Export, i prodotti agroalimentari bio sfiorano i 2,3 miliardi di euro

CristianoFini nuovalexbio

Alessandra Giovannini

Di dati, numeri e tendenze del biologico ma, soprattutto di ‘Quali opportunità offre la nuova legge sul biologico’ se ne è parlato il 9 dicembre a Bologna presso la sala Fondazione di Fico in occasione del convegno promosso da Anabio – Cia

Dopo i grafici presentati da Silvia Zucconi, responsabile market intelligence di Nomisma Spa (che puoi leggere qui), gli interventi dei relatori e la tavola rotonda che ha messo, tra l’altro, in luce un aumento del 10% dell’export di prodotti agroalimentari italiani bio facendo del nostro Paese, la seconda realtà al mondo per export di prodotti biologici, preceduta solo dagli Stati Uniti.

“Un biologico – ha sottolineato Giovanni Dinelli, del dipartimento di Scienze e Tecnologie Agro-Alimentari – sempre più presente nella gdo. Basti pensare che nel 2009 si vendevano il 28% di prodotti bio, nel 2018 la percentuale è salita al 48”. Un bio, però, che non copre l’ortofrutta. “Certo – ha sottolineato ancora Dinelli -, è un settore difficile ma è necessario fare uno scatto in avanti, affrontare nuove sfide, anche agronomiche. Occorrono prezzi competitivi e aumentare le rese altrimenti non potremo soddisfare la Gdo. Non dobbiamo avere paura della tecnologia ma dobbiamo pensare ad una agricoltura pulita, moderna e quindi tecnologica”.

Oltre ai dati più che positivi, però, le problematiche legislative. “Questa legge – ha evidenziato Massimo Fiorio della Cia nazionale, che è entrato nel merito della proposta di legge sull’agricoltura biologica -, nasce qualche anno fa ed è stata modificata più volte. Oggi siamo ad una fase avanzata. Il biologico è un settore che risente di più delle questioni politiche e, anche per questo, ha bisogno di regole per consumatori e produttori perché fragile”.

Ancora affermazioni di carattere legislativo da Cristiano Fini, presidente Cia Emilia Romagna. “Questa legge è ferma al senato da parecchio, troppo tempo. Come Cia auspichiamo che venga approvata al più presto perché riteniamo che questo settore sia strategico per l’agroalimentare italiano. Occorre una regolamentazione ed una promozione efficace per un comparto che deve guardare avanti, anche a livello tecnologico. È vero, però, che manca una consulenza adeguata al produttore, e non solo. Non va tutto bene, soprattutto per quanto riguarda l’export e, per questo, abbiamo bisogno di promozione”.

Dunque, buoni numeri e buone prospettive per l’approvazione definitiva della legge ma serve fare molto di più, si deve agire a 360° occorre spiegare meglio, e di più, perché il consumatore deve pagare un prezzo diverso. C’è tanto da lavorare, in particolare sull’educazione al consumatore.

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