Le imprese possono sopravvivere di soli aiuti? - Agrimpresaonline Webzine

Le imprese possono sopravvivere di soli aiuti?

Cristiano Fini, presidente Cia Emilia Romagna

L’agricoltura ad un bivio? Forse, ma dobbiamo essere consapevoli che le sole risorse economiche dei prossimi anni non risolveranno i problemi strutturali delle aziende agricole.

Arriveranno risorse attraverso la Pac (periodo transitorio e nuova programmazione), alle quali si aggiungeranno gli investimenti del Pnrr (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) per incentivare la svolta ambientale del settore agricolo, con particolare interesse per il biologico, le energie rinnovabili, il benessere animale e la riduzione di emissioni.

Fin qui tutto bene perché l’agricoltore è molto attento alle politiche ambientali e vuole dare il proprio contributo nel contrasto ai cambiamenti climatici ed al benessere proprio, delle persone e degli animali.
Ma quale sarà il prezzo da pagare?
O meglio, pensiamo davvero che i soli imprenditori agricoli possano farsi carico economicamente di tale responsabilità?

Già, perché i contributi europei daranno un lieve impulso agli investimenti, ma i costi della transizione verde dell’agricoltura graveranno prevalentemente sui bilanci precari delle imprese agricole; questo perché avremo costi di produzione più elevati, unitamente a perdite di produttività legate all’uso minore di fertilizzanti e poche molecole per difenderci dalle avversità.

E allora, occorre una presa d’atto e di responsabilità comune se davvero vogliamo migliorare le condizioni ambientali e di salubrità dei cibi, servono azioni concrete da parte dei trasformatori, commercianti e distributori, fino al ruolo determinante del consumatore.

Per Cia – Agricoltori Italiani non è più sostenibile continuare a scaricare le inefficienze altrui e gli aggravi dei costi ambientali sul primo anello della filiera, cioè quello dei produttori. Questo perché crea un danno enorme al settore primario, che conseguentemente non sarà più in grado di fornire la materia prima made in Italy per produrre le nostre eccellenze.

Oggi, agli agricoltori rimane il 7-10 % del prezzo lungo la filiera, a seconda del tipo di prodotto commercializzato: se teniamo conto dei rischi collegati alle produzioni all’aperto (fitopatie, cambiamenti climatici, calamità), risulta impossibile avere marginalità per sviluppare l’impresa, pertanto, è indispensabile rivedere la distribuzione del reddito senza se e senza ma.

Poi, occorre sensibilizzare il consumatore sull’importanza del cibo, perché l’alimentazione sana e corretta non può essere sacrificata a beneficio di beni voluttuari e di scarsa necessità. Insomma, serve un consumo alimentare senza sprechi e che valorizzi maggiormente il cibo, sia dal punto di vista economico che sociale ed ambientale.

Le dinamiche legate alla pandemia da Covid 19 hanno sottolineato l’importanza del cibo e del settore primario, senza però, rilasciare ai produttori i dovuti riconoscimenti economici. È per questa ragione che Cia dovrà concentrare maggiormente i propri sforzi per garantire un futuro alle nostre imprese e ai nostri giovani.

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