Gli investimenti delle nuove imprese a rischio con il Covid - Agrimpresaonline Webzine

Gli investimenti delle nuove imprese a rischio con il Covid

valeriavillani

Luca Soliani

GUALTIERI (Reggio Emilia) – “I giovani agricoltori sono forse quelli che più hanno subito i drammatici effetti scatenati dall’epidemia da Covid-19. Tanti imprenditori hanno investito economicamente cifre importanti per dare vita ai loro sogni imprenditoriali e si sono indebitati pesantemente. Il fermo economico ha provocato enormi problemi. E ancora li sta causando”. Parole di Valeria Villani, imprenditrice agricola reggiana e presidente di Agia regionale dell’Emilia Romagna.

“Il Coronavirus ha portato alla luce tutte le debolezze del nostro Paese, non solo in agricoltura – sottolinea Villani -. Ci ha irrimediabilmente segnato per sempre, ci ha davvero cambiato la vita. Si tratta dell’inizio di una nuova era. E per affrontarla dobbiamo cambiare modo di pensare, approntare nuove strategie e mettere in campo innovativi strumenti per adeguarsi a quelli che saranno i cambiamenti che stiamo solo intravedendo e che emergeranno con forza nei prossimi mesi anche sul nostro territorio. Servono tanto coraggio e creatività”.

Nonostante le difficoltà, dunque, la presidente regionale di Agia ha una robusta speranza verso il futuro: “I giovani hanno una mente aperta, sono elastici e pronti a prendere decisioni nuove per reagire ai problemi, a cogliere le opportunità che una crisi di questo tipo comunque offre. E già lo abbiamo visto. Basti pensare alle aziende agricole che in pochi giorni hanno offerto la consegna domiciliare dei prodotti, gli agriturismi che si sono inventati il take away, le fattorie didattiche che sono pronte a trasformarsi in centri estivi per bambini e ragazzi. La stragrande maggioranza dei giovani imprenditori ha subito adottato un approccio propositivo per reagire e contrastare le difficoltà che riguardano l’intera società”.

Valeria Villani affronta poi la spinosa questione dei 25mila euro. E ha le idee ben chiare. “È fondamentale dare credito a chi ha, nei fatti, perso un’annata di lavoro. E ribadisco che deve essere un credito, e non un debito come invece è stato deciso dal Governo. Parlo di annata persa perché tante imprese hanno visto svanire i guadagni dei mesi principali di lavoro. Penso, ad esempio, agli agriturismi che si sono visti cancellare gli eventi e le cerimonie della primavera che incidono tantissimo sul bilancio annuale. E così è stato per i florovivaisti”.
Le imprese, rimarca la numero uno dei giovani Cia dell’Emilia Romagna, vanno sostenute con “aiuti a fondo perduto e non aiutandoli a fare debito, che difficilmente riusciranno poi a recuperare”. Gli interventi possono essere calibrati “sulle diverse esigenze. Penso a chi ha prodotti in magazzino e non è riuscito a venderli: può essere importante un aiuto in liquidità per sopperire al momento critico, nella speranza che si riprenda in tempi medio-brevi. Se così non sarà, serviranno aiuti a fondo perduto”.

Anche come imprenditrice sente essenziale e sollecita una “decisa valorizzazione del ‘made in Italy’, valorizzazione che non è mai stata fatta per svariati motivi. E pensare che le motivazioni ci sono tutte. I cibi italiani sono buoni, sicuri e garanzia di salubrità e qualità per i consumatori. Altrettanto non si può sicuramente dire di certi prodotti stranieri che hanno invaso il nostro mercato. E allora per salvaguardare le aziende italiane è fondamentale un canale preferenziale nella vendita. Questo aiuterebbe l’agricoltura e non la farebbe soccombere. Vie di mezzo non ce ne sono. Diversamente, diventeremmo sempre più dipendenti dall’estero dove non ci sono la nostra attenzione, professionalità, passione e cura per la qualità e salubrità dei prodotti. È necessario rivedere i sistemi di filiera, perché siamo tutti legati a doppio filo, grande distribuzione e horeca. Occorre rivalutare i pesi di ogni soggetto nel sistema di filiera. Se non si fa, per molti, troppi si aprirebbe il baratro”.
“Come ho detto all’inizio – conclude la presidente regionale Agia –, è fondamentale avere il coraggio e la creatività di cambiare il nostro modo di pensare: non possiamo utilizzare i vecchi paradigmi, totalmente inadatti al ‘mondo nuovo’. Dal passato possiamo, e dobbiamo, portare quei vecchi valori che erano però stati quasi dimenticati: salute, buon cibo, famiglia, cultura. Visione e strategia faranno la differenza. Rendiamo questa pandemia, che ci ha colpito nel profondo, il trampolino di lancio di un nuovo inizio”.

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