Conigli da salotto

Settembre 2016

Claudio Ferri, direttore Agrimpresa

La sensibilità degli individui verso le specie animali ha subito trasformazioni radicali nel corso degli anni. Il passaggio da una società saldamente ancorata alla terra, nel suo insieme, ad un contesto urbano

quasi completamente avulso dalle dinamiche produttive dell’agricoltura ha stravolto l’approccio dei consumatori verso il regno animale.

Se solo 40 anni fa gli animali di piccola taglia erano parte integrante di una economia famigliare, necessaria e importante per il reddito, oltre che a rappresentare un tradizionale alimento, ora non lo è più. O almeno la consuetudine di allevare bestiole da cortile è circoscritta alle imprese agricole ed al loro nucleo famigliare.

Contestualmente è mutata la percezione e la sensibilità dei consumatori/cittadini che poco conoscono costumi e abitudini legati alle necessità alimentari in cui l’approvvigionamento del cibo proveniva per buona parte dai campi, dal frutteto, dall’orto e dalle aie, dove polli, maiali e conigli raramente mancavano.

Questa scarsa cultura contadina, che comprende anche una approssimativa conoscenza dei ritmi biologici delle coltivazioni e degli animali, ha modificato la percezione dei consumatori verso gli animali che vengono sempre più ‘umanizzati’, circondati di un’attenzione che va oltre il rapporto tra uomo e animale. Una cosa è il rispetto e la premura che assicura il benessere di cani, gatti e specie da reddito, un’altra è mettere sullo stesso piano uomini e bestie. Fino ad una decina d’anni fa nei negozi specializzati in pet food non esisteva una ‘linea conigli’, perché ancora questa specie era relegata in un contesto produttivo. Adesso i coniglietti sono entrati nelle case con la stessa dignità di cani e gatti, magari occupando lo spazio di questi ultimi. Giudicate voi stessi e andate in rete e digitate la parola chiave conigli: il motore di ricerca vi elencherà una lunga sequenza di siti in cui vengono forniti riferimenti su allevatori di roditori da compagnia, come nutrirli e tenerli in appartamento, come fargli il bagnetto senza farli soffrire o prendere qualche malanno.
E così via.

L’interpretazione disneyana del mondo animale è entrata lentamente ed inesorabilmente nella cultura della società: ben venga, è sicuramente un segno di maturità. Il rovescio della medaglia è l’allontanamento delle nuove generazioni dalle conoscenze e dalle ritualità quotidiane che portano in tavola derrate alimentari. E allora fettine, polli, tacchini e conigli vengono rimossi dal loro contesto produttivo, giudicato cruento e speculativo, per essere poi acquistati congelati, porzionati, confezionati: questa veste urta meno l’emotività. Una sensibilità che nelle sue estreme articolazioni ha suggerito ad una associazione animalista di lanciare una petizione per riconoscere i conigli come animali domestici.

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