La filiera ortofrutticola deve fare sistema - Agrimpresaonline Webzine

La filiera ortofrutticola deve fare sistema

Fini Cristiano

Cristiano Fini, presidente Cia – Agricoltori Italiani Emilia Romagna

Si sta consumando l’ennesimo dramma per l’ortofrutta in Emilia Romagna e Cia Agricoltori Italiani, come in altri casi, non può ignorare una situazione che ogni anno peggiora. 

Le recenti gelate, che vanno a colpire tantissime aziende agricole della regione, si vanno a sommare a quelle degli ultimi 2 anni, mettendo in ginocchio molte imprese già stremate da prezzi alla produzione molto bassi, danni da insetti alieni (cimice asiatica) e fitopatie fungine (maculatura bruna).

Frutta, ortive ma anche vigneti, falcidiati da notti gelide che hanno compromesso i redditi di tante imprese, di tante famiglie. La responsabilità è dei cambiamenti climatici ma non per le nottate fredde, che in questo periodo sono sempre avvenute, bensì a causa di inverni caldi e siccitosi che anticipano il germogliamento e la fioritura delle piante, rendendole più vulnerabili.

Quindi? Restiamo per l’ennesima volta impotenti ad osservare il lento declino dell’ortofrutta italiana? È bene sapere che le gelate hanno colpito anche altre importanti regioni ortofrutticole e che il settore vale il 25% della bilancia commerciale dell’agroalimentare made in Italy. Aggiungo che il consumatore italiano mette al primo posto la provenienza nazionale quale fattore di scelta su frutta e verdura, insieme ovviamente ai palesi effetti benefici che ricadono sulla salute dei cittadini, e dico ciò nell’anno internazionale della Fao sul consumo di frutta e verdura. È opinione di Cia che il problema non può essere a carico esclusivo delle aziende agricole, piuttosto dell’intero sistema ortofrutticolo regionale e nazionale.

Già, perché la Confederazione da tempo ritiene che non sia più sufficiente ragionare di filiera produttiva perché esclude alcuni attori importanti del settore, ma occorre concentrarsi sull’intero sistema, dalla produzione alla trasformazione e confezionamento, dalla logistica e trasporti alle costruzioni meccaniche, dalla distribuzione ai mercati all’ingrosso fino alla ristorazione e al consumatore finale; se crolla il primo anello della catena, cioè la produzione, crolla l’intero sistema. Perciò va rivista la distribuzione del valore lungo la filiera, perché non può reggere un’azienda agricola se realizza solo il 6% prezzo pagato dal consumatore (fonte Ismea): l’imprenditore agricolo deve realizzare maggiore marginalità per reinvestirla in azienda, magari installando impianti antibrina o altri strumenti per difendere i raccolti, perché l’agricoltore non lavora 365 giorni all’anno per ottenere risarcimenti, lo fa per avere la gioia di portare a termine la produzione ed ottenere il giusto guadagno ad un prezzo equo.

Cia si sta battendo per avere risorse sulle filiere agricole all’interno del Decreto Sostegni, per ottenere la deroga sulla legge nazionale 102 e accedere ai risarcimenti da calamità (gelate), per costituire a livello nazionale un fondo mutualistico in grado di intervenire sui danni e i redditi. Insomma la politica nazionale deve accendere i riflettori ed occuparsi dei problemi dell’ortofrutta. Ma tutto ciò non sarà sufficiente se non verrà siglato un Patto di sistema, con azioni ed obiettivi condivisi da tutti i componenti, che porti le aziende agricole ad avere più marginalità ed essere finalmente sostenibili dal punto di vista economico, perché la sostenibilità ambientale la stiamo già pagando ingiustamente solo noi.

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