L’agroalimentare a marchio bio corre veloce

Silvia Zucconi, responsabile market intelligence di Nomisma Spa

Nel 2018 la superficie coltivata in Italia ad agricoltura biologica e di quasi 2 milioni di ettari (+2,6% sull’anno precedente), con un numero di operatori che arriva ad oltre 79mila unità. L’incidenza dell’agricoltura biologica indica che, sul totale della superficie coltivata in Italia, il biologico arriva ad interessare il 15,5% della Sau.

Complessivamente, la superficie coltivata in Italia ad agricoltura biologica corrisponde al 13,1% dell’area destinata all’agricoltura biologica in Unione Europea e al 2,7% di quella mondiale.

L’agroalimentare a marchio bio: panoramica mondiale

Negli ultimi anni le vendite bio sul mercato interno mostrano una crescita costante, che non pare arrestarsi. Nel 2017, il valore delle vendite di prodotti biologici nel mondo ha raggiunto quota 92 miliardi, un incremento del 9,5% sul periodo precedente e un balzo addirittura del 513% se si considera l’anno 2000. L’Italia è il quinto mercato per dimensioni (4% delle vendite mondiali), preceduto da Stati Uniti (44%), Germania (12%), Francia (10%) e Cina (9%).

Il mercato interno

In Italia nel 2018, le vendite di prodotti alimentari a marchio biologico in tutte le tipologie di canali, e quindi nella distribuzione moderna, negozi specializzati in prodotti bio, piccoli negozi di vicinato, ristorazione commerciale e collettiva, mercatini, Gas, hanno raggiunto 4.089 milioni di euro, segnando un +5% rispetto al 2017 (a parità di perimetro).

Nei consumi domestici, a crescere è soprattutto la grande distribuzione (+6% AT Giugno 2019 su Giugno 2018 – fonte: Nielsen) che complessivamente “drena” poco meno della metà delle vendite bio. Crescita favorita dall’ampliamento degli assortimenti (4.323 le referenze bio veicolate da tutte le insegne della grande distribuzione, +28% rispetto al 2017 – con un numero medio di referenze per punto vendita che si attesta a 161 unità – Fonte: Bio Bank), dal progressivo incremento delle famiglie acquirenti (86% ha avuto almeno una occasione di acquisto di un prodotto bio nel 2018 – survey Nomisma 2019) e dalla crescita dell’incidenza della spesa bio sul carrello alimentare (salita nel 2018 al 3,66% – era 0,65% nel 2000). Il canale specializzato in prodotti bio si attesta a 845 milioni di euro di vendite nel 2018, con una lieve frenata (-2,3% rispetto al 2017), controtendenza rispetto agli altri canali derivante dalla sofferenza dei piccoli negozi non legati alle catene oltre alla riconfigurazione della rete (poco meno di 100 punti vendita hanno chiuso nell’ultimo anno, oggi sono 1.354 i punti vendita, nel 2017 erano1.437).

Un grande balzo in avanti è quello del Food Service: per il primo anno, l’Osservatorio Sana assieme a Nomisma ha stimato anche le vendite realizzate in tutti i canali della ristorazione collettiva e commerciale, includendo per la prima volta i bar. Nel 2018 il Food Service nel complesso ha realizzato 606 milioni di euro di vendite, registrando una crescita (a parità di perimetro dell’analisi svolte nei precedenti anni di monitoraggio) del 20%. Con una quota pari al 47% delle vendite totali del mercato, è proprio la Gdo il canale privilegiato dai consumatori per gli acquisti biologici. Il secondo canale per incidenza è quello dei negozi specializzati in prodotti bio, che si attesta a 845 milioni di euro (21% del totale vendite bio). Un grande balzo in avanti è quello del Food Service: per il primo anno, in occasione dell’Osservatorio Sana, Nomisma ha stimato anche le vendite realizzate in tutti i canali della ristorazione collettiva e commerciale, includendo per la prima volta i bar. Nel 2018 il food service nel complesso ha realizzato 606 milioni di euro di vendite, registrando una crescita (a parità di perimetro dell’analisi svolte nei precedenti anni di monitoraggio) del 20%.

