Dalle radici, il nostro futuro: la mia visione per l’agricoltura

Lorenzo Catellani, Presidente Cia Emilia Romagna

Dalle radici, il nostro futuro”: non è solo il titolo di questa Assemblea Elettiva, ma una chiara presa di posizione. Le nostre radici sono la terra, la storia e il lavoro di generazioni; il futuro è la responsabilità di compiere oggi scelte innovative. In questa visione si colloca l’agricoltura dell’Emilia Romagna, pilastro economico e identitario del nostro territorio. Siamo la Food Valley italiana, un sistema di oltre 53.000 imprese fondato sulla qualità certificata (Dop e Igp) e sulla competenza di chi, ogni giorno, lavora con passione.

Voglio essere chiaro: la Food Valley non è un marchio astratto. Esiste perché esistiamo noi agricoltori. È nei campi e nelle stalle che nasce il valore. Senza la nostra capacità di rischiare e innovare, non ci sarebbe alcuna eccellenza da esportare. 

Per questo il nostro primo pensiero va ai giovani agricoltori e al grande lavoro che dovremo fare, tutti insieme, per favorire il loro successo: facilitare l’accesso alla terra, al credito, al sapere “antico”, ma anche al sapere nuovo, promuovendo l’accesso alla tecnologia e alle opportunità del digitale.

Ma parlare di giovani oggi significa anche fare i conti con il contesto internazionale. Gli orrori della guerra infatti, non producono solo instabilità internazionale, ma ricadono direttamente sulle prospettive delle nuove generazioni rendendo più difficile investire, programmare e rischiare. Per questo, sostenere i giovani agricoltori non è solo una scelta di sviluppo, ma un atto di responsabilità.

La guerra oltre alle tragedie umane, porta sempre con se il fenomeno della speculazione economica. Lo abbiamo visto con la guerra in Ucraina, lo vediamo oggi con l’attacco all’Iran: aumento del costo dei carburanti, dei fertilizzanti, più in generale dell’energia. Dobbiamo lavorare affinchè la filiera non scarichi questi costi sull’agricoltore, occorre un intervento straordinario del Governo per evitare fenomeni speculativi a tutela dei settori più esposti.

L’agricoltura emiliano-romagnola si trova oggi al centro di una trasformazione profonda, che la proietta ben oltre il tradizionale ruolo produttivo. Non è più soltanto un settore economico, ma un sistema complesso che intreccia produzione alimentare, tutela del territorio, coesione sociale e identità culturale. In questo scenario, le nostre eccellenze agroalimentari non rappresentano solo valore economico, ma veri e propri asset strategici per lo sviluppo sostenibile delle comunità.

Il concetto di sostenibilità, infatti, evolve e si completa: non più solo ambientale, ma anche economica e sociale. Perché non può esistere una vera sostenibilità senza agricoltura, senza un giusto reddito, senza l’uomo al governo del territorio. 

In questo contesto, l’innovazione tecnologica gioca un ruolo decisivo. Digitalizzazione, intelligenza artificiale e gestione dei dati rappresentano strumenti fondamentali per migliorare l’efficienza e la sostenibilità delle imprese agricole. 

Sul versante della transizione ecologica la gestione delle risorse naturali, in particolare dell’acqua, si conferma una delle sfide più urgenti. Occorre investire in infrastrutture, accumulo e pianificazione, riconoscendo agli agricoltori un ruolo attivo nella manutenzione e nella sicurezza del territorio. Siamo pronti a fare la nostra parte sulla sicurezza idraulica e sulla Variante al Pai Po, ma a una condizione: la sicurezza non può essere costruita scaricando sull’agricoltura il peso delle scelte.

L’agricoltura è infatti tra i settori più colpiti dagli effetti del cambiamento climatico e sta già pagando un prezzo altissimo: dalla siccità del 2022 alle alluvioni del 2023 e 2024, fino a gelate tardive e alle varie fitopatie. Per questo è centrale sviluppare una vera cultura della gestione del rischio, con strumenti assicurativi efficaci e accessibili e sistemi di ristoro certi contro eventi climatici estremi, crisi di mercato, fitopatie e danni da fauna selvatica, sostenuti da adeguate risorse europee.

Anche la transizione energetica richiede equilibrio e visione. Lo sviluppo delle energie rinnovabili rappresenta una grande opportunità per il nostro settore, ma deve avvenire senza compromettere il suolo agricolo e la capacità di produrre cibo.

Infine, il futuro dell’agricoltura si gioca anche a livello europeo e globale. No ai tagli della Pac, no al fondo unico. Servono politiche più semplici, risorse adeguate e regole eque, fondate sul principio di reciprocità: non è infatti accettabile chiedere agli agricoltori europei standard elevatissimi e poi consentire l’ingresso sul mercato di prodotti che non rispettano le stesse regole.

In un contesto così complesso, l’agricoltore è sempre più un imprenditore moderno, protagonista dell’innovazione e della sostenibilità. 

Diventa fondamentale rafforzare il ruolo di Cia come ponte tra agricoltura, economia, ricerca e società civile, costruendo alleanze e progetti condivisi. Lavorare con altre associazioni economiche su obiettivi comuni consentirà di essere più forti nei luoghi decisionali e di promuovere uno sviluppo realmente partecipato.

È da questa visione che nasce la sfida: trasformare le difficoltà in opportunità, costruendo un’agricoltura capace di resistere, adattarsi e guidare il cambiamento. Perché il futuro non si subisce, si costruisce.

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