fiera Medfel di Perpignan, le previsioni di produzione di albicocche in Europa, Cso Italy ha partecipato fornendo le stime per l’Italia.
L’offerta di albicocche 2022 dei Paesi europei è prevista in 515 mila tonnellate, +31% rispetto al deficitario 2021, ma con volumi inferiori alla media 2016-2020 (-8%).

I quantitativi si pongono su livelli più regolari ma non eccedentari e di fatto inferiori rispetto al potenziale produttivo.
Il 2021 era stato un anno eccezionalmente deficitario, con meno di 400 mila tonnellate in Europa, il livello più basso degli ultimi 30 anni.
Quest’anno si sono verificati alcuni abbassamenti termici in diversi areali ma con un’intensità meno impattante rispetto al 2020-2021, fatta eccezione per la Spagna.

Preoccupazioni per l’impatto dei rincari energetici, materie prime, imballaggi e probabili ripercussioni sulle esportazioni derivanti dalla guerra Russia-Ucraina

In Italia, l’offerta è prevista in poco meno di 263 mila tonnellate, in ripresa dopo le precedenti annate fortemente penalizzate dalle gelate.
La produzione attesa per il 2022 è superiore del 40% rispetto ai bassi livelli di offerta del 2021 ma inferiore del 15% rispetto ad una annata di buona produzione. In tutte le zone interessate, si sottolinea il ritardo nello sviluppo e nella maturazione dei frutti. In Emilia Romagna e Campania, le due regioni principali che insieme concorrono ad oltre la metà del potenziale italiano, la produzione quest’anno sembra rientrare nella norma.

In Emilia Romagna, in particolare, pur con una discreta incertezza dovuta alla forte differenza fra le zone collinari, più penalizzate, e quelle di pianura con una situazione migliore e la grande variabilità fra le diverse cultivar, secondo la maggiore o minore precocità, al momento si prevede una crescita di circa il 50% su un 2020 ridotto ai minimi storici, rimanendo comunque sotto all’anno record 2019 di quasi un 30%.

Le superfici a livello nazionale sono in lieve calo rispetto al 2021 (-2%), dopo anni di progressiva espansione, a causa di minori rinnovi rispetto al passato.
Durante il convegno sono stati ribaditi da parte di tutti i Paesi, preoccupazioni per l’impatto dei rincari energetici, delle materie prime, degli imballaggi che riguardano tutta la filiera non solo italiana ma anche degli altri Paesi produttori esteri.

Altro tema da affrontare sono le probabili ripercussioni sulle esportazioni derivante dalla guerra Russia-Ucraina.
L’export italiano rappresenta mediamente il 15% delle produzioni rivolto principalmente al mercato tedesco che assorbe oltre il 40% del totale; seguono Austria con quasi il 20% e Svizzera 6%. Rep. Ceca, Polonia, Slovenia e Croazia assorbono ciascuna circa il 4% dell’export italiano.

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