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Il cibo al centro de “La Repubblica delle Idee”

Dicembre 2014

REGGIO EMILIA – Chi salverà il Parmigiano Reggiano salverà l’ Italia: qui dove nasce il “re dei formaggi” tutti capiscono che il “messaggio a Renzi” di Carlo Petrini, creatore di Slow Food, non è affatto una battuta. Il cibo siamo noi, diceva lo slogan di questa edizione di Repubblica delle Idee. Cibo è cultura, antropologia, economia, politica.

Il cibo come strumento di lotta per la legalità, come impresa che crea ricchezza e lavoro, come artigianato che rinnova la tradizione. Ecco i principali temi affrontati a “La Repubblica delle Idee” di scena, nei giorni scorsi, a Reggio Emilia, promossa dal celebre quotidiano, in collaborazione con Slow Food. Dove si è parlato anche di cibo e criminalità, tra gli altri, con Don Luigi Ciotti, fondatore di Libera e Libera Terra. “I numeri fanno impressione – ha detto Don Ciotti – 15 miliardi di euro di fatturato illegale sull’agroalimentare. Il cibo va liberato dalle mafie. Non possiamo solo commuoverci, quando succede qualche tragedia, dobbiamo muoverci”.
Mafia che truffa Stato e cittadini, e fa concorrenza sleale alle imprese oneste, che hanno già i loro problemi. A partire da quello delle dimensioni, croce e delizia del Belpaese, come ha ricordato il Ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina che ha partecipato all’iniziativa.
“Abbiamo un sistema di piccole e medie imprese, che dobbiamo spingere al massimo per favorirne l’aggregazione. Che non vuol dire farle rinunciare alle loro esperienze individuali di impresa, ma farle mettere a “fattore comune” quello che fanno”.
“D’altronde, quella di collaborare – ha aggiunto il presidente di Coop Italia Marco Pedroni (e noi ne teniamo buona nota!)- è un’esigenza. Basta chiedersi perché Germania, Francia o Spagna esportano più dell’Italia. E la risposta è che, di fondo, hanno la capacità di collaborare nel promuovere il valore dei prodotti e della filiera”.
Si è parlato anche di educazione alimentare, con il fondatore di Slow Food, Carlin Petrini, che ha ricordato come per dare valore al cibo serve “educare i giovani, a partire da scuole e asili, con quella sapienza contadina che dava vero valore all’agricoltura. Anche perchè l’Italia – ha detto, rivolto al Premier – si salverà quando avrà l’orgoglio di salvare il Parmigiano Reggiano, se si farà in modo di smettere di trovare un Parmigiano Reggiano che costa meno della mozzarella”.
C’è stato spazio inoltre anche per il tema della cucina, spesso paragonata all’arte. “Io non sono un artista, ma solo un artigiano – ha detto il numero uno degli chef d’Italia, Massimo Bottura – perché l’artista è libero a 360 gradi, il cuoco è soggetto ad un vincolo imprescindibile: fare buon cibo”.
A latere dell’iniziativa, contributi sono venuti dalla Cia di Reggio Emilia che ha visto pubblicati due suoi articoli dalla Gazzetta di Reggio, giornale locale dello stesso gruppo de La Repubblica, con un saluto del presidente Antenore Cervi ed un lungo articolo sulle tipicità reggiane (entrambi si possono trovare sul sito della “Gazzetta” anche a partire dal nostro, www.reggioemilia.cia.it).

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