L’etichettatura ‘a semaforo’ adottata dagli inglesi ‘stoppa’ i prodotti made in Italy - Agrimpresaonline Webzine

L’etichettatura ‘a semaforo’ adottata dagli inglesi ‘stoppa’ i prodotti made in Italy

Gennaio 2014

DALLA REDAZIONE – Il sistema di etichettatura alimentare “a semafori”, adottato in Gran Bretagna, è stato uno dei temi al centro del Consiglio europeo della Salute e del Consiglio dei ministri dell’Agricoltura Ue delle scorse settimane.

Il sistema inglese ha causato una vera e propria “alzata di scudi” in Italia, che vede potenzialmente danneggiate le nostre esportazioni agro-alimentari.
Le conseguenze che si profilano per il nostro export agroalimentare in Gran Bretagna (pari attualmente a 2,5 miliardi di euro) – sottolinea Agrinsieme –  sono gravi.

Il provvedimento va respinto con la massima fermezza. “Schedare” cibi e bevande in tale maniera è pericoloso e fuorviante, perché si offre al consumatore soltanto un’informazione parziale ed erronea che non tiene più conto della dieta complessiva. Lo schema “a semaforo” fornisce, dunque, un giudizio semplicistico e distorto sul singolo alimento, cancellando in un colpo solo l’assunto universalmente riconosciuto dal mondo scientifico che non esistono alimenti “buoni” e “cattivi”, ma piuttosto regimi alimentari corretti o meno a seconda del modo in cui gli alimenti vengono integrati tra loro quotidianamente.

Paolo De Castro, presidente Comagri del Parlamento Ue, ha ricordato come quello inglese sia un sistema che condiziona e non informa i cittadini, uno strumento semplicistico che rischia di danneggiare i prodotti di qualità, in particolar modo quelli italiani. Lo scorso settembre lo stesso De Castro è stato primo firmatario di un’interrogazione che invitava la Commissione Ue a occuparsi della vicenda, ribadendo un concetto molto chiaro: questo sistema (rifiutato a livello comunitario, ma adottato dalla Gran Bretagna come singolo Stato membro) non informa il consumatore, ma ne condiziona solo l’acquisto.

Criteri standard di valutazione, basati sui quantitativi di sale, zuccheri e grassi presenti, non permettono infatti al consumatore di leggere nel dettaglio l’etichetta e scegliere autonomamente l’acquisto. Si tratta di un sistema che penalizza gravemente i prodotti a denominazione e indicazione di origine, con un chiaro danno per il made in Italy agroalimentare, con il paradosso che anche i classici prodotti della dieta mediterranea, patrimonio immateriale dell’Unesco, sono spesso indicati come non sani. Reazioni simili sono giunte da molte parti, a partire dal Ministero per le Politiche agricole.

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