Asparago, il freddo primaverile ha rallentato l’avvio della campagna - Agrimpresaonline Webzine

Asparago, il freddo primaverile ha rallentato l’avvio della campagna

Partenza al rallenty per la campagna degli asparagi

Claudio Ferri

OSTELLATO (Ferrara) – A causa della onda lunga del freddo invernale si è spostata in avanti di circa 15-20 giorni la maturazione degli asparagi, o ‘turioni’ (così si chiamano i gambi dell’ortaggio, ndr), che oltre a spuntare in ritardo non danno i risultati sperati in termini di quantità. Questa almeno la situazione in piena campagna di raccolta caratterizzata, a detta di tecnici e agricoltori, di un calo di produzione vistoso. Generino Rolfini, storico produttore di asparagi nella valle del Mezzano, nel ferrarese, conferma una campagna anomala, nonostante che le temperature siano tornate alla normalità e vi sia la necessaria disponibilità idrica.

“L’annata per il momento non sta dando soddisfazione – spiega Rolfini che ha 12 ettari investiti ad asparago –, perché abbiamo iniziato la raccolta con 20 giorni di ritardo e attualmente manca circa il 50% del prodotto. Ci sono metri di asparagiaia che non producono – dice – ed è una risposta della pianta del tutto anomala”. I tecnici spiegano questo comportamento delle piante con il caldo torrido dell’estate scorsa che probabilmente ha rallentato il normale assorbimento dei nutrienti.

I campi di Rolfini sono all’interno di un’area ‘natura 2000’, un’oasi ecologica di rispetto naturalistico all’interno della quale vengono applicati disciplinari produttivi a basso impatto ambientale. “Devo utilizzare macchine agevolatrici a benzina, e ne funzionano 14, perché in questa area è assente l’elettrificazione – sottolinea Rolfini – altrimenti userei le raccoglitrici elettriche: ma non saprei come ricaricare gli accumulatori”.

Mediamente una asparagiaia produce 85 quintali all’anno, in una stagione produttiva di circa 60 giorni, ma negli ultimi anni la produttività è calata di almeno 10-15 quintali, rileva l’agricoltore.

“La durata dell’asparagiaia è di circa 10-12 anni, anche se un tempo era più lunga” osserva Franco Girotti, tecnico di Apofruit, cooperativa che lavora annualmente oltre 11.500 quintali di prodotto, di cui 2.000 a marchio ‘Asparago verde di Altedo Igp”, Indicazione geografica protetta, e 3.500 coltivati a biologico: “un settore in continua espansione”, precisa Girotti.

“Le dinamiche produttive vedono una ripresa delle superfici nazionali dedicate alla produzione di asparago – spiega Tomas Bosi di Cso Italy -, con consumi nazionali in netta crescita negli ultimi due anni, circa 24.000 tonnellate, ed esportazioni che sono salite da circa 1.000 tonnellate dei primi anni duemila alle attuali 8.000 tonnellate”.

Il panorama produttivo nazionale vede Emilia Romagna, Veneto e Puglia tra i principali produttori e dove la regione meridionale rappresenta circa il 50% dei volumi complessivi.
Sono 26 i Comuni della provincia di Ferrara e 30 quelli nel bolognese che si possono fregiare del marchio Asparago verde di Altedo Igp. Nel 2017 in Emilia Romagna sono stati circa 550 gli ettari dedicati alla coltivazione dell’asparago a marchio Igp, dei quali 350 nella provincia di Ferrara.

L’analisi dei consumi rileva che ci sono margini di crescita, perché solo il 40% delle famiglie italiane acquista asparago, con un consumo medio annuo di 2,3 kg. Gli operatori del comparto auspicano infine un aggiornamento del disciplinare, che ricomprenda anche nuove varietà al fine di garantire continuità alla produzione, “oltre che aumentare i rendimenti medi e la gestione razionale dell’acqua per prolungare la vita dell’asparagiaia”, conclude infine Girotti.

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