Dicembre 2014
Ravenna – La Cia di Ravenna ha appena concluso una serie di incontri sul territorio per discutere di Pac e Psr. In riferimento alla chiusura dell’attuale Psr 2007/2014 stanno emergendo alcune problematiche veramente importanti, in riferimento alla rigidità dei Programmi operativi di misura delle singole misure ed, a volte, per l’estrema rigidità dei funzionari pubblici preposti ai controlli.
Tali problematiche risultano oltremodo ancora più impattanti e dannose quando avvengono in riferimento a pratiche inoltrate da aziende fortemente colpite da calamità naturali, da catastrofi e quando queste possono potenzialmente inficiare l’esito della domanda con forti decurtazioni del contributo o addirittura revoca dello stesso.
La Cia auspica che si possano assumere provvedimenti che consentano alle province e/o alle regioni di potere operare in deroga ai Programmi operativi di misura specifici: nel caso in cui le aziende agricole siano state colpite da calamità naturali di rilevante importanza, possano in deroga ai Pom di misura realizzare anche solamente in parte gli investimenti previsti ed essere derogate anche in riferimento ad altri aspetti particolarmente vincolanti (ad esempio il tempo pieno in azienda per giovani al primo insediamento nei 6 anni dall’insediamento), possano essere superati dagli Enti delegati altri aspetti formali previsti dal Pom (ad esempio le scadenze), solamente nel caso in cui l’azienda comunque abbia rispettato tutti gli aspetti sostanziali previsti dalla misura e che comunque il tutto avvenga entro la data ultima prevista dal Psr (marzo o maggio del 2015).
In riferimento invece al nuovo Psr, al momento ancora in fase di revisione dopo le corpose osservazioni fatte dalla Commissione europea, intanto rileviamo il notevole ritardo nella sua formulazione definitiva rispetto ai tempi indicati a luglio 2013 e l’estrema complessità dello stesso nella sua applicazione.
Memori però delle precedenti programmazioni vorremmo che nella redazione dei nuovi programmi operativi delle singole misure venissero recepite almeno in parte le nostre osservazioni volte ad ottenere una parziale sburocratizzazione, semplificazione delle procedure e diversa modulazione anche del sistema sanzionatorio che non può continuare a trattare allo stesso modo, per es. con la revoca del contributo, l’azienda che di fatto non ha effettuato gli investimenti programmati e quella che invece seppur abbia fatto tutti gli investimenti nei tempi e modalità previste ha tardato di qualche giorno in più rispetto ai tempi della delibera a presentare domanda di pagamento a saldo.
Per quanto riguarda l’insediamento dei giovani chiediamo che, stante l’attuale situazione economica dell’agricoltura e quando nell’azienda in cui avviene l’insediamento vi siano condizioni oggettive di mancanza di entrate per investimenti fatti e/o ripristino su condizioni produttive a livelli economicamente sostenibili, il giovane almeno nei primi anni possa esercitare anche altre attività all’esterno dell’azienda al fine di potersi sostenere, con parametri che superino quelli attualmente previsti dal Pom.
Altra considerazione è quella legata alla tipologia di gestione aziendale per l’insediamento, stante la complessità e la natura del settore agricolo, in quanto spesso la conduzione dei terreni è slegata dalla proprietà degli stessi. In particolare si vuole sottolineare l’importanza della Società Semplice di natura familiare nella quale crediamo si siano insediati la maggioranza dei nuovi agricoltori; tipologia normata da codice civile derivante dalla vecchia comunione tacita familiare che a nostro avviso dovrà trovare ancora posto nella nuova programmazione Psr.
La nuova normativa sembra che possa concedere il premio del primo insediamento solamente nel caso in cui il giovane si insedi come unico capo azienda rispetto al quale quindi gli altri soci non possano contrastarlo nelle decisioni, situazione a nostro avviso non proprio in linea con la realtà.
Altra problematica scaturita dai vari controlli effettuati nell’anno 2013 è quello legata alla contrattualità agricola, in quanto anche in questo caso sembra che la normativa Ue superi quella nazionale creando quindi situazioni veramente di difficoltà per aziende che da anni operano nel rispetto delle nostre norme.
Il caso più emblematico è quello legato alla non validità di contratti di affitto non sottoscritti da tutti i proprietari, per le più disparate cause.
La nostra legislazione e sentenze specifiche vanno invece nella direzione di considerare valido a tutti gli effetti un affitto anche se sottoscritto da un solo proprietario che a fronte delle eventuali richieste di danni dagli altri comproprietari dovrà poi risarcirli.
Stante questa situazione le aziende affittuarie si troveranno veramente in difficoltà quando già da tempo conducono questi terreni e quando sugli stessi stanno ancora chiedendo finanziamenti pubblici, tenendo anche conto del fatto che non hanno mai ricevuto comunicazioni e/o richieste dagli altri comproprietari in riferimento alla loro conduzione che a tutti gli effetti avviene in totale trasparenza.



