Per l’asparago emiliano romagnolo meno prodotto ma di qualità

dell'asparago

Alessandra Giovannini

Il maggiore produttore mondiale di asparagi è la Cina con 93.000 ettari, seguito dal Messico, settimo posto per l’Italia che, invece, con i suoi 12/12,5 mila ettari totali stimati per il 2018 (di cui 9,5 circa in produzione) è il terzo Paese europeo produttore di asparagi, dopo Germania e Spagna e prima della Francia. Una coltivazione che si attesta sui 9.500 ettari, oltre la metà dei quali in Puglia (6000 ha) dedicati all’asparago verde, poi il Veneto (16% della superficie) per il 70% asparago bianco, Toscana (9% della produzione) e l’Emilia Romagna con 750 ettari (7%) con prevalenza di asparago verde in pieno campo.

E non mancano Dop e Igp come l’Asparago bianco di Bassano, il Cantello, il Badoere, il Bianco di Cimadolmo, e Igp di Altedo che è l’unico verde. Questi, alcuni dei dati presentati in ottobre in Francia ad Angers al Parc des Expositions durante la terza edizione dell’International Asparagus Days. L’evento, fortemente specialistico, ha accolto 1000 partecipanti, mettendo insieme circa il 50% della produzione mondiale della filiera, generando un ottimo volume d’affari. Ad organizzarlo sono stati Sival, salone internazionale delle tecniche di produzione orticola specializzata, in sinergia con Macfrut, fiera internazionale dell’ortofrutta, insieme a Christian Befve e Luciano Trentini, esperti a livello mondiale dell’asparago.

Un format di esposizione unico nel suo genere, che ha permesso ai visitatori di addentrarsi concretamente al centro della filiera dell’asparago, un salone espositivo con 80 imprese internazionali presenti, un’area di 500 mq all’interno del salone con dimostrazioni di macchinari su collinette di terra, un ciclo di conferenze riguardanti le sfide future, con focus su produzione e consumi, visite tecniche sul campo, a cui hanno preso parte circa 400 visitatori del bacino di produzione delle imprese innovatrici della valle della Loira e dell’Aquitania.

Archiviato l’evento, con Trentini continuiamo a parlare di asparago ma per farci raccontare come è andata la produzione di quest’anno. “Nel 2019 – precisa Trentini – il clima ha influenzato molto la raccolta e per l’Emilia Romagna possiamo parlare di un meno 40-50%, proprio per le abbondanti piogge che hanno ostacolato il lavoro. Quantità scadente, dunque, ma qualità mediamente buona”. Un aspetto che è ricaduto positivamente sui consumatori.
“In generale – dice ancora Trentini – gli estimatori di questo ortaggio sono in aumento, in particolare per quello verde. Se prendiamo in esame l’indice di penetrazione, che esprime il rapporto percentuale fra gli attuali acquirenti di un prodotto e l’universo degli acquirenti potenziali, il numero di famiglie che compra, almeno una volta all’anno, gli asparagi per il proprio consumo, rappresentano circa il 50% del totale, sono 7-8 punti in più rispetto a otto anni fa”.

Una coltivazione che è migliorata molto in questi anni. “Sì – afferma ancora Trentini –, e questo grazie a nuove tecniche e nuovi macchinari che agevolano la lavorazione. Ma, oltre alla tecnica, occorrono anche terreni vocati per produzione ed economia”.

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