Le ragioni del successo del biologico

La crescita del mercato biologico è favorita dal progressivo incremento delle famiglie acquirenti. L’86% dei consumatori italiani ha avuto almeno una occasione di acquisto di un prodotto bio nel 2018 (fonte: survey Nomisma 2019). Cresce anche l’incidenza della spesa bio sul carrello alimentare, salita nel 2018 al 3,66% (mentre era al 0,65% nel 2000). Gli italiani scelgono il bio perché ritenuto più salutare (lo afferma il 52% degli intervistati), perché ritenuto garanzia di maggiore qualità e sicurezza (47%) e per il suo essere più sostenibile per l’ambiente (26%). Il 76% dei consumatori, inoltre, dice di preferirlo Made in Italy.

Export

L’export di prodotti agroalimentari italiani bio ha sfiorato 2,3 miliardi di euro nel 2018, registrando una nuova crescita (+10% rispetto al 2017) e raggiungendo un ruolo rilevante nel paniere dei prodotti Made in Italy. Il biologico vale, infatti, il 5,4% sull’export agroalimentare italiano totale, che nel 2018 si è avvicinato a quota 42 miliardi (41,7 mld). L’Italia è, dunque, il secondo paese al mondo per export di prodotti biologici, seconda solo agli Stati Uniti. Per quanto riguarda i mercati presidiati, il principale sbocco per le imprese italiane del Bio è rappresentato dall’Europa (77% sul totale del fatturato estero realizzato nel 2018). In particolare, è la Francia il primo mercato di destinazione per i prodotti agroalimentari bio italiani (22% sul totale del fatturato estero realizzato nel 2018), seguita dalla Germania (17%).

Quali opportunità di crescita all’estero?

I mercati internazionali rappresentano una grande opportunità di crescita per i prodotti italiani a marchio bio e le aspettative delle imprese sul fatturato estero futuro sono ottimistiche: quasi 8 imprese su 10 prevedono un incremento del fatturato estero a marchio biologico nei prossimi 3 anni, mentre solo 2 su 10 non si aspettano variazioni sostanziali rispetto a oggi. L’ottimismo rispetto allo sviluppo del binomio bio-Made in Italy sui mercati stranieri si riflette anche in un Net Promoter Score elevato che indica nel 50% (68% tra le aziende esportatrici) la quota di chi, con molta probabilità, esporterà bio anche nei prossimi anni.

I punti di forza sui mercati esteri

Quali sono le caratteristiche che decretano il successo del bio Made in Italy sul mercato estero? Oltre al rapporto qualità/prezzo (27% delle imprese la indica come prima caratteristica di successo), sicurezza/controlli (23%) e qualità organolettiche (20%) sono il biglietto da visita del nostro bio. Sono considerati elementi di successo anche la reputazione (apprezzamento, affidabilità) associata ai brand delle nostre aziende (15%), la presenza di certificazioni aggiuntive (Dop, Igp) e la capacità di offrire prodotti/ricette innovativi (5%).

Importazioni di prodotto da Paesi terzi

Nel 2018 si è assistito ad una complessiva riduzione delle importazioni di prodotto biologico proveniente da Paesi terzi (186 mila tonnellate), pari a circa il -10,8% rispetto al 2017. Tale dinamica è molto eterogenea sia per categorie di prodotto che per provenienza. Ad incidere fortemente su questa tendenza negativa e  soprattutto la categoria dei prodotti industriali (soprattutto semi di girasole e pannelli di soia), con un calo del 50,2% rispetto all’anno precedente (frutto di una rimodulazione dei flussi di importazioni da paesi non terzi o già disponibili sul mercato interno). Cereali ed ortaggi e legumi mostrano, invece, un incremento considerevole dei volumi importati, con un aumento annuo rispettivamente del 13,4%, e del 10,7%. Per quanto concerne i mercati di approvvigionamento la situazione non rivela stravolgimenti. Per le importazioni di cereali persiste il primato dell’Asia (47,6% in volume) e dei Paesi dell’Europa non Ue (39,9% in volume). L’America del Sud continua ad essere un’area geografica molto importante per l’import di frutta biologica: complessivamente nel 2018 da questa area geografica e  stato importato il 70,1% dei volumi totali. Ortaggi e legumi esteri, invece, provengono prevalentemente da Asia (39,9%), paesi europei non Ue (28,4%) e Africa (19,9%).

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