I pellerossa che liberarono la Romagna, e non solo... - Agrimpresaonline Webzine

I pellerossa che liberarono la Romagna, e non solo…

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“I pellerossa che liberarono l’Italia” è il titolo e il tema conduttore d’un libro-reportage uscito recentemente per Corsiero Editore, notevole lavoro di Matteo Incerti, giornalista e ricercatore di Reggio Emilia. Piccole grandi storie, di guerra e di pace, mai raccontate prima in Italia. Tra le truppe degli Alleati che ci aiutarono in modo determinante a riottenere libertà, democrazia e diritti civili che il fascismo aveva cancellato, c’erano anche contingenti di “nativi” americani e canadesi che, pur confinati nelle riserve, si arruolarono volontari per combattere il nazifascismo.

Erano coraggiosi, combattenti nati che, però, detestavano gli scalpi e le atrocità. Circa una cinquantina di loro riposano ancora nei nostri “War Cemetery”, i cimiteri di guerra di Coriano di Rimini, S. Egidio di Cesena, Villanova di Bagnacavallo: qui, negli anni scorsi, una delegazione di “pellerossa” visitò i suoi caduti e gli altri ragazzi che ebbero i giorni spezzati, con una loro cerimonia funebre che commosse la popolazione e l’Anpi, l’associazione della memoria partigiana. E poi, nella nostra terra c’è una ragione di più per essere sempre vicini con il cuore ai pellerossa. Nella seconda metà dell’Ottocento la stampa reazionaria e la Destra governativa definivano ‘i pellerossa di Romagna’ i nostri antenati repubblicani, socialisti, anarchici i cosiddetti ‘fedeli non di Santa Caterina, ma di Santa Carabina’, solo perché volevano vedere compiute le promesse del Risorgimento, altro che ‘tutto cambi perché nulla cambi’.
Non dimentichiamo queste lotte: il passato non è mai stato così presente. Post scriptum: continuare a ripetere oggi, come fanno non pochi smemorati, che ‘Mussolini ha fatto anche cose buone’ è una pataccata. Anche un orologio rotto, due volte al giorno dice l’ora giusta.

Il Passator Cortese

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