Buona quantità e qualità per i marroni Igp ma a Castel del Rio c’è ancora il cinipide - Agrimpresaonline Webzine

Buona quantità e qualità per i marroni Igp ma a Castel del Rio c’è ancora il cinipide

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Alessandra Giovannini

“Oltre la metà della nostra produzione del pregiato marrone – precisa Sergio Rontini, vicepresidente del Consorzio dei Castanicoltori di Castel del Rio che, con sua figlia Monia, nella Vallata del Santerno, coltiva più di 50 ettari di castagneti -, è stata colpita dal cinipide galligeno del castagno e da altri fattori negativi come l’umidità che si è creata a seguito delle piogge e che ha interessato le parti basse dei castagneti arricciando le foglie, fermando lo sviluppo dei frutti e creando, in questo modo, un’ulteriore perdita del 5-10% del prodotto”.

Una presenza, quella della vespa cinese che persiste, soprattutto in questa zona, come conferma Renzo Panzacchi, presidente del Consorzio castanicoltori dell’Appennino e portavoce degli otto principali consorzi castanicoltori della Regione Emilia Romagna, incluso Castel del Rio. “Siamo di fronte ad un’annata record, che sarà certamente ricordata per molti anni. Il raccolto sarà alla fine abbondantissimo, di ottima qualità e con un 60/70% di grossa pezzatura. Ma l’aspetto più sorprendente sta nel fatto che le previsioni erano decisamente negative. Poi, i ricci hanno svelato una realtà molto diversa e del tutto imprevista. Difficile capire le ragioni di questo straordinario risultato, che ci riporta alle migliori annate pre-cinipide”.

Peccato che la situazione, in alcuni areali di Castel del Rio, sia molto diversa. “Tra le cause – aggiunge Massimo Bariselli, responsabile del Laboratorio di entomologia del Servizio Fitosanitario della Regione Emilia Romagna -, il malcostume, soprattutto in questa zona, di bruciare ricci, rami e foglie che hanno l’antagonista della vespa cinese, il Torymus sinensis. In questo modo, non fanno che favorire i danni provocati dall’insetto, impoverire il terreno, danneggiano le coltivazioni vicine e la montagna in generale”. E non solo. “C’è la seria convinzione – continua Bariselli – che alcuni produttori utilizzino prodotti chimici per debellare la vespa ma, così facendo, uccidono anche molti altri insetti non minacciosi e che, anzi, potrebbero essere suoi antagonisti naturali. Un’assurda e contraddittoria situazione. I produttori prima pagano per far volare il parassita buono e poi lo distruggono con l’insetticida. La conferma della mano dell’uomo è verificabile dalla presenza massiccia della vespa solo nella zona coltivata a frutto mentre è irrisoria mano a mano che si sale nel bosco selvatico”.

Nonostante tutte queste difficoltà, però, il prodotto è eccellente. “Sicuramente di ottima qualità, sano e particolarmente dolce – conferma Rontini -. E poi, i marroni di diversa pezzatura e qualità, sono destinati a diversi utilizzi. Quelli più piccoli sono per l’essicazione, per la produzione di farina o sono trasformati in marroni secchi, crema di marroni, cioccolata con farina di marroni e birra con farina di marroni”. Insomma, dei marroni non si butta mai via niente. “Le foglie, i ricci e le ramaglie, ad esempio – prosegue Rontini -, lasciati in cumuli nei terreni dopo varie fasi di lavorazione, decomponendosi, creano il nutrimento per il castagno e per l’ecosistema. Noi utilizziamo le potature nel ciclo dell’essicazione aggiungendo anche le bucce dei marroni, sbucciate dopo l’essicazione”.

A Castel del Rio tanti castagneti secolari, come quello di Sergio Rontini che è seguito da oltre quattro generazioni, eppure si parla sempre di più di un abbandono di questa produzione.
“Sul nostro territorio – racconta Rontini -, sono in attività, una trentina di aziende agricole. Da soli è un problema, la gente si invecchia e non c’è sempre un ricambio generazionale, in più, c’è anche difficoltà nel reperire manodopera e questo scoraggia moltissimo. Noi, da settembre abbiamo avviato la prima fattoria didattica sul marrone di Castel del Rio Igp per far aumentare la conoscenza di questo prodotto tipico della Vallata del Santerno, la sua lavorazione, dalla raccolta, all’essicazione con la legna di castagno tradizionale, come facevano una volta i nostri nonni, la macinazione con il mulino a pietra con energia rinnovabili e il confezionamento. A questo, aggiungiamo la visita nei castagneti con la descrizione delle piante caratteristiche del nostro territorio. Un modo, per far conoscere le produzioni delle nostre colline e riportare gente, anche nella Vallata del Santerno”.

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