Cereali e Covid, il prodotto è disponibile ma il mercato è ‘infiammato’

Claudio Ferri

Più che la disponibilità di materie prime, ad interferire sui mercati dei cereali in clima di Covid-19 è il sistema di movimentazione delle merci che incide sulle dinamiche di importazione ed export delle derrate

È una considerazione di Marco Pirani, presidente di Progeo, cooperativa agricola che associa agricoltori e società di varia natura operanti nella produzione agricola e zootecnica.

“Come utilizzatori di cereali problemi forti non ne abbiamo avuti – dice Pirani – anche perché la scarsa disponibilità di prodotto è stata più annunciata che reale. Per la verità noi non abbiamo avuto ritardi nelle consegne e i contratti ‘in avanti’ non sono stati disdettati. Probabilmente qualche vantaggio per i coltivatori ci sarà – aggiunge – perché si prospetta una maggiore richiesta di prodotto locale, specialmente per i canali meno praticati, meno stabili”. Pirani ricorda che al 31 dicembre scorso quasi tutte le aziende avevano scorte superiori alla media, con ancora molto prodotto da consegnare alle industrie. “Ora stanno ritirando e c’è richiesta di materie prime anche se non eccezionali – precisa – con prezzi del frumento tenero che è sopra i 200 euro a tonnellata, mentre il mais ‘veleggia’ sui 190- 195 euro a tonnellata. Per l’orzo c’è disponibilità in quantità, quindi le quotazioni sono invariate. Per la soia il ragionamento è diverso perché è prevalentemente di importazione, quindi a parte il momento di tensione, sul mercato il prezzo è stabile”.

vignetta cerealiUna considerazione va fatta sui listini dei mangimi, potenzialmente suscettibili a variazioni a seconda delle quotazioni di mercato delle materie prime. Progeo raccoglie infatti cereali, colture oleaginose e proteiche che valorizza attraverso la trasformazione nei propri impianti industriali o la vendita diretta sul mercato.

“Noi non abbiamo toccato i prezzi – afferma Pirani – e nell’immediato il problema non si pone. Anche perché i mangimifici hanno una quota di approvvigionamento già fissato in uno scenario collocato avanti di alcuni mesi. Sarà nel momento del riordino che si faranno le valutazioni, a seconda delle fluttuazioni dei prezzi e valuteremo se il mercato è ancora infiammato”.

Sugli investimenti colturali dei soci, il presidente di Progeo conferma una sostanziale rinuncia al grano duro, che esce da una annata negativa, ed un ritorno al tenero.

“Inoltre, ho conferme di produttori che, piuttosto che investire su colture impegnative, hanno preferito seminare cereali, meccanizzabili totalmente e, sotto alcuni punti di vista, meno rischiosi”, prosegue Pirani, che conferma un recupero di superfici a mais ed un calo del sorgo che è uscito da una annata deludente. “Sembra tenere la soia – aggiunge -, specialmente per chi ha condizioni pedoclimatiche adeguate, ed anche il girasole, del quale c’era una buona disponibilità anche lo scorso anno”.

Ogni anno l’azienda di Masone organizza una giornata dimostrativa in campo  per tecnici e coltivatori in cui mette a confronto i seminativi .

“Non sappiamo ancora se riusciremo a realizzarla invitando gli agricoltori a causa delle circostanze e delle disposizioni ministeriali – conclude Pirani – ma non escludiamo di far vedere i campi con gli strumenti telematici e informatici a disposizione, anche se l’efficacia temo possa essere inferiore”.

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