Stefano Francia, Presidente Cia Emilia Romagna
Siamo scesi in piazza a Strasburgo molto determinati. Come rappresentanti della Cia-Agricoltori Italiani, insieme ai nostri soci dell’Emilia Romagna, abbiamo portato la voce di centinaia di agricoltori direttamente al cuore dell’Europa. La nostra mobilitazione è stata determinante: il Parlamento europeo ci ha ascoltato e la sospensione della ratifica dell’accordo UE-Mercosur è un segnale fondamentale che arriva in tempo utile per far valere le nostre ragioni.
Con un voto sofferto (334 favorevoli e 324 contrari), gli eurodeputati hanno scelto di richiedere il parere della Corte di Giustizia UE sulla base giuridica dell’accordo. Non è solo una questione formale, ma un atto di tutela necessario.
Perché diciamo no a questo accordo?
La nostra analisi è chiara: così com’è, l’accordo UE-Mercosur è una minaccia esistenziale per l’agroalimentare italiano ed europeo. Ecco cosa rischiamo:
Occupazione, stimiamo la perdita di circa 40.000 posti di lavoro nel settore agroalimentare europeo.
Reciprocità negata: non possiamo accettare che i nostri standard sanitari, ambientali e produttivi — tra i più rigidi al mondo — non vengano applicati anche alle merci in arrivo dal Sud America.
Controlli fallaci: abbiamo già denunciato falle gravissime, come il caso della carne bovina trattata con l’estradiolo 17-beta, arrivata comunque in Italia nonostante i divieti. Le infrastrutture logistiche del Mercosur non garantiscono la catena del freddo né standard uniformi.
L’apertura indiscriminata del mercato comporterebbe inoltre un aumento delle importazioni a dazio zero, schiacciando i prezzi e la redditività dei nostri produttori.
Riguardo alla zootecnia, il settore delle carni in Italia vale 22,7 miliardi di euro. I Paesi del Mercosur producono 38,5 milioni di tonnellate di carne; una crescita fuori controllo del loro export verso l’Ue minerebbe la nostra filiera d’eccellenza.
Riso e Ortofrutta: anche se oggi i volumi sono contenuti, l’azzeramento dei dazi provocherebbe un’esplosione dell’import. Per il riso, il danno non sarebbe solo interno, la concorrenza sleale colpirebbe le nostre esportazioni (che valgono oltre 800 milioni di euro tra Ue ed extra-Ue).
Non si tratta solo di una battaglia economica, è una questione di reputazione. Pochi casi di prodotti non conformi bastano a generare sfiducia nel consumatore, colpendo ingiustamente le aziende del Made in Italy che rispettano regole severissime.
Non ci fermiamo qui. Pretendiamo clausole di salvaguardia rapide e la garanzia “nero su bianco” che chi vende in Europa produca come noi. La nostra presenza a Strasburgo è stata solo una tappa: continueremo a lottare in prima linea, anche in vista delle sfide sulla Pac, per difendere un modello agricolo che garantisca cibo sano, sicuro e il futuro delle nostre imprese.




