Delude la campagna del pomodoro anche se l’Emilia Romagna si conferma al primo posto in Italia per superfici investite

Novembre 2014

Alessandra De Santis – responsabile dipartimento sviluppo agroalimentare della Cia nazionale
Si era partiti con i giusti presupposti ma ancora una volta il bilancio finale di questa campagna di produzione non è positivo.

La dipendenza totale delle produzioni agricole dalle condizioni climatiche ha compromesso una campagna produttiva potenzialmente positiva per il pomodoro da industria. Le prime stime ufficiali Ismea, infatti, segnalavano un aumento complessivo delle superfici investite di circa il 19%, con l’Emilia Romagna confermata come principale area di produzione (47% delle superfici totali nazionali) seguita dalla Puglia (24%) e ancora Lombardia (11%), Campania (4%), Toscana (4%) e Veneto (3%). L’andamento climatico di questi mesi, però, ha comportato una perdita delle produzioni e delle rese. Ovviamente queste condizioni hanno determinato anche una penalizzazione della qualità del prodotto, con gradi brix che rispetto alla campagna 2013, hanno registrato una diminuzione anche superiore al 10%, soprattutto nell’areale produttivo del nord Italia. Ancora delusioni economiche per gli agricoltori, dunque.

I costi di produzione sono continuati ad aumentare a causa di una difficile difesa fitosanitaria e l’industria ha fatto pagare, forse troppo, la diminuzione di qualità del prodotto. Per il futuro il lavoro sarà faticoso, bisognerà impegnarsi affinché gli strumenti a disposizione del comparto siano davvero efficienti. Le scelte nazionali in merito ai pagamenti diretti mettono a disposizione dei produttori di pomodoro da industria, già dal 2015, 11.2 milioni di euro su una superfice totale di 70.000 ettari. L’obiettivo finale deve rimanere comunque quello dei mercati.

Al sud il Distretto da poco costituito deve iniziare a lavorare per la prossima campagna, prefigurando una reale strutturazione del comparto. Al nord si dovrà continuare a lavorare efficacemente per consentire di superare anche queste difficili campagne produttive. È fondamentale, ormai, prevedere una contrattazione davvero remunerativa per la parte agricola che includa anche l’elevato rischio a cui è sottoposta la produzione.

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