Riforma Pac, raggiunto l'accordo - Agrimpresaonline Webzine

Riforma Pac, raggiunto l’accordo

De Castro

Paolo De Castro, coordinatore S&D alla Commissione agricoltura del Parlamento europeo

L’accordo politico sulla riforma della Pac che abbiamo raggiunto il 25 giugno scorso a Strasburgo al Trilogo con la Commissione e il Consiglio Ue, rappresenta un valido compromesso che accompagnerà i nostri agricoltori, e tutti i cittadini europei, fino al 2027.

Un risultato tutt’altro che scontato, visto che l’impianto normativo, con i tre regolamenti (Piani strategici, Orizzontale e Organizzazione comune dei mercati), nella proposta messa sul tavolo nel giugno 2018 dalla precedente Commissione prevedeva, di fatto, una ri-nazionalizzazione della Politica agricola comune, che avrebbe relegato le Regioni al ruolo di comprimarie. Mentre noi, al Parlamento, abbiamo chiesto, e ottenuto, di ribaltare quel paradigma, riportando il potere decisionale a Bruxelles con una proposta di menù articolato in eco-schemi da adattare, poi, a livello di Stati membri attraverso i Piani strategici nazionali.

Una politica, insomma, ambiziosa e sostenibile, ’comune’ e più equa, pensata per evitare distorsioni di concorrenza tra gli agricoltori dei diversi Paesi.

L’intesa tra i 27 Paesi Ue sui tre testi legislativi, che saranno votati definitivamente l’autunno prossimo, poggia per la prima volta nella storia della Pac, su tre pilastri: economico, ambientale e sociale. Con una buona dotazione finanziaria, quasi 387 miliardi, nel complesso, pari al 32% del budget comunitario, di cui 51,5 miliardi per l’Italia, comprensivi del cofinanziamento nazionale, che vedrà le Regioni interloquire direttamente con l’Unione europea.

L’obiettivo è gestire al meglio gli aiuti sulla base di progetti trasparenti e finalizzati a produrre beni agroalimentari nel rispetto dell’ambiente e dei lavoratori.
Ed è proprio quella della condizionalità sociale, la novità più rilevante di questa riforma. Perché, a partire dal 2023, su base volontaria, e dal 2025 in via obbligatoria, la Pac non finanzierà più gli agricoltori che non rispettano i diritti dei propri dipendenti, ponendo fine alla concorrenza sleale verso la stragrande maggioranza degli imprenditori che, invece, si prende debitamente cura dei lavoratori.

Tutto questo, senza indebolire gli obiettivi economici della politica agricola, con un 15% di aiuti diretti che sarà riservato al sostegno, accoppiato alle produzioni più rappresentative del Made in Italy, dal pomodoro all’olivicoltura. E, poi, rafforzando le misure di gestione dei rischi ambientali o di mercato contro le perdite di produzione o di reddito.

Il settore agricolo sarà anche chiamato a un ulteriore sforzo ambientale, per realizzare sistemi produttivi sempre più sostenibili, per questo, gli eco-schemi premieranno fino al 25% dei pagamenti diretti, che per l’Italia si tradurranno in circa 900 milioni di euro l’anno.

A beneficiarne saranno gli agricoltori che metteranno in campo pratiche innovative e in grado di proteggere i livelli unici di biodiversità che caratterizzano le aree rurali del nostro Paese.

Con il regolamento sull’Ocm abbiamo anche introdotto misure sull’etichettatura del vino per una maggiore trasparenza delle informazioni ai consumatori. E poi, esteso a tutti i prodotti Dop e Igp, la possibilità di programmare la produzione per meglio rispondere alla volatilità dei mercati, senza alcun rischio di violazione delle norme sulla concorrenza.

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