Cimice, al via i lanci del suo parassita - Agrimpresaonline Webzine

Cimice, al via i lanci del suo parassita

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Luca Casoli, direttore Consorzio fitosanitario di Modena e Reggio Emilia

L’incidenza della Cimice Asiatica risulta particolarmente rilevante in Emilia Romagna costituendo da anni uno dei principali obbiettivi di lavoro in ambito entomologico per le strutture tecniche del territorio, che si sono profuse in un grande sforzo operativo nel valutare, ed attuare, le possibili strategie di contenimento e convivenza, non lasciando intentata alcuna tecnica ad integrazione della classica difesa diretta mediante insetticidi.
Dopo ormai oltre sette anni di esperienza nella sperimentazione il bilancio non è ancora soddisfacente in funzione di un incompleto controllo e possibilità di convivenza solamente nei casi di popolazioni limitate.
In questo contesto diviene fondamentale il raggiungimento di un riassetto ambientale, una vera e propria integrazione di questa specie nell’entomofauna dei nostri territori.
Avere popolazioni in equilibrio con le altre specie consentirebbe, analogamente a quanto avviene nei territori di origine, di avere una minore pressione di infestazione verso le coltivazioni. Il raggiungimento di questo obbiettivo territoriale prevede un orizzonte temporale medio lungo durante il quale sarà fondamentale attuare una strategia integrata che preveda, difesa diretta ed indiretta delle coltivazioni in parallelo alla valorizzazione e integrazione delle specie antagoniste nell’ambiente non coltivato. Un approccio di questo tipo consentirà di sfruttare l’unico vantaggio che abbiamo nei confronti della cimice asiatica trasformando la criticità di una specie diffusa su un vasto numero di essenze, in una vera e propria opportunità di riequilibrio.

Ganaspis---il-parassitoideL’ambiente ci sta dando un segnale importante di resilienza, tanto che le indagini 2019 hanno evidenziato un netto incremento dei fenomeni di parassitizzazione, fino ad un 21% ad opera di specie autoctone come Anastatus bifasciatus, già oggetto di prove di introduzione, oltre che una significativa presenza di specie esotiche del genere Trissolcus sp.
Un esempio di convivenza che si vuole sfruttare a pieno, favorendo i parassitoidi autoctoni nel loro progressivo adattamento, supportandolo nel contempo attraverso l’introduzione opportunamente studiata della specie esotica Trissolcus japonicus (Vespa samurai) attraverso un programma territoriale di lotta biologica classica.

Il Dpr 102, pubblicato a inizio settembre 2019, prevede in presenza di motivate ragioni di interesse pubblico, la possibilità di derogare al divieto di introduzione di specie esotiche; a seguito di questo provvedimento il recente decreto 23478/20, ha costituito un ulteriore significativo tassello che ha aperto la possibilità di predisporre la richiesta di introduzione di T. japonicus al Ministero dell’Ambiente, corredata da uno studio del rischio che tenga comunque conto di una serie di valutazioni specifiche indicate dal relativo allegato.

Il Consorzio Fitosanitario di Modena in collaborazione con UniMORE e Servizio Fitosanitario regionale ha fatto da apripista a livello nazionale intraprendendo, fin dal 2017, prove di lotta biologica prima con la specie Oencyrtus telenomycida poi con Anastatus bifasciatus, acquisendo un bagaglio funzionale di esperienze a questa nuova sfida di introduzione della Vespa samurai.
In previsione di una auspicabile e sempre più possibile autorizzazione all’introduzione della Vespa samurai, fin dallo scorso autunno è iniziata la preparazione di questo ambizioso progetto di lotta biologica.

Per poter cogliere fin dal primo momento l’eventuale possibilità di rilascio di T. japonicus, sono stati approntati allevamenti di cimice per l’ottenimento di uova funzionali alla moltiplicazione del parassitoide. Sicuramente un’operazione ardita, realizzata attraverso l’individuazione di Strutture partner, ed attualmente promettente in funzione del buon corso degli allevamenti che consentirà di arrivare puntuali con il primo rilascio previsto per giugno, in concomitanza con il momento di massima presenza di uova di cimice.
Il rilascio organizzato su di una rete regionale di 300 punti sui 712 previsti a livello nazionale, si realizzerà in infrastrutture ecologiche e corridoi ambientali, ovviamente non interessati da interventi insetticidi, inseriti nel reticolo colturale del territorio.

Allo scopo di massimizzare l’efficienza dell’intervento è stato poi definito un dettagliato protocollo di controllo ante e post rilascio atto alla valutazione delle popolazioni di cimice ed all’insediamento del parassitoide introdotto. Attualmente, non è possibile prevedere con esattezza i tempi necessari per cogliere i risultati di questo intervento di lotta biologica territoriale che costituisce comunque un passaggio obbligato nel raggiungere una auspicabile convivenza con la cimice asiatica.

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