Il formaggio Bertinelli nel mondo con serietà e chiarezza - Agrimpresaonline Webzine

Il formaggio Bertinelli nel mondo con serietà e chiarezza

Ottobre 2015

MEDESANO (Parma) – Anni 43, un master in Business administration conseguito in Canada, due lauree alla Cattolica: in Scienze agrarie e in Economia del sistema alimentare; Nicola Bertinelli ha un background culturale di tutto rispetto ma soprattutto una grande passione, trasmessa da una famiglia che dal 1895 produce latte e Parmigiano Reggiano.

In una decina d’anni il giovane Bertinelli ha fatto fare all’azienda agricola un salto straordinario: negozi, bar, ristorazione, tempo libero. Un business agro-alimentare nel segno di qualità e distintività che ruota attorno ad un formaggio esportato in 25 Paesi del mondo. A lui chiediamo di approfondire il tema dei temi, quello della commercializzazione, partendo da un recente convegno dove Bertinelli ha messo il dito nella piaga rispetto all’ennesima crisi ciclica.
Per quale ragione il prezzo del nostro formaggio è così basso? Al convegno di Monticelli ho detto e ripeto che nei formaggi a pasta dura il consumatore fa fatica a distinguere davanti a tanti pezzi di plastica, per cui, alla fine, è il prezzo ad essere decisivo. E siccome noi siamo mediamente più cari, addirittura il doppio, rispetto alla concorrenza, ecco allora che il nostro prezzo, come dire, si adegua in basso. Allora dobbiamo dare la colpa al consumatore? Certamente no.

La colpa è nostra perchè pensiamo che il consumatore mondiale sia come quello emiliano di 20 anni fa. Nel frattempo i consumi alimentari sono cambiati eccome! Provo ad elencare alcuni cambiamenti: si cucina meno, pranzo e cena con piatti pronti, la pasta e relativi condimenti sono tipicamente italiani, in tempi di crisi il prezzo può fare la differenza. Noi non ce ne siamo accorti. Solo di recente abbiamo cominciato a proporre la monoporzione, il petalo, il grattugiato. Poi però esiste anche una fascia di consumo medio alto, in Italia e all’estero, il cosiddetto consumatore consapevole, che pretende distintività ed è disposto a pagarla. A questa fascia noi dobbiamo mettere sul piatto il meglio del Parmigiano. Poi vediamo chi vince nel confronto con il simil-parmesan…. Allora abbiamo spazio e opportunità per rimanere al vertice dei formaggi a pasta dura… Certamente, però attenzione, bisogna presidiare bene i mercati, le fiere internazionali, tenere i contatti con l’estero. Insomma ci vogliono aziende strutturate ed organizzate ma, soprattutto non si vince questa partita con il “rigato”.

Quali sono le maggiori richieste commerciali del mercato estero? Stagionature inferiori a 24 mesi, porzioni piccole sotto i 150 grammi, in sostanza piccolo e light. Noi abbiamo anche la fortuna di avere una rendita di posizione legata al made in Italy, parlo della nostra ristorazione, dei prodotti agro alimentari italiani, della gastronomia, della nostre città d’arte. Tutto questo ci dà un surplus rispetto ai nostri concorrenti, il “Gran Moravia” o il Parmesan hanno il prezzo ma rimangono imitazioni.

Questo però non basta, non si può vivere di rendita. Il nostro formaggio, come lo champagne, deve dare il meglio di sè, deve essere un’esperienza sensitiva che giustifichi la differenza di prezzo.

